“La Signora M” approda al Lido di Venezia, ispirato al racconto di The Sun’s Smile: “Il Malocchio”


 

Ispirato al racconto “Il Malocchio”, (http://www.thesunsmile.com/2017/08/18/il-malocchio/  ) sarà
presentato al Lido di Venezia il 5 settembre presso l’Italian
Pavilion, dell’Hotel Excelsior  il cortometraggio diretto da Elisabetta Pellini “La Signora M”.

La Signora M, fa parte di un progetto ideato da Claudio Bucci e sviluppato da Sergio Fabi, “Corti al Castello”. 

Quattro registi, quattro storie, quattro punti di vista, con un unico soggetto, unica storia:”Il Malocchio”,
girati contemporaneamente nel Castello di Montenero Sabino, dall’alba al tramonto.

 

“La signora M” (Una storia vera) Continua a leggere

La gioia della vacanza in 500

Oggi un mio amico mi ha scritto dicendomi:

“Vedendo il tuo blog di racconti-ricordi co­muni a tanti di noi, sentivo il
bisogno di racconta­rne uno mio legato ai veri piaceri del passato, gli
unici che resteranno – dentro di noi – per sempre…Sergio”.

“La gioia della vac­anza in 500…”

Andando nel Sud que­st’anno ho visto tan­te macchine di quando ero
piccolo, di quando l’aria condizionata non esisteva e neanc­he le 4
porte spesso… di quando si usava la 500 per andare magari in
Calabria….Si viag­giava in 500 per 8 ore….quella macchin­ina oggi
diventata un mito da collezione anche per le star (Tom Hanks che ha
girato in Italia ha fatto foto vicino ad ogni Fiat che vede­va)…

Ora pensate una fam­iglia : mamma, papa’ e 3 figli tutti den­tro quella
macchina ….l’esta­te durava almeno 2 mesi da fine giugno a poco prima
dell’inizio delle scuole a settembre…­il diario lo avevi più o meno
scelto, i compiti c’erano sempre e spes­so c’erano le materie per cui
eri rimandato da pr­eparare….spesso a lezione da un parente tra i
tanti..

COLORI

Partivi a giugno bi­anco cadaverico e ri­tornavi che ti scamb­iavano per
un’immigrato che a quei tempi non sbarc­avano…anzi chi ave­va lavoro
se lo teneva stretto e lo tramandava ai figli…

PONTE

Una cosa non e’ cam­biata in questi 40 anni nel Sud, anzi du­e: l’idea
di fare il Ponte su­llo stretto (una leg­genda metropolitana che
continuerà penso nei secoli) e la Saler­no-Reggio Calabria..­..quando
iniziava quel perco­rso ti facevi il seg­no della croce o cer­cavi di
dormire proprio dal quel punto per qual­che ora, perché non sapevi
quando saresti arri­vato…ma ti fidavi di chi guidava…

PORTABAGAGLI

La cosa curiosa e’ che in quella 500, poi 127 oltre a porta­re 5
persone le famiglie avevano il portabag­agli con valigie leg­ate bene
che al ritorno aume­ntava di spazio graz­ie ai prodotti della terra che
si riportavano a ca­sa….. fortunatamen­te….quanto erano buoni….

NO DISTRAZIONI

Ai tempi non c’erano frasi tipo “lascia il cellulare”, al massimo
stavi da in attesa del pranzo o della cena in un’altra parte della
casa a leggere un romanzo di fantascien­za ..Asimov, Philip K. Dick o
ti appassionavi con romanzi di Edgar Al­lan Poe che ti prend­evano tanto
mentre passava que­ll’aria tra una stan­za all’altra e davan­ti avevi
una finestra che da­va sulla strada ed in fondo il mare che amavi….

ORARI

Esistevano appuntam­enti ben chiari dalle prime ore…una co­sa che
sarebbe servita per il militare da gran­de quando si faceva.­…

Sveglia mattutina, il “vengo dopo” non era previsto….prep­arazione
immediata per il ma­re con inevitabile e grossa “colazione”
mattutina…e prepa­razione della merenda da portare in spia­ggia
(chiamala merenda).­..i genitori dicono sempre vicino ai pas­ti “non
esagerare poi non mangi” i nonni sono sempre leader per il “ma non
mangi?”

ASTA

Arrivavi in spiaggia e piazzavi l’ombre­llone….dove piazza­rlo lo
decideva sempre la nonna e il nonno dic­iamo si adeguava…g­irl power
..sempre stato anche quando comandavano gli uomini….

Una volta piazzato l’ombrellone (dal no­nno che era contento per aver
fatto qualcosa per la famiglia oltre ad averla educata con la nonna
sempre il carattere decisionale della famiglia) ci si butta­va al mare:

quello delle nonne durava circa 45 seco­ndi,

quello delle mamme 1 minuto e 45 secondo per poi ripiegare in discorsi
con i vicini di omb­rellone o parenti…

quello di noi nipoti durava 3 ore, 59 minuti e 45 secondi per poi
mangiare qualcosina­…diciamo “qualcosi­na”……con un pane che oggi
non lo dimentichi ….era tutto buono..­..anche quando andavi in
campagna e passavi la giornata a fare “i pomodori” io amavo mettere i
tappi….

TAPPI

Quei tappi di botti­glia con cui da picc­oli giocavamo….cre­avano una
pista di terra con percorsi intervallati da “montarozzi” ov­vero
piccoli pezzettini di terra da scavalca­re per arrivare primi a colpi
di schicchere sui tappi…era strepitos­o…durava tanto e giocavi con
tanti altri amici…

noi non eravamo una touch generation ..­virtuale…quello che toccavamo
era reale e indimen­ticabile…anche se non avevamo la rispo­sta su
google i problemi li abbiamo risolti con l’educazione e il modo di
relazionarci con gli altri….che spesso manca ai giovani di oggi che
sembrano orfani se non di smartphone…­..

RITORNO

Ad una certa ora in spiaggia c’era il richiamo….si andava. a
riprendere la macch­ina… Che non era mai vicinissima….e poi non
esisteva l’aria con­dizionata…chi guid­ava andava per primo e apriva
il forno…ma non avevamo problemi,,, eravamo a mille per tutto quello
che avevamo, il sol­e, il cibo, la famig­lia, il mare.la gioia di alzare
gli occhi e sorride­re…..

Il numero di persone al ritorno in macc­hina aumentava sempre rispetto
l’andata, a volte per la strada incontr­avi anche persone di altre
famiglie amiche….­.i carabinieri si sa sempre gentili con le famiglie
chiudevano un occhio anche se la vettura raggiungeva un num­ero vicino
ai guinnes dei prim­ati…

STANIERO?

Per la strada di ri­torno magari alle fe­rmate dei bus per to­rnare
trovavi tante perso­ne che conoscevi….­alla fine nei paesi tutti sono
o credono di esser parenti il “di chi sei figlio” ritorna nelle nostre
teste quando per i paesi camminavi e vo­levano sapere se seri uno
straniero o no…e per straniero era se­mpre “un italiano an­che se non
del posto…”.

CHE FAME

Arrivati dopo il ma­re la fame era mille ma le nonne si sa si portano
avanti col lavoro ed ecco che al ritorno vedevi la nonna con tutto già
pronto….ma come può essere? Spesso me­ntre si dormiva lei si
svegliava e prepara­va il sugo ….che consumavi con una sca­rpetta
indimenticabile..

MAI LASCIARE QUALCO­SA

Ai tempi non esiste­va solo il primo….­.intanto si stava tu­tti a
tavola non esisteva­no altri posti dove mangiare, unica alte­rnativa era
la tv che trasmette­va il telegiornale, unico momento in cui i nonni
riescono a decidere (vedere) qualcosa ma ai tempi non era show must go
on ….il vero show per i nonni era con­vivere tutti insieme­….

E tornati dal mare eri pronto a mangiar­ti di tutto e dovevi
mangiartelo….seco­ndo, contorno..frutt­a. e che frutta vera­mente a km
zero….

COPRIFUOCO

E a quel punto scat­tava la pennichella.­..inutile resistere perché il
mondo intorno a te si fermava, se prova­vi a metter il piede fuori casa
arrivavano gli sgua­rdi di quei pochi con la sedia fuori che ti
guardavano tipo “ma non sai che e’ l’ora del copri..fuoco”?

MERENDA

Naturalmente ti sve­gliavi ed ecco la me­renda pronta…. …­.pane..o
frisella bagnate con acqua e saporite con olio, pomodori e sale…..

I PARENTI …

Si tornava di pomer­iggio a volte al mare altre volte si fac­evano le
classiche visite ai parenti….ora calc­olando che ai tempi le nostre
nonne avevano almeno 8 tra sorelle e fr­atelli…per vedere tutte le
sorelle delle nonne, i figli, i nipoti e pronipoti impiegavi tutta
l’estate, era un to­ur di parenti….e se provavi a dire
qualcos…partiva un “pare brutto”…..­”zio o zia ci rimane male…dai
vatti a preparare su..”

La cosa era che non capivi neanche il grado di parentela…­cugini di
cugini. Zii di zii.­…mah ma non chiede­vi….sarà per quello che
iniziavi ad odiare i matrimoni che dive­ntavano una sorta di esame di
maturità dove indov­inare chi fosse pare­nte di chi…. Li in­iziavi ad
incontrare decine di persone che fingevi di ricordarti chi
fossero….ma quello accade anche oggi.­..

Facevi la tua prese­nza dai parenti “str­etti” stile riunione di
condominio…dove si iniziava con “quan­do sei arrivato” e con “allora
vediamoci…” (Un po’ come quando finis­ci una vacanza e poi non ti
rivedi più )

GELATO

Ecco che usciti dal­la visita dei parenti scattava il gelato­….e che
non te lo fai? Il nonno aveva la leader­ship per questo…am­ava andare
a prenderlo per i nipoti…ai tempi c’e­ra il gelato con la pipa che
succhiava gelato…­.e tanti alti gelati belli…..i nonni giravano per
la villa noi ci god­evamo il momento..co­rrendo guardando…..

Non esistevano I ce­llulari ma I nonni hanno sempre avuto un orologio
mentale…alle 19 in punto si tornava dalla nonne che aveva già’
preparato la cena mentre i nonni erano a vedere il telegior­nale…che
diceva sempre le st­esse cose, il traffi­co …il caldo….la
politica….a parte gli attentati ai te­mpi di mafia che era­no
frequenti (li ricor­do tutti soprattutto Falcone e Borsellino sono
rimasti dentro di me) e lo sport che ai tempi era fatto di calciatori
quasi tutti italian­i… con pochi campi­oni stranieri che ti ricordi
oggi Platini, Bonie­k…

PIAZZA

E dopo mangiato si tornava in piazza per le vasche solite su e
giù’…. Prima con I nonni,poi con amic­i…

Fino al giorno del Santo del paese norm­almente il 16 agosto o giù di
li..e ascoltavi
concerti de i Ricchi e poveri, Morandi, Toto Cutugno…
le Proloco dei paesi a seconda dei fondi e delle offerte co­ntattavano
e vedevano chi pote­sse cantare su quel palco con la piazza gremita di
persone che erano andate a lavorare al nord… i giovani che tornavano
con la macchina “sp­ortiva” , ai tempi non c’erano i social e per farsi
vedere giovani torn­avano nel paese con la macchina tipo con i fari
colorati e l’aletto­ne…

E vivevi quel posto con grande amore…­.Più di due mesi che volavano….
Ibiza? Formentera? Madeche’

LA VERA CONDIVISIONE TERMINE ABUSATO

La vera gioia era quella di condividere (non sui social) una cosa
ormai persa oggi : la gioia di mangiare tutti insieme con i nonni e i
nipoti, in un tavolo dove notavi i dial­oghi tra genero e su­ocera, tra
le nonne e le mamme­…

E si tornava a dorm­ire tutti nello stes­so tetto per risvegl­iarsi per
vivere un altro gio­rno con tutti quanti, un giorno apparent­emente
simile ma mai uguale e sempre indimenticabile.

S.F.

Don’t forget to smile 

Raf

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Funambole – Storie alla ricerca di equilibrio – The end

“Todo Cambia”, recita una canzone meravigliosa di Mercedez Sosa, donna dalla grande tenacia. Il mio amico C. mi ha fatto conoscere questa immensa donna, l’ho amata, apprezzata e comprato la sua biografia che ho divorato in pochi giorni….

Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi pueblo y de mi gente
Lo que cambió ayer
tendrá que cambiar mañana
así como cambio yo
en esta tierra lejana
Cambia todo cambia
cambia todo cambia

Ma non cambia il mio amore
per quanto lontano mi trovi
né il ricordo né il dolore
della mia terra e della mia gente.
E ciò che è cambiato ieri
di nuovo cambierà domani
così come cambio io
in questa terra lontana.
Cambia, tutto cambia…”.

Adoro questo testo. Il contesto storico molto diverso da quello attuale, e di amore si parla, ma un’amore totale per la vita, per la propria terra, per il proprio popolo.

L’ho fatto, ho usato inadeguatamente questa canzone per i miei scopi. Qualcuno ha detto ” non importa il mezzo, importa raggiungere l’obiettivo” o qualcosa del genere.

Ale attraversa un periodo di totale isolamento. Inizio a sentirla di rado, come se volesse tenermi lontana. Non mi piace, non è da lei. Mi domando perché un uomo debba trattare una persona che ritiene amica in questo modo, purtroppo non ho risposta.

Un venerdì sera invito Ale per una birra, ho dovuto convincerla per farle muovere  quel culo pesante dalla poltrona di casa, mai avrei dovuto insistere così tanto prima… Andiamo nel nostro posto preferito “Open Balladin”, il regno delle birre artigianali, (in realtà è il mio posto preferito). Ho bisogno di capire cosa frulla in quel meraviglioso cervello, che mi è stato spesso d’aiuto, e di cui avrei avuto ancora bisogno.

Io: “Mi dici esattamente, cosa ti aspettavi? C’ é qualcosa che vuoi dirmi che non so? Hai omesso qualche particolare? Come sta il tuo cuore?.

Ale mi guarda con un’ espressione da punto interrogativo e dice: “Raffaela perché tutte queste domande?”.

Qui le cose si mettono male. Capisco subito che qualcosa non va, che qualche domanda le ha dato fastidio, mi ha chiamato Raffaela, lo fa soltanto quando qualcosa non le piace, allora indago con cautela e tergiverso.

Io:“Oggi inizio con quella alle castagne, tu quale vuoi? , io prenderei anche delle patatine da dividere che dici?”

Ale :” Si, per me una ai cereali”, risponde distante.

Sembriamo due estranee e questa cosa non mi piace per nulla, non riesco a capire, ed è una cosa che odio. Mi gioco Mercedez.

Io : “Ale oggi ho sentito mia nipote, che tipo.. mi ha detto : ” Zia quando vieni facciamo un video che devo metterlo su youtube”, caspita, ormai non si pensa che ai social…. Tutto cambia.

Ale: ” In effetti, tutto corre molto veloce e non capiamo esattamente a che punto ci troviamo della nostra vita”.

Qualcosa si sta muovendo, il suo sguardo è triste, come se ci fosse rammarico, quegli occhi felici che ho visto qualche tempo fa sono spariti.

Io: “Tutto cambia, ricordi quella canzone di Mercedez Sosa che ti ho fatto ascoltare?” mi fa cenno di si ” non pensi che sia attualissima? La trovo meravigliosa…tutto cambia, il mondo, l’aria che respiriamo, i nostri obiettivi, noi, ma non l’amore…”.

Ale: “E’ vero l’amore non cambia mai”… Lo sguardo di Ale perso nel bicchiere di birra appena consegnato, gli occhi seguono una goccia di schiuma che scivola fino alla base del bicchiere per poi scivolare sul tavolo.

Ale: “Ho visto Christian”, lo dice come se avesse dovuto richiamare tutte le sue energie, ” ne avevo necessità alla mia età non riesco ad avere cose in sospeso”.

Io: “Perché non me ne hai parlato?”.

Ale: “Sto ancora cercando di metabolizzare e come dici sempre tu, M’aggia riacchiappa’, non sono più io”.

L’ascolto, non emetto un fiato.

Ale: “Qualcosa è cambiato, questa amicizia ci ha un po’presi e si stava trasformando, avevo bisogno di chiarirlo a me e di capire esattamente lui cosa volesse. Dopo svariati messaggi, che mi hanno anche infastidito, perché spesso ha cambiato gli orari, mi ha trattato con superficialità, avrei dovuto mandarlo a quel paese solo per questo, ma siamo giunti ad un accordo per vederci in un pub in centro, ad un’ora decisa da lui.”

Continuo ad ascoltare, osservo le sue mani che si tengono come in una preghiera, poi si distendono a mò di farfalla, poi si stringono, i pollici direzionati sotto al mento e poi le mani ritornano, ad avvolgere il bicchiere di birra.

Ale: “Sono stata diretta, schietta, non potevo lasciare cose in sospeso, gli ho chiesto esattamente cosa volesse da me, perché eravamo arrivati a quel punto. Christian, aveva gli occhi bassi poi mi dice :

“Sono stato uno stronzo, ti ho allontanato, perché sono stato travolto da un sacco di eventi. Ho pensato al mio nuovo ingaggio e mi sono spaventato. Eri il mio unico pensiero…Tu mi distraevi.

Mi piaci, mi sei sempre piaciuta, ho preferito averti come amica che perderti totalmente…poi mi sono innamorato della mia ex, sono sparito,  sono ricomparso…avrei dovuto dirtelo forse in puglia, sono convinto che forse se avessi provato a baciarti sotto quel cielo stellato, le cose sarebbero cambiate, o forse mi avresti tirato uno schiaffo, ora non possiamo saperlo, ma ho rispettato te e la tua storia.

Ora devo partire lascerò Roma per una nuova città, un nuovo lavoro, dovrò riorganizzare la mia vita, pensare di dover vivere questa cosa…qualsiasi cosa sia….a distanza….con la testa totalmente impegnata….non posso farcela…Ho inseguito questo lavoro da tanto, troppo tempo, questa è la mia priorità.”

Io: “Certo poteva dirtelo prima”.

Ale: “Esatto, avrei voluto essere spietata, ma sono stata solo sincera e gli ho risposto dicendogli: ” Anche tu mi piaci adesso, ho vissuto un periodo in cui mi hai fatto sentire una principessa, il mio sentimento amicale si è trasformato in infatuazione, mi hai travolto nella tua vita come un tornado e poi ti sei allontanato lasciando brandelli e pezzi dietro di te e non ti sei mai voltato, ma siamo adulti, e queste cose avremmo potuto gestirle in altro modo. Mi hai cercata perché ti faceva comodo che qualcuno applaudisse ai tuoi successi, che ti facesse sentire importante, perché il tuo ego era stato ferito da un tradimento… avevi bisogno di sentirti voluto, in qualche modo amato…avevi bisogno di sentirti di nuovo un Uomo, poi quando hai ottenuto tutto questo dalla sottoscritta hai pensato bene che la cosa si stesse facendo più importante, ma la voglia di riscatto, per una vita fatta di sacrifici, ha prevalso… e sei scappato via… “.

Io: “Porca miseria , per fortuna che non volevi essere spietata, hai analizzato ogni cosa e sparato in pieno petto, ti adoro, brava”, mi rendo conto dopo qualche istante di aver esagerato e cerco di rimediare: ” immagino che non sia stato facile per te, anche ammettere che il sentimento stava cambiando”.

Ale: “Già, poi ha continuato dicendomi, se volevo andare a trovarlo una volta stabilito, senza progetti, e che se ora dovesse pensare ad una persona al suo fianco, più di qualsiasi altra penserebbe a me. Raf, mentre lo diceva il suo sguardo era da un’altra parte, e sai quanto sono attenta al linguaggio del corpo, ai segnali…., provavo a cercare i suoi occhi ma non erano nei miei…. ho continuato:” Mi hai trattato da schifo, io nonostante tutto sono sempre stata presente, perché capivo, ho chiesto scusa anche quando non era necessario, ma tu non sei mai sceso da quel piedistallo, ora ti rifaccio la domanda cosa vuoi da me?”.

Io: “Ti ha risposto?”.

Ale: “Si, mi ha detto ..Nulla, poi per la prima volta ci siamo baciati”.

Io: “Azz, bastone e carota, ora come stai?”

Ale: “Da quella sera non l’ho più sentito, ne mi ha scritto…che cosa assurda, saranno passati 10 giorni”.

In effetti lo avevo notato , pensai.

Ale:”Due giorni fa mi arriva un suo messaggio:” Sto partendo, ho firmato, volevo salutarti”, la mia intelligenza è troppo spiccata per rispondergli  e mandarlo a quel paese come meritava, ho semplicemente scritto ” Ciao Buon Lavoro”, ora sono in quella fase che non mi spiego….ma passerà…”

Non mi era chiaro il motivo per il quale mi aveva tenuto nascosto l’ultimo incontro con Christian, le ho chiesto nuovamente di spiegarmelo, altrimenti che amica sarei stata…

Ale:”Raf sapevo che mi avresti caricata per la battaglia, e che forse non avresti approvato questo mio ” sottostare” ad un uomo che nei miei confronti aveva la carineria attivata a tempo..ahahah, insomma avevo bisogno di essere lucida e di non pensare a… “cavolo Raf me lo aveva detto”, dai è stato meglio così…”

 

Da quel messaggio Ale non ha più avuto notizie di Christian, lei non lo ha più cercato. Di rado le capita di leggere qualcosa di lui, su qualche sito internet e mi dice: ” Sono felice che abbia trovato il suo equilibrio”.

Ale ora è continuamente in viaggio per lavoro, il suo sorriso ha faticato a tornare, ma ora è sempre sul suo viso,  a meno che non scleri per qualche progetto dei suo collaboratori andato male. Credo anche che stia iniziando una nuova storia…non ho ben capito… in che modo si stia evolvendo ma lo scoprirò presto…in fondo Ale è sempre stata una tipa tosta e nonostante tutto ha ripreso a camminare su quel filo sospeso nel vuoto alla ricerca di un nuovo equilibrio…

In fondo Tutto cambia inevitabilmente… 

Funambole, Storie alla ricerca di equilibrio  The End!.

Raf 

Don’t forget to smile

 

 

 

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FATE PRESTO

Giorno 23 novembre 1980, ore 19.34 circa la terra tremò.

 

 Avevo solo 1 anno e non ho ricordi definiti di quei momenti,  ma tutte le volte che in famiglia si parla di quell’evento, riesco a riviverlo tramite le loro parole ed i loro occhi:

 

“Una domenica in famiglia, di quelle napoletane in cui gli uomini giocano a carte e litigano per un asso di bastoni e il posacenere pieno di sigarette, le donne si perdono nelle chiacchiere dei nuovi acquisti, le lenzuola sbiancate con una nuova candeggina, la vicina in attesa di un bebè per opera di chissà quale mascalzone ed il nipote di Franco, quello giovane, che ha preso il posto fisso in banca.

 

Tutto qua, la domenica era fatta per stare insieme, noi stavamo là seduti, ma mai avremmo immaginato quello che sarebbe accaduto.

Tu dormivi sul divano, ad un certo punto la bambola amazzone sul pianoforte, con il cappello nero con il nastro fuxia, i capelli biondi, gli occhi sgranati evidenziati da un finto mascara, quella che ti aveva regalato zia Marga, iniziò a muoversi, dondolando avanti e indietro, senza mai cadere. Dapprima quasi nessuno ci fece caso, poi le persiane della cucina cominciarono a strusciare sulla finestra, uno strano vento caldo invase la casa… le pareti iniziarono ad oscillare… un grido partito forse dal nonno Giuseppe :” O’ Terremoto”!

 

Iniziò un via vai, chi correva di qua chi di là, senza avere ben chiaro che cosa stesse succedendo.

Michela scappò di casa con le tue cugine Sonia e Simona, allora ti avvolsi in un plaid e mi ritrovai giù insieme agli altri, non ricordo neanche di aver fatto le scale.

 Nonna Raffa, non si trovava, era rimasta in camera alla ricerca delle scarpe:

“ A No ata scennr è pericolos” ( Nonna dovete scendere è pericoloso)

“ Uè e che scendo con le ciabatte mi devo mettere le scarpe, pare brutto in miezz a vi a ccussì”

“ Ma che Vi importa fate presto, fate presto ia’”

Così ci ritrovammo tutti per strada, in mezzo ad altri che spaventati dalla terra tremante cercavano rifugio lontano da muri e pavimenti ondeggianti.

Furono i 90 secondi forse 100 piu’ lunghi di sempre.

 

La sera sembrò che la situazione fosse un po’ piu’ tranquilla, allora per smorzare un po’ la tensione decidemmo di cucinare uno spaghetto aglio, olio e peperoncino veloce veloce, in giardino, faceva freddo , ma che dovevamo fare meglio sopportare il freddo che avere un lampadario in testa.

 

Dopo qualche giorno apprendemmo dai giornali che i morti erano stati tanti e che molte case erano state distrutte. Povera gente.

Noi dormimmo un paio di giorni in macchina, poi rientrammo in casa che per fortuna era rimasta intatta, ospitammo così anche gli zii che invece avevano avuto dei problemi.

E questo è.

Noi ci siamo ripresi, ma ci sta ancora la povera gente che dopo quasi 36 anni ancora non ha casa e vive in containers o case mobili. Eh piccire’ mica ci stava quello di facebuk che regalava soldi. Il presidente Pertini cercò di smuovere qualcosa, ma sul iss che puteva fa ( ma solo lui cosa poteva fare)  Invec stu signor sta facend n’opera e bene, e sono felice”.(invece questo signore sta facendo un’opera buona e sono felice).

Dopo il terremoto dell’Aquila, speravo che non ci fossero piu’ eventi del genere invece, purtroppo …di nuovo. Nuj stamm ca e dicimm na preghier ( noi siamo qua e diciamo una preghiera).

Queste le parole di chi ha vissuto un evento tragico che ha sconvolto la vita di molte persone. Dopo 36 anni purtroppo la natura ancora si ribella colpendo al cuore l’Italia, prima l’Aquila e ora Amatrice e gli altri paesi.

Un giorno di 36 anni fa Pertini urlò “ Fate presto”, chiedendo che i soccorsi si attivassero e che le vite delle persone colpite potessero tornare alla normalità quanto prima, seppur con meno voce vi chiedo “ Facciamo presto e non lasciamoli da soli, che il sole possa riprendere a sorridere su quelle terre”.

 

Raf
Don’t Forget to smile

 

 

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Il Malocchio

 

Maria,
la Signora Maria così si chiamava.

 

Il villaggio, ovvero le così dette “palazzine americane”, costruite nel dopoguerra su stile americano, erano abitate da personaggi rari e surreali, me inclusa.
I miei occhi osservavano attentamente.
C’era La Comara T., non so perché la chiamassero così, ma so che lavorava in un posto grazie al quale sapeva tutto di tutti e tutti le chiedevano questo o quel favore.
C’era Josuè, uomo buono e di cuore, la sua famiglia numerosa e molto cattolica, sua moglie era una donna molto gentile, mi accolse amorevolmente quando chiesi se fosse possibile farle un’intervista per la scuola, credo fosse proprio sull’importanza della famiglia o cose del genere: ” Gesu’ è nostro fratello, nostro padre il nostro miglior amico:” mi disse.
C’era Gennariell, uomo magro magro, carnagione scura, viso segnato dal dolore e dalla sofferenza, di lui si raccontavano cose non adatte alle orecchie dei bambini, ma io lo vedevo solo come un uomo triste.
C’era  Don Ciro con la Signora Vittoria, che coppia. Erano i miei vicini. Lei donna prosperosa, abbondante, il viso con le gote rosa e sempre luminoso, molto napoletana, lui il mio bidello alle scuole elementari. Mi aiutava ad attraversare la strada, aveva sempre pronto un sorriso al suono della campanella e mi riaccompagnava a casa quando, dopo aver vomitato anche l’anima, a causa dell’influenza, non riuscivo a reggermi in piedi.
Poi, dietro i vetri di una bianca finestra c’era lei, la signora Maria.

 

La vedevo seduta a quella finestra la maggior parte del tempo, o meglio, tutte le volte che andavo e rientravo da scuola o quando nel pomeriggio uscivo. Era sempre lì. Dalla sua finestra aveva tutto sotto controllo, non c’era estraneo che potesse entrare senza che passasse sotto il suo vigile sguardo.
In estate la vedevo seduta sul portico su una di quelle sedioline di legno con la seduta in paglia, e stava lì, con i suoi capelli bianchi, un vestito a fantasia floreale le sue ciabatte aperte sulle dita, tra le sue ortensie e piante aromatiche ed i suoi gatti, tanti gatti. Proprio per questo ho sempre pensato bene di lei, una persona che ama gli animali come li amava lei, doveva essere una persona buona.

 

Da bambina ero spesso malata a causa delle tonsille.
Mia nonna un giorno decise che non potevano essere solo le tonsille infiammate a farmi ammalare:
“Sta creatur ten l’uocchj n’ guoll, ten o mal uocch”. (questa bimba ha gli occhi addosso ha il malocchio).
Il malocchio a Napoli, è una cosa seria e molte persone soprattutto anziane la considerano come una vera e propria malattia e come tale va curata.
Secondo la leggenda napoletana il Malocchio deriva semplicemente dall’invidia e dalla gelosia, dalle maldicenze di altre persone, che causano energia negativa che si trasforma poi in mal di testa, insonnia etc.
Mia nonna aveva un rimedio, sapeva come rimuovere il malocchio, o meglio una persona che potesse effettuare il rito, eh già era un vero e proprio rito.

 

Un pomeriggio ripresa dal mio stato influenzale, mia nonna disse a me e a mia sorella che avremmo dovuto accompagnarla a fare una cosa.
Mia sorella ed io non obiettammo in merito.
Lasciata casa facemmo 57 passi circa e la nonna si fermò al cancello della Signora Maria, che avevo già scorto essere nella sua posizione di “guardia”, dietro la finestra.
Ci accolse in casa con il sorriso.
Era la prima volta che entravo in quella casa, non ero perfettamente a mio agio. Attraversata la porta d’ingresso c’era un piccolo disimpegno, a sinistra c’era la camera da letto e a destra dopo aver attraversato un archetto si entrava nel soggiorno. L’ambiente era molto in ombra, una luce fioca illuminava l’arredamento di legno scuro. Numerosi centrini, di quelli fatti ad uncinetto sparsi qua e là sulla tavola rotonda. Nell’aria odore di cera, una candela posta davanti a dei santini bruciava. Il mio sguardo girava in tondo, foto di bambini, vecchie riviste appoggiate in un angolo.

 

“Ja assittatv o facc o cafe’? ( Sedetevi , faccio il caffè)
” No Marì grazie”.
“Allora facimm stu fatt” ( allora facciamo questa cosa)..

 Mentre le due signore chiacchieravano, mia sorella ed io eravamo in attesa di capire che cosa mai facessimo a casa della Signora Maria.

 

“Mo torn”. (ora torno)

 

La signora Maria si allontanò per rientrare con un piatto all’interno del quale c’era dell’acqua ed una tazzina con all’interno dell’olio.

 

“Viè piccire’ assittet ca” (vieni piccola siediti qua)

 

Senza nessun tipo di obiezione seguì le indicazioni della Signora Maria, non con serenità al dire il vero, ma c’era mia nonna, per cui qualsiasi cosa fosse successa, avevo un parente accanto a me, pensai.
Silenzio e la signora Maria prese il piatto con l’acqua e lo portò sul mio capo, senza appoggiarlo. Sentivo bisbigliare qualcosa, ma non riuscivo a capire che cosa stesse dicendo, intanto incrociavo lo sguardo di mia sorella, che rideva cercando di non farsi vedere. Era proprio surreale mi sentivo a casa di una strega che di li’ a poco mi avrebbe trasformata in una maialino rosa,(già all’epoca guardavo molti film).
Dopo qualche minuto Maria portò il mignolo all’interno della tazzina dell’olio, per raccoglierne qualche goccia da far scivolare nel piatto, qualche istante e disse:

 

“Ah sti ftient, eccoli eccoli!!” ( ah questi cattivi, eccoli, eccoli).

Mia sorella ed io ci trattenemmo dal ridere, ma l’esclamazione della nonna ci aiutò a capire.

 

“Ten l’uocchi n guoll, eh vist! ( ha il malocchio , hai visto!).

 

La signora Maria ci mostrò il piatto all’interno del quale aveva fatto cadere le goccioline di olio che nell’acqua avevano formato tanti piccoli cerchietti ed in gruppo si spostavano da una parte all’altra della superfice. Maria ci spiegò che quelli erano occhi invidiosi  e parole cattive delle persone attorno a me. Non ero molto convinta di quello che stavo vedendo, ma in ogni caso, lo accettai come vero.
Quel rito durò per qualche minuto successivo, poi Maria sputò nel piatto e andò a buttare tutto nel water. Tornando si fermò a dire una preghiera.
Maria riprese il rito con mia sorella, con le stessa sequenza, concludendo poi nuovamente con una preghiera.

“Mi raccomando, mettete o santin n’piett,”. ( Mi raccomando ora mettete un santo sul petto).

Mia nonna ringraziò, salutammo ed uscimmo accompagnate dai gatti.
Ritornammo dalla Signora Maria altre due volte, la leggenda del malocchio vuole che il rito si effettui per tre volte consecutive, per eliminare del tutto le energie negative.
Dopo quella esperienza ricordo che mi ammalai ancora, fino a quando il mio medico non decise di asportare le tonsille, l’unica causa della mia salute cagionevole.

 

Ora incuriosita da quei ricordi, ho provato a cercare quali fossero esattamente le parole pronunciate dalla signora Maria durante il rito, ma purtroppo non ci sono notizie in merito.
Si narra che la persona che pratica il rito contro il malocchio abbia una sensibilità particolare e che quello sia un rito che venga tramandato di generazione in generazione e solo in punto di morte viene trasmessa l’eredità inclusa di “parole magiche”.
Sapete non mi importa sapere se il malocchio esista oppure no, mi piace pensare di aver preso parte a qualcosa di inspiegabilmente speciale e magico.

 

 

Raf

Dont’ forget to smile

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Funambole – Storie alla ricerca di equilibrio 5

“Tutto ciò che deve accadere accadrà” ho constatato che è vero.

Ale e Christian riprendono a frequentarsi e la loro amicizia torna quella di una volta, come se gli anni non fossero mai passati, come se il tempo si fosse fermato 6 anni prima o più.

Ale mi mette al corrente di tutto, ma proprio tutto. Conosco la storia di Christian come se fosse la mia. In questi anni ha lavorato tanto, ha dovuto compiere delle scelte molto importanti per lo sviluppo della sua carriera, sottraendo forse del tempo alla sua vita privata, tanto che la sua compagna, probabilmente stanca, non ha più retto e lo ha mollato per un altro, secondo lui senza motivazione reale…. ma queste cose, lo so per esperienza, hanno sempre una motivazione. Presi da altro a volte non ce ne rendiamo conto, o non vogliamo vedere.

Come per tutti, la vita ti mette davanti a dei bivi, devi percorrere una sola strada quella che ritieni giusta per te, evidentemente il lavoro per lui è stata una priorità.

Ale è entusiasta del rapporto di amicizia che riprende vita, come quello di un tempo. Non c’è giorno che non mi chiami per raccontarmi qualcosa o di un messaggio o di una telefonata o di una condivisione con Christian.

 Non riesco a non essere felice per lei, ma  mi rendo conto che inspiegabilmente ha tirato giù le barriere, i muri che la proteggono e secondo me tutto va troppo veloce.

Cerco di essere razionale e di non farmi coinvolgere dal suo entusiasmo per l’amicizia ritrovata, perchè la manager cazzuta, all’improvviso, diventa una liceale, credo che vada contenuta.

Mi dico che è tutto così assurdo, ma da quanto non la vedevo così…viva”.

In uno dei nostri incontri abituali si chiacchiera ed una sera in un pub con una birra ghiacciata mi dice:

Ale:“Raf, mi rendo conto che è tutto così strano, non sono una stupida, è appena stato lasciato, in più per un altro, il suo ego necessita di essere salvato, io credo che abbia bisogno di qualcuno che lo sostenga”.

Le rispondo: “Perdonami, allora non capisco, perché ti vuoi immolare? Io credo che sia esattamente così, che abbia bisogno di una crocerossina che gli dica quanto è bravo e quanto è bello, perché essere lasciato per un altro non è semplice da affrontare, immagino si ponga un sacco di domande alle quali non sarà mai data una risposta almeno che non chiarisca con la sua ex.”

Ale:“Christian mi ha detto che comunicano tramite w.app, per le ultime cose, affitto, bollette, ma non di altro…”.

Io:“Ah certo, atteggiamento da adulti”.

Ale:“Infatti anche io lo trovo immaturo, ma ognuno si comporta come crede, io non tollero questo tipo di atteggiamento, ma se per loro è corretto nessuno può sindacarlo.”

Rifletto osservando Ale che beve il suo ultimo goccio di birra e poi mi sorride.

“Perché ridi?”, le chiedo,

 Ale con uno sguardo dolce ed ingenuo, totalmente distante dal suo modo di essere mi dice:

“Sei la mia parte razionale, ma a volte è bello lasciarsi trascinare dagli eventi per vedere dove ti conducono”.

Io:”L’importante è non farsi troppo male, o almeno essere consapevoli che lanciandosi da un burrone senza paracadute, qualche danno lo fai”.

Entrambe scoppiamo in una fragorosa risata: “Speriamo di non schiantarci”.

Ale e Christian fanno in modo che i loro incontri diventino sempre più frequenti, e  lo scambio di messaggi e comunicazioni vocali sempre si intensificano. Messaggi che mi lasciano con un punto interrogativo.

Uno in particolare che Ale mi ha inoltrato…

Christian le scrive…“Mi manchi dal tuo ultimo messaggio”.

Con questo non ho avuto più parole, mi sono sentita al centro di qualcosa di strano, un po’ ” Casa nella prateria”, ” Mulino bianco”.. un po’ “diabetico”, zuccheroso, esageratamente finto come in un film che deve coinvolgere il suo pubblico. 

Qualcosa non mi torna.

Il mio compito è quello di ascoltare, cercare di tenere Ale bloccata sulla terra, ma lei ha necessità di vivere questa amicizia come meglio ritiene, nonostante sia consapevole che non sia vita reale, soprattutto per un’età come la nostra, e soprattutto per un’amicizia.

Per un mese o più Ale vive in una vita che secondo me non le appartiene, Christian è “il principe azzurro degli amici” che probabilmente tutti cercano, tutti vorrebbero come amico, ma anche quel tipo di amico ha i suoi difetti e soprattutto non esiste.

Ma quanto sarebbe durato quello strano idillio amicale?

Detto, fatto.

Ale si lascia andare completamente, non ha freni. Vuole vivere questa amicizia, riconquistare il tempo perso.

Una sera mi dice in un messaggio vocale tramite w.app:

“Raf mi va troppo di vederlo, gli dico che passo a trovarlo, credo che lui stasera giochi a calcetto con gli amici, magari dopo al pub passo a salutarlo e poi scappo”.

Le telefono.

“Ale avrai modo di vederlo, non stargli così appiccicata, non è da te, ricorda sempre che sta uscendo da un periodo complicato della sua vita”.

Con voce un po’ stranita, come se le stessi facendo un torto mi dice:

“Ok hai ragione, ma anche lui è così, se si sente di dire o fare qualcosa la fa, senza troppe seghe mentali, ma gli invio un messaggio e vedo se per lui va bene”.

 

“Se qualcosa può andar male, andrà male” avverte il primo assioma della legge di Murphy.

Dopo qualche ora Ale mi chiama spiegandomi che le cose non erano andate come aveva pensato.

Quella sera la parte oscura di Christian viene fuori come un tornado in piena estate. 

Tutto quello che temevo si trasforma in realtà…

La risposta di Christian al messaggio di Ale è dura, secca, si è sentito come se gli mancasse l’aria come se Ale prepotentemente volesse entrare nella sua vita senza chiedere il permesso.

Tutti mi conoscono come una persona calma , pacata, ma sentendo quelle parole…

Cosa?” ma sei matta, tu che irrompi nella sua vita, ma è assurdo, ha fatto tutto lui, dove cazzo stava prima? Ale per favore non devi continuare a giustificarlo, è una testa di cazzo, non puoi permettergli di trattarti in questo modo.”

Ale:”Calmati, lo so hai ragione, ma poi mi ha spiegato, che ha avuto un attimo di sclero”.

 Io:“Ma è una vita che gli dici, che deve recuperare prima la sua vita perché dopo una storia così lunga ha bisogno del suo tempo, e ora viene a dirti che tu vuoi irrompere nella sua vita? Ma è una follia lo capisci?. L’uomo di cui mi hai parlato, questo grande amico intelligente, comprensivo, speciale, dove lo hai nascosto?”.

Ale:”Lo so, hai ragione è un pezzo di merda, ma qualcosa mi dice di stargli vicino, tu sei stata al mio fianco quando la mia storia è finita, tu sei stata li’, ed io ci sono stata per te…non so…”

Mi sono accorta di aver alzato i toni, e l’equilibrio e la consapevolezza di Ale per quello che sta succedendo mi spiazzano, allora cerco di appianare la situazione e le chiedo:

“Ma perché noi donne abbiamo questo istinto materno? Porca paletta ci porta all’autodistruzione, ma tu non sei sua madre, per favore ricordatelo. Ricorda della tua e anche della mia storia”.

 Ale:” Lo so, lo so”.

Dal quel giorno in poi Ale è sempre rientrata nei “ranghi”, ha cercato di non esporsi oltre. Si è tenuta un po’ a distanza. Ha atteso che Christian la cercasse, che fosse lui ad inviare il primo messaggio… ha cercato di non invadere i suoi spazi, ma poi le cose sono andate sempre peggio purtroppo.

Christian ottiene un incarico molto importante, se all’inizio condivide tutti i suoi movimenti con Ale, la coinvolge, la travolge, dopo un po’ sparisce.

Questo tipo di atteggiamento spiazzerebbe qualsiasi persona adulta.

Devo gestire Ale e le sue domande, alle quali purtroppo non so rispondere, vorrei dire di mollare, di lasciare perdere, ma so che non mi avrebbe ascoltata.

Lei sta li’ in attesa, nonostante tutto sta li. Per qualche cavolo di ragione che proprio non riesco a capire.

Incurante della totale assenza di Christian, quando può passa a trovarlo, un saluto ” per far sentire che ci sono” questo mi ha detto.

Non ho mai avuto l’occasione di parlare o di incontrare di persona Christian, ma probabilmente è stato meglio così. Avrei fatto sentire che c’ ero.

Ale inizia ad essere distratta, anche a lavoro. Mi chiama spesso, non sempre posso risponderle, anche io ho un lavoro. Un atteggiamento così freddo, scostante, non riesce proprio a comprenderlo. 

Il tempo inesorabile scorre come un fiume in piena, e proprio come un corso d’acqua frastagliato cambia direzione per continuare a scorrere, così Christian cambia in continuazione le carte in tavola per  continuare a sopravvivere a ciò che lo sta travolgendo e che a mio avviso non sa gestire.

Intanto Ale è ferma, cerca di respirare .

Il sorriso del sole non abbandona mai il suo viso…

To be continued

Raf

Don’t forget to smile

 

 

 

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Funambole – Storie alla rierca di equilibrio 4

” Tutto scorre” dice un saggio. Così anche per Ale. 

Altre esperienze, altri viaggi, altri uomini sono transitati nella sua vita, ha fatto tesoro di ogni piccola emozione, di ogni piccola sensazione. Ha preso tutto quello che le serviva per diventare una donna ancora più forte. Ha ritrovato il suo equilibrio. Io sono sempre stata con lei. Ho appreso che una donna è capace di stravolgere la sua vita, gestirla, ricostruirla e ricominciare tutto da capo… Ale è così, noi siamo cosí, noi donne abbiamo questa dote fortunatamente.

Fino a quando non arriva un piccolo elemento di disturbo che ti rimette di nuovo in gioco. Il messaggio.!

“Io e Gioia ci siamo lasciati, sentivo il bisogno di dirlo a qualcuno, scusami. ho scelto un’amica che c’era molto prima di lei… e che mi manca.”

La cena di lavoro di Ale dura più del previsto. Poi il mio Samsung si illumina, è Ale : “Questi tizi chiacchierano, chiacchierano, e non mi mollano, per mangiare una fetta di crostata hanno impiegato 20 minuti, ma tu sei sveglia? dormi? che fai, non mollarmi, appena mi stacco ti chiamo o magari passo da te”.

Quel messaggio è l’espressione dell’agitazione, la tranquillizzo :”Sono in Siberia a raccogliere ghiaccio, rientro tra qualche mese… dai certo che sono sveglia sto lavorando passa quando vuoi”.

La sua risposta un emoticon con il dito medio, eh si mi vuole bene.

Christian riappare dopo anni di assenza solo perché la sua storia è finita….che strano.. penso al messaggio.., intanto continuo a lavorare al mio racconto.

” Apri”.

Un messaggio di Ale, è all’ingresso.

Le apro, mi abbraccia forte: “Ora che faccio”.

Il suo sguardo preoccupato, vedo la fragilità e la dolcezza allo stesso tempo. La Manager lascia il posto alla donna.

Le voglio un bene infinito e vederla così indifesa, è strano.

“Allora valutiamo il messaggio, cerchiamo di capire perché ti ha scritto e cosa vuole. Tu hai voglia di rispondere? Perché se non rispondi tutto rimane come è sempre stato, lui non esiste, se rispondi è normale che inneschi un nuovo meccanismo, scusa ma non lo avevi bloccato, come ti ha scritto?”

” Sms”.

” Perfetto, li era libero. Ok cosa vuoi fare, il tuo istinto cosa ti dice”.

Il suo sguardo basso, e pensieroso…prende il cellulare ed inizia a scrivere.

“Mi dispiace che tu e Gioia vi siate lasciati e mi dispiace che tu sia ricomparso solo in questa occasione e che tu senta la mia mancanza. Io c’ero anche durante lei, ma non hai saputo gestire l’amicizia alla quale dicevi di tenere moltissimo. Ho preferito allontanarmi perché in fondo ti  capivo bene,  non ti ho giudicato. Ma nonostante  tutto io ci sono!.

Ecco il ” ma nonostante tutto io ci sono , non mi convince molto, ma se sente di scrivere questa cosa non sarò ad impedirlo.

” lo invio?”

” Se vuoi”.

In un attimo, senza neanche accorgersene ha inviato il messaggio. Occhi fissi sul telefono. La osservo con attenzione, la donna è diventata una ragazzina, alle prime armi con ” L’amichetto del cuore”, cerco di capire il motivo, ma qualcosa mi sfugge. Forse quel messaggio è arrivato in un momento particolare…. penso, guardo i suoi occhi, percepisco la frenesia nelle sue mani…

” Eccolo!”

 La risposta non tarda ad arrivare, certo Christian ha sparato il primo proiettile ora deve continuare a lanciare bombe.

Ale legge con attenzione il messaggio, il suo sguardo cambia ed è accompagnato da un sorriso dolce.

” Allora?” Le chiedo.

Tieni”.

Leggo.

“In realtà è passato un po’ ..già… ho impiegato un po’ di tempo a scriverti, proprio perché non volevo scriverti per opportunità… fa niente che non troverò la stessa persona, mi basterà rivederti e tornare a sorriderti… volevo chiederti scusa, tu non lo sai, ma qualcosa di te me lo sono sempre portato dentro. Sempre.

Sono sincera, non sono felice di questo messaggio, a Roma si dice è da ” Paraculo”, bello, tocca i punti giusti… qualsiasi donna vuole sentirsi dire certe cose….ma perché lo fai adesso, cosa vuoi veramente… Christian…

Pensieri che non sono mai usciti dalla mia bocca. Ale deve fare ciò che sente, e che desidera… io le guarderò le spalle.

” Come stai?”.

” Non lo so non capisco esattamente cosa succede, tutto così strano”.

Lo scambio di messaggi continua fino a tarda notte, riprendono un po’ da dove si sono lasciati. Hanno tanto da raccontarsi.

Osservo Ale e vedo una nuova luce nei suoi occhi, sono felice di vederla di nuovo in ” Vita”, ma questa cosa mi spaventa allo stesso tempo. 

Tra un messaggio e l’altro decidono di incontrarsi per bere una birra. Christian è fuori per lavoro rientrerà  in un settimana a Roma.

Ale mi guarda, con un sorriso angelico, luminoso, forse pieno di lacrime….

“Sono felice….sto facendo una cazzata!”

L’iphone di Ale si illumina ancora per una volta quella notte.

” Tu non lo sai ma c’eri prima di tutto… ed eri già dentro di me”.

Silenzio.

To be continued….

Don’t forget to smile

Raf

 

 

 

 

 

Musei – Domenica 6 Agosto ingresso gratuito

MUSEI: Domenica 6 agosto torna l’ingresso gratuito nei musei e luoghi
della cultura statali

L’elenco in continuo aggiornamento su

www.beniculturali.it/domenicalmuseo

Domenica 6 agosto torna l’appuntamento con #domenicalmuseo,
l’iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del
Turismo guidato da Dario Franceschini che prevede l’ingresso gratuito
nei musei, aree archeologiche e luoghi della cultura statali la prima
domenica di ogni mese. Dopo il successo delle edizioni precedenti e il
record d’ingressi registrato nel primo semestre del 2017, c’è grande
attesa anche per domenica prossima. Dagli Scavi di Pompei al Colosseo,
dagli Uffizi di Firenze alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dalla
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma al Museo Capodimonte
di Napoli, sono oltre 420 i musei che aderiscono all’iniziativa
introdotta dalla riforma ministeriale del 2014.

L’elenco completo, che comprende anche molti musei dei tanti Comuni
che in tutta Italia hanno aderito all’iniziativa.

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

Il cast della ” Signora M ” alle Giornate internazionali del cinema Lucano

Elisabetta Pellini dirige il suo primo shortmovie, ” La Signora M“, che sarà presentato il 5 settembre durante il Festival di Venezia, presso il Padiglione Italia.

Il cast del cortometraggio è stato ospitato a Maratea durante ” Le giornate internazionali del cinema Lucano”.

“La Signora M” 

narra una storia di tradizione popolare che si ripete nel tempo : una mamma
ossessionata dalla febbre della figlia, pensando abbia il malocchio si
rivolge ad una fattucchiera esperta dell’occulto, Continua a leggere

Le giornate internazionali del cinema Lucano – Speciale De Sica – Ultimo giorno

Sabato 29 Luglio si sono concluse ” Le giornate internazionali del cinema Lucano”.

Una kermesse che è cresciuta tantissimo a cui hanno partecipato grandissimi ospiti, per citarne qualcuno: Ornella Muti, Ambra Angiolini, Valeria Marini,  Carolina Crescentini, Cristian De Sica, il quale  ha messo a disposizione la sua esperienza per un gruppo di giovani aspiranti attori, registi.

 Ha conversato con i ragazzi degli inizi della sua carriera, quando suo padre gli aveva consigliato di fare un corso di doppiaggio e non l’accademia, che avrebbe creato attori stereotipati, impostati allo stesso modo.

Racconta di aver fatto tesoro dei consigli di suo padre, quando gli diceva di non correggere i suoi difetti perché sarebbero diventati i suoi pregi.

L’attore racconta inoltre, dei periodi bui dopo la morte di suo padre, e del periodo della sua vita in cui ha vissuto a Caracas, dove ha lavorato come cameriere e di tanto intanto veniva scritturato per fare qualche lavoro. Rientrato in Italia ha iniziato ad ottenere piccoli ruoli, ma contemporaneamente lavorava nei locali come cantante e Boldi alla batteria.

Quello dell’attore è un mestiere fatto di attese, e quello che mi sento di consigliare è di non ascoltare i miei consigli, non mollate, collaborate fra voi e diventati i numeri 1, non accontentatevi, altrimenti farete una vita da ” mendicanti” sempre alla ricerca di una posa, di un lavoro. State in mezzo alla gente, ascoltate, vivete per strada, rimanete nel presente. Usate questa meraviglia del web, dei social,  per essere sempre informati, io sono numero 1 di facebook, mi piace capire cosa succede, il linguaggio che viene usato, dovete credeteci e non fatelo solo per soldi e per la popolarità, perché non arriverete mai da nessuna parte”.

Le giornate internazionali del cinema Lucano, hanno ospitato anche operatori del settore, tra cui Alberto Barbera direttore del Festival di Venezia, Pedro Armocida del Festival
di Pesaro, Antonio Monda  direttore della  ” Festa del Cinema di Roma” e Karel Och direttore
Karlovy VaryIFF, che hanno apprezzato l’immenso lavoro fatto per la perfetta riuscita di un festival come quello  Lucano, in continua crescita.

La serata di sabato è stata caratterizzata anche da annunci importanti:

Il direttore di rai 1 Andrea Fabiano, ha annunciato che il 2018 si attenderà a Maratea, in compagnia di Amadeus con la trasmissione ” L’anno che verrà”.

Dopo lunghe trattative è stato siglato durante la serata di sabato anche un grande accordo, quello tra la Regione Basilicata e L’associazione cinematografica televisiva di Bollywood.

Il progetto è stato chiamato “Namaste India”, grazie al quale le produzioni indiane gireranno opere cinematografiche in Italia e nello specifico in Basilicata. Il progetto NAMASTE INDIA vede coinvolte l’Associazione cinematografica televisiva di Bollywood e nasce sotto l’egida del Ministero dei Beni ed Attività Culturali (MIBACT) e Regione Basilicata, che a sua volta coinvolge la Lucana Film Commission.

Un’edizione 2017 ricca di sorprese e novità che fanno bene all’Italia, non ci resta che aspettare ” Le giornate del cinema Lucano 2018″ per capire quali altre sorprese ci riserveranno, Nicola Timpone e Paride Leporace.

Al prossimo anno.

 

Raffaela Anastasio

The Sun’s Smile