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FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA D’AMICIZIA 5

“Bottanuco è un comune italiano di 5 113 abitanti, della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato nell’isola bergamasca, sulla riva sinistra del fiume Adda, dista circa 22 chilometri a ovest dal capoluogo orobico, ecco cosa dice wikipedia.

Il sole ormai aveva preso il suo posto del cielo terso. Parcheggiammo l’auto in uno spazio dedicato accanto alla chiesa della cittadina. Scendendo dall’auto mi avvolse un senso di inquietudine, e non fu solo una mia sensazione. Il silenzio irreale ci travolse, e se prima si sorrideva pensando a qualcosa che era stato, ora un migliaio di domande frullavano nella nostra testa. Sembrava di essere su un set di un film, ecco si, proprio un film… ” Io sono leggenda”, Willy Smith andava in giro con il suo cane nella città silenziosa e poi all’improvviso degli strani esseri, che un tempo erano stati uomini e donne, sbucavano fuori per attaccarlo…mi ritrovai a guardarmi le spalle inconsciamente e a controllare che Savio ed Antonio mi fossero sempre accanto.

Tranquilla, troppo tranquilla Bottanuco per chi ha sangue napoletano che scorre nelle vene.

Iniziammo a fare domande in giro, a quelle poche anziane anime che sedute ad un bar bevevano il caffè, non avevamo l’indirizzo preciso, ma sapevamo che in un paesino come quello sarebbe stato facile… infatti avevamo ragione.

In silenzio seguimmo le indicazioni che ci avevano fornito, il silenzio dominava anche tra noi. Quei pensieri, quelle domande riecheggiavano nelle nostre menti…” Ma come cazzo c’ era finito qua!”. Eravamo all’esterno della sua abitazione, quei muri malandati, diroccati, stanchi, erano esattamente lo specchio di cio’ che aveva vissuto la sua anima…

Teste basse, occhi gonfi di lacrime, ci allontanammo, era ancora presto, ora dovevamo far finta di nulla e farci forza l’un l’altro. Riprendemmo l’auto e decidemmo di andare a cercare un posto dove andare a mangiare qualcosa. Entrati in macchina, ebbi la sensazione di essere protetta. Come se gli sportelli dell’auto avessero lasciato fuori quella solitudine, quel silenzio assordante che ci aveva avvolti. Respirai.

Scegliere il luogo dove ristorarci non fu facile. Chiedere a google non ci aiutò molto. Alla fine ci ritrovammo in un centro commerciale nel mezzo del nulla, a mangiare pizza e, a bere birra. Solo al pensiero di quella immagine sorrido. Tre napoletani in un centro commerciale di Bottanuco che mangiano pizza!!. Commentando la situazione, ci ritrovammo a sorridere e non eravamo piu’ solo in tre. Tra battute, amuchina, e mascherine, si era fatta l’ora di andare…

Da questo momento tutto quello che accadde sarà solo per noi, resterà nei nostri abbracci, nei nostri occhi, nelle nostre lacrime. Una cosa posso condividere: la disperazione composta di una madre, spenta da quella immensa sofferenza. Ascoltammo ed osservammo inermi, i racconti di come aveva vissuto…

Il resto fu silenzio.

Ripartimmo con l’anima in lacrime, quei ricordi e quelle domande che non avrebbero più avuto risposta. Qualcosa ruppe quel senso di irrequietezza… Il telefono di Savio squillò.

Quella frizione proprio non si trovava…

Antonio ed io in uno sguardo complice iniziammo a ridere. Una di quelle risate liberatorie, piene, vere….. era con noi.

Il viaggio del rientro fu davvero lungo, ma piacevole. Ci fermammo in un autogrill, per un caffè e per mangiare qualcosa… Savio aveva fame.  Ci posizionammo in un tavolino lontano da assembramenti che facevano sempre paura, ed i ragazzi si alternarono per andare al bagno e non lasciarmi da sola.  In autogrill entrò poi un gruppo di uomini, forse camionisti, io avevo deciso di prendere una red bull per avere un po’ di carica, mi avvicinai alla cassa e notai una cosa che mi riempì il cuore di gioia: Antonio si alzò dal posto in cui era per seguirmi con lo sguardo, ero uscita dalla sua visuale, controllava che tutto fosse a posto. Quel gesto anche se non necessario, perchè  non c’ era nulla di pericoloso, mi fece comprendere quanto avere amici come loro nella mia vita fosse davvero importante, e le distanze, il tempo, le esperienze diverse che avevamo vissuto non ci avrebbero mai allontanato veramente, la nostra una banale storia di vera amicizia…

I ragazzi erano veramente stanchi, proposi di guidare, per dare loro il cambio, ma mi dissero che piuttosto avrebbero guidato bendati… Ringraziai per la fiducia e iniziarono gli sfottò quelli nostri… solo nostri…e  tra risate e battute, ad un certo punto sentimmo un tonfo, uno ” stuck”.

” Anto meno male che è nuova la macchina, questa frizione la massacri”… ma quel rumore era altro…

 

To be continued

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FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA – 3

Il sole ancora riposava e Roma era in silenzio.

Savio si trascinava con gambe pesanti e occhi gonfi, Morfeo gli stava ancora attaccato. 

Una mattina di luglio l’aria era frizzantina.

Il motore della  Fiat 500, presa a noleggio da Savio, scaldò i motori, cintura di sicurezza allacciata, e partimmo. 

Avevamo appuntamento con Antonio, in “culandia”, termine che uso spesso per definire le distanze, insomma in un posto lontanissimo.

In auto si chiacchierava delle solite cavolate, e Savio aveva fame, vuole fare colazione. Ma ovviamente non ci sono bar nei dintorni dove poter attingere del cibo, per cui decidemmo di parcheggiare ed attendere Antonio che intanto aveva inviato un messaggio:

“ragazzi temporeggiate un attimo arrivo per le 5.45”

“Che cazz amma temporeggia stamm gia ca”, che tradotta sarebbe ” non c’è da temporeggiare siamo arrivati già.

Nell’attesa Savio ed io non uscimmo dall’auto, eravamo circondati dalle zanzare, convenimmo che era il caso di restare in macchina ed ascoltare un po’ di musica fino all’arrivo di Anto.

Un flash da fari ci distolse dalle nostre conversazioni, e dai ricordi. Antonio era arrivato.

Credo che quello che successe non potrò mai dimenticarlo…

Savio ed io uscimmo dall’auto, Anto ci venne incontro, e senza dire una parola, senza un fiato, ci abbracciammo, un abbraccio tra noi amici fraterni, un abbraccio lungo intenso, conteneva tutto, tutto quello che noi eravamo stati, quello che eravamo…L’energia dei ricordi scorreva attraverso le braccia da corpo a corpo…

” Salvatò ja prendiamo la mia, è piu’ comoda”.

Anto aveva un auto assolutamente piu’ comoda per un lungo viaggio, BMW Serie 3 Touring, acquistata da poco, ci raccontò infatti che era un suo desiderio da tanto tempo, e dopo enormi sacrifici economici era riuscito ad acquistarla usata.

Impostammo il navigatore… arrivo previsto ore 12.30 circa.

Partimmo, che il sole iniziava a fare capolino, Savio aveva fame, lo tenni a bada con una barretta proteica, che non apprezzò, ma almeno si calmo’…

La strada scorreva veloce…i paesaggi apparivano e sparivano come in delle diapositive…eravamo noi 3, la strada ed i nostri ricordi.

il sorriso del sole ora era su di noi.

 

to be continued

The Sun’s Smile

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA – 2

Mi è stato detto spesso: ” A vit è n’affacciat a na finest”… la vita è un’affacciata alla finestra. Ho compreso perfettamente il significato di quella frase. Quel giorno mi è stato ancora di piu’ chiaro.

Lasciato il locale, “075” il sole aveva lasciato lo spazio alla luna, e le stelle avevano ricoperto il cielo di Roma. La zona in cui mi trovavo, Circo Massimo, ha delle zone d’ombra, per meglio dire, dove la luce artificiale impatta poco sull’ambiente circostante, e le stelle, puoi vederle alzando semplicemente lo sguardo.

Decisi di accomodarmi sulle scalette, e quasi inconsciamente cercai una canzone che mi regalò un sorriso ” Certe notti” di Ligabue, la colonna sonora di estati meravigliose.

Alzai lo sguardo alle stelle, “non si puo’ restare soli certe notti qui…… ci vediamo da Mario prima o poi!”.

Un’ inevitabile lacrima dispettosa, corse leggera sul mio viso, la rimossi con rabbia dalla guancia, non era il suo momento.

Ormai ero lì da ore, avvolta dall’abbraccio della notte, lo sguardo costante alle stelle, chissà forse per individuarne una in particolare, ma iniziai a fare un gioco. Iniziai ad unire le stelle creando dei disegni, come quel gioco che si trova sulla settimana enigmistica, credo si chiami “pista cifrata2, in cui bisogna seguire i numeri ed unirli per creare una figura.

Un furgoncino, quello che usavamo per le nostre trasferte… un costume quelli che indossavo durante le sfilate, le note musicali…le passerelle…. mani che applaudono…premi, coppe , targhe…sorrisi… in ognuno di quei disegni c’era qualcosa che mi ricordava un evento, anzi un attimo meraviglioso di gioia.

Nonostante non avessi alcuna voglia di rientrare, sollevai il culo dalle scale e mi diressi verso il motorino parcheggiato poco distante…Intanto scrivevo messaggi a Savio che mi aggiornava…e nell’ultimo messaggio :”Mi organizzo passo a prendere te ed Antonio a Roma”, senza esitare risposi ” Ok”.

Il rientro a casa fu strano, mi sentii vuota, mi lanciai sul divano e cercai alcuni messaggi della nostra chat  “Miss mia cara Miss”, (noi c’eravamo conosciuti proprio grazie ad un concorso di bellezza ” Miss Tirreno”). Quella chat era un disastro non c’era una frase senza una parolaccia o doppi sensi… o senza qualcosa che non si riferisse al mio fondoschiena…un modo di scherzare solo nostro, una complicità unica. Ne avevo già parlato in un altro racconto A 21, un’amicizia con la A maiuscola, che prontamente ripescai nel mio blog e rilessi.

Il campanello suonò, alla porta Savio.

Era lì, stanco gli occhi persi, doveva riposare. Dopo qualche chiacchiera gli dissi che era ora che andasse a dormire, mi rispose che si sarebbe dato prima una rinfrescata.

Stavo smanettando con il telecomando per trovare qualcosa che potesse attirare la mia attenzione, ovviamente non trovai nulla… ma qualcosa invece dopo poco ….accadde.

Vidi uscire Savio dal bagno, che indossava il suo pigiama e…il mio sguardo cadde sulle ciabatte.

Esplosi in una risata fragorosa. Non riuscivo a respirare, non riuscivo a parlare… La faccia di Savio era quella di Salvatore, basita, non capiva cosa avesse causato quella risata.

Le ciabatte… quelle ciabatte erano…mostruose.

Tra un sorriso e l’altro provai a spiegargli che quelle ciabatte erano orribili, gli davano un’aria da anziano signore in pensione… Savio era perplesso.

Si lo so, forse io sono l’estremo opposto, che invece sono sempre scalza e odio ciabatte e pigiami, ma quelle ciabatte …

Savio con qualche battuta, di quelle che solo noi possiamo comprendere, si tirò fuori da un leggero imbarazzo e disse:

“Metti la sveglia”.

Cosi’ feci posizionai la sveglia alle 4.00 del mattino continuai a pensare a quelle ciabatte.. continuai a ridere in silenzio.. erano proprio brutte. Ringrazia però quelle ciabatte che mi avevano alleggerito il cuore, in qualche modo.

Non chiusi occhio quella notte,

La sveglia suonò alle 4.00 del mattino.

Si parte: destinazione Bottanugo. 

to be continued

 

The Sun’s Smile

 

 

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA

Venerdì 10 luglio 2020.

Una lunga giornata di lavoro è terminata e con essa si chiude una settimana intensa. Ore 18.30 via dall’ufficio corro a rilassarmi, a staccare il cervello in un posto che adoro “Circo Massimo” una zona di Roma. Qui c’ è un pub che si chiama “0.75”, un vecchio amico mi ci portò tempo fa per prendere una birra, e da allora è diventato il Mio posto del cuore, e per la location che al tramonto è pazzesca, e per la buona birra alla spina ( la weiss la mia preferita).

Mi piace la routine del venerdì in estate. Stesso posto, stessa birra, stesso blocco per gli appunti e il sorriso del sole al tramonto.

Mi accomodo ad un tavolo esterno, scelgo sempre il tavolo all’angolo che dà sulla strada e sul tramonto, ordino la mia Weiss,  il blocco per gli appunti è pronto, scelgo la musica …un respiro per scrollare via le energie negative accumulate ed inizia il weekend nella mia testa.

Penso ai sorrisi di circostanza che ogni giorno appaiono sul mio viso, alla pazienza, ai vaffanculo bloccati nello stomaco.

Sorrido.

Penso che l’estate, nonostante il caldo , abbia un fascino diverso, una sensazione di risveglio per tutto…i sensi acquisiscono informazioni in modo diverso… ma non lo so, non riesco a spiegarlo.

Cazzeggio con il telefono, faccio foto, e la birra fredda è una goduria, inevitabilmente la penna scivola sul blocco e non ho più il controllo…

Come guidata, posseduta da un’anima esterna, la mia mano compone parole, frasi e le pagine improvvisamente sono imbrattate di inchiostro, la mia playlist intanto suona – Folha de Jurema..

Una telefonata interrompe quella trance.

La voce dall’altra parte mi comunica delle informazioni, ha il respiro spezzato, faccio domande ma preferisce  tagliare corto…Savio mi dice “ti aggiorno più tardi”.

Il mio sguardo fisso, forse nel vuoto, i miei occhi reagiscono solo al tramonto… e poi un gesto….

Alzo in alto il bicchiere delle birra..

” A te amico mio!”.

 

to be continued

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IL TEMPO – PARTE 5

I miei respiri lenti, il battito del mio cuore scandiva ogni singolo secondo…

” Un nuovo giorno ebbe inizio, a casa dei miei zii aveva inizio molto presto, la sveglia era posizionata alle 5.30 del mattino. Il risveglio non fu difficile nonostante l’ora … L’aroma del caffè preparato da zia si era diffuso per tutta la casa, e mentre le mie cugine sognavano principi azzurri e principesse, io sgattagliolai dal letto e mi diressi verso la cucina…

Mi apparve di schiena subito zia, che aveva il suo bel da fare, nel preparare la colazione…uova fresche sbattute con lo zucchero e qualche fetta di pane tostato con fichi. Quando si accorse della mia presenza sobbalzò e disse :” Giovanotto buongiorno, avanti fai colazione che oggi ti aspetta una lunga giornata a lavoro con lo zio”. Le sorrisi ed iniziai ad assaporare le uova, che bontà… ” Aspett, a zi ti fa assaggiare una cosa buona, ma non dirlo a mamma tua”..e nel mentre mi versava qualche goccia di caffè nella ciotola con le uova…  Ricordo ancora il sapore delicato delle uova mescolate allo zucchero con il sapore del caffè”.

“Anche mia nonna aveva l’abitudine di preparare quella crema buonissima con le uova…” dissi ” abbiamo un ricordo in comune”.

Le sue mani erano appoggiate al bicchiere della Guinness ed il suo racconto continuò.

“In poco tempo ero lavato e vestito. Quel giorno avrei accompagnato mio zio a lavoro. Alle 6. 20 era davanti all’ingresso che mi aspettava, mi diede uno scappellotto dietro alla nuca, mi sorrise e mi disse: ” Allora sei pronto?” Con un cenno della testa risposi di si. Mio zio era buffo, lo ricordo sempre con gioia, il viso segnato dal tempo e dalla vita, i baffi da sparviero. Vestiva sempre con dei pantaloni con le pences, una camicia perfettamente stirata ed un gilet. Da quando lo conosco non ricordo di averlo mai visto senza…. forse la notte… (sorrise) mah comunque…stavamo dicendo?

Ah si, usciti di casa, percorremmo una strada lineare, ad un certo punto in piazza girammo a destra, e all’angolo, l’edicola. Mio zio era un giornalaio. Ricordo perfettamente il rumore stridulo della saracinesca che veniva sollevata, e come una eco si diffondeva in tutto il quartiere, squarciando il silenzio mattutino. Ogni suo gesto era attento e accurato, come un rituale giornaliero,  lasciava la saracinesca, metteva da parte il lucchetto ed iniziava ad organizzare il suo “ufficio”.

Riuscivo a percepire i ricordi dell’uomo senza volto, percepivo i suoi respiri ed il cuore era più presente che mai, ed anche il mio.

“Mentre zio sistemava le riviste sul banco, erano forse le 6.50, arrivò un furgoncino, che parcheggiò proprio davanti all’edicola- ” Capo!” il ragazzo che guidava quel furgoncino, tentava di attirare l’attenzione di mio zio, il quale accortosi del ragazzo, gli si avvicinò ritirò un pacco di quotidiani, che mi chiese di tenere, mentre lui firmava un documento. I due si salutarono con un cenno del capo ed il furgoncino si allontanò. Rimasi in attesa di ricevere indicazioni, rimasi fermo sostenendo il pacco di quotidiani, mio zio mi vide e scoppiò in una grossa risata…. “e bravo il mio nipotino” mi disse.

Il sole ormai era alto, i primi clienti iniziavano ad arrivare già alle 8.00, prima di dirigersi a lavoro. C’era un bel movimento, mio zio aveva sempre un sorriso per tutti, e spesso salutava i clienti per nome: ” Arrivederci signora Maria,, buona giornata – Dottore che il signore guidi la sua mano oggi – Don Peppino mi raccomando oggi le campane puntuali… e così via..

Mi divertivo tantissimo a contare le monete da dare ai clienti, dietro la guida di zio ovviamente, ed arrossivo quando zio riceveva i complimenti per avere un bel giovanotto come apprendista. Il tempo scorreva veloce. Ero molto attento e tanto curioso. Intorno alle 12.00 arrivò la signora Viviana, una donna per bene, corporatura robusta, accompagnata da un barboncino bianco di nome Nina, lo zio prima ancora che la signora si avvicinasse al banco, mi chiese di prendere un libro chiamato ” Eschilo – volume 3 i grandi classici”,

“lo trovi nel retrobottega sul primo scaffale sulla destra è verde non puoi sbagliare”. Feci come mi disse. Mi infilai nella porticina che andava nel retrobottega, tirai una cordicella che mi permise di accendere una lampadina basculante al centro dello spazio e restai senza fiato.

Intanto sentivo chiacchierare mio zio con la signora Viviana, la quale chiese se il volume 3 Eschilo fosse arrivato, non persi altro tempo ritornai al banco e consegnai il volume richiesto. Mio zio mi accarezzò la testa e dopo aver effettuato lo scontrino congedò la signora Viviana e Nina  con un ” Buona lettura”.

” Zio posso restare un po’ nel retrobottega, ho visto delle cose che mi piacciono”, mio zio non esitò a rispondermi positivamente e allora alla velocità della luce attraversai nuovamente la porticina e mi immersi in un mondo tutto da scoprire.”

Vedo quei ricordi come se fossero i miei, un film proiettato nei miei occhi, nella mia mente…a questo punto non posso che continuare a viaggiare con l’uomo senza volto.

To be continued

The Sun’s Smile

 

IL TEMPO – PARTE 3

Il racconto continua fluido, in quel locale una musica accompagna le parole di quel racconto minuzioso e appassionato…

Il mio cervello si mette in moto, come un motore di ricerca… ecco trovato ” Love of my life” i miei adorati Queen.

I miei ricordi ora si focalizzano nuovamente sull’uomo senza volto.

Tutte le volte che si affrontava un viaggio cosi’ lungo, era veramente uno spasso, sai non c’erano telefonini, non c’erano videogame tascabili, per cui o dormivi e rinvenivi alla prima sosta all’autogrill per andare alla toilette, oppure rilassato sullo schienale dell’auto ammiravi fuori dal finestrino le nuvole. Ma come non lo hai mai fatto? Allora era il mio passatempo preferito, a dire il vero anche l’unico interessante. Ti spiego.

Da bambini si ha tanta fantasia, non come adesso che per qualsiasi ricerca o ispirazione si chiede a google, per cui quando la noia del viaggio si faceva sentire, puntavo gli occhi al cielo alla ricerca di una nuvola che potesse interessarmi, allora, dopo averla  individuata, appoggiavo la bocca sul finestrino, alitavo per creare una sorta di brina, con il dito indice iniziavo a designarne i contorni.  Ripetevo l’operazione più volte, ed ogni volta veniva fuori un disegno diverso, da un maialino con la pancia ondulata, ad una farfalla con le ali drappeggiate. Dovevo essere rapido nel disegnare, più ci allontanavamo dal punto in cui avevo visto la nuvola, più diventava difficile disegnarne i contorni, fino a quando usciva  dal mio campo visivo e puntavo ad un’altra nuvola. Il viaggio in questo modo era piu’ divertente come se viaggiassi in compagnia di tanti amici ed il tempo scorreva rapido, almeno fino all’autogrill.

Un sorso di birra ed un sospiro.

Lascio per un attimo la penna sulla scrivania, le mani nei capelli per allontanarli dal viso, qualche  movimento per rilassare il collo, che ovviamente emette scrocchi strani, le mani, palmo contro palmo, tornano davanti alla bocca, è faticoso molto…

Decido di prendere una pausa da quella ricerca, è tempo di cambiare aria, e postazione.

Mi dirigo verso la poltrona che ho sistemato sul balcone. E’ accogliente, non lo ricordavo, (la quarantena mi ha fatto riscoprire cose che non pensavo) Resto lì immobile con gli occhi fissi nel vuoto.

Bambino

retrobottega

Fumetti 

Le tre paroline magiche che avevano smosso il ricordo…continuavo a ripeterle e ancora e ancora…

Silenzio. 

Respiro.

Il battito del mio cuore.

Gli occhi socchiusi accarezzati dal sorriso del sole…e riprende il viaggio.

 

to be continued

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

 

 

IL TEMPO – PARTE 2

La penna scivola veloce sulla carta, come per paura di perdere qualche dettaglio prezioso, un fiume che scorre verso il mare e porta con se ogni cosa…

Mi immergo totalmente in quel ricordo…

  • retrobottega
  • bambino
  • fumetti

Le immagini sono sfocate all’inizio, gli occhi della memoria viaggiano all’interno della mente, scrutando gli angoli reconditi della mia vita passata, per scovare ciò che mi serve, ma la ricerca sembra non condurre ad un mio ricordo ma a quello di qualcun altro…

I miei occhi puntano la birra fredda sul tavolo, a giudicare dal colore scuro e dalla schiuma spumosa si direbbe essere una Guinness, seguo con lo sguardo una gocciolina di quella schiuma che scivola lenta, percorrendo tutto il bicchiere fino ad approdare sul tavolo… ” Ecco le patatine”  la voce di un gentile ragazzo interrompe quel trip.

Alzo lo sguardo, ringrazio con un sorriso, e poi un’altra voce attira la mia attenzione, mi giro.

Proprio come succede nei film, in cui la telecamera indugia prima sui particolari, così i miei occhi indugiano prima sulle mani che tentano di prendere le patatine dal cestino, mani grandi, pulite, al polso sinistro un orologio importante, polsini della camicia ben stirati,  braccia lunghe, al collo una collanina d’oro, c’ è un ciondolo ma non riesco a vederne la forma coperta dalla camicia, poi il suo viso.

La memoria mi fa scherzi è sicuramente un uomo, non ne distinguo l’età, i contorni del suo viso sono offuscati.

Riprendo il viaggio nella memoria i miei occhi continuano a fissare l’uomo senza volto. 

Possibile che possa succedere? Mi chiedo, mentre i miei ricordi continuano ad affiorare, come sia possibile che io possa al momento ricordare tutti quei particolari e non vedo il volto del mio interlocutore. Se succede, mi dico, è possible.

I miei occhi ritornano sull’uomo senza volto, e mi parla, mi parla di qualcosa…

Nella mia mente gli occhi guardano in ogni angolo, in ogni cassettino dei ricordi, in ogni archivio, ricordo il suono di quella voce… 

“Adoro le patatine tagliate in questo modo è come se mantenessero ancora di più il  loro sapore”  

Annuisco,

Allora dicevamo, che quando ero piccolo, i miei genitori mi facevano trascorrere le vacanze dagli zii, in un paesino di campagna ad Avellino, le vacanze estive erano lunghe, mio padre aveva una bottega come barbiere, mia madre doveva stare dietro agli altri due fratelli, per cui io ero quello piccolo e sacrificabile. Ti devo confessare che inizialmente mi sentivo sempre escluso dalle cose di famiglia, un po’ Kalimero, piccolo e nero, invece ho tratto i miei vantaggi da quelle vacanze, e ho dei ricordi meravigliosi che ancora custodisco,

I miei occhi fissano l’uomo senza volto, il tono della voce è gentile, e capisco che ha piacere nell’esporre quei ricordi, ha piacere nel condividerli. Il suo racconto è calmo, pacato, accompagna le parole a qualche sorso di birra, e a qualche respiro nostalgico di un tempo che è stato…

 

 

To be continued

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

 

 

 

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Letto per Voi – Il Primo giorno della mia vita

Emily, ex ginnasta olimpica, Aretha, poliziotta dal carattere forte, e Daniel, piccolo divo della pubblicità, hanno ognuno un motivo preciso per essere disperati. Napoleon, un professionista di successo, no; eppure, fra tutti, è il più determinato a farla finita. Un attimo prima che compiano il gesto irreparabile uno sconosciuto li persuade a stringere un patto: mostrerà loro cosa accadrà quando non ci saranno più, cosa lasciano, cosa si perdono, quale sarà la reazione di amici e parenti. Per una settimana i quattro avranno il privilegio di osservare sé stessi dal di fuori e l’occasione di riscoprire ciò che di più prezioso hanno dentro; affronteranno avventure ai confini della realtà, diventeranno un gruppo unito e vedranno realizzati desideri cui ormai avevano rinunciato, dopodiché saranno riportati indietro. A quel punto dovranno prendere una decisione. E per qualcuno l’ultimo giorno della vita potrebbe trasformarsi nel primo di una vita nuova.

“Io non posso garantirvi che sarete felici. Un giorno sarete la lucina accesa, un giorno quella spenta, l’unica cosa davvero importante è che abbiate nostalgia della felicità. Solo così vi verrà voglia di cercarla…”

Quattro personaggi, quattro anime che hanno deciso di mettere fine alla propria vita.

Napoleon un ” life coach” che di anime ne ha salvate tante per mestiere è lui stesso incapace di reagire al male di vivere.

Aretha una madre che ha perso la figlia e non vuole dimenticare, non vuole abituarsi a quel dolore, credendo che solo quella sofferenza possa tenere ancora in vita il ricordo di sua figlia.

Emily campionessa di ginnastica, eterna seconda, vive la vita come in una gara…

Daniel il piu’ piccolo del gruppo appena dodici anni, piccola star della pubblicità, non ha ancora iniziato a vivere veramente ma quella vita non la vuole.

Un gruppo di persone totalmente diverse tra loro unite dallo stesso male di vivere, e da una persona misteriosa che darà loro una seconda possibilità…

Sette giorni, per vedere il futuro, per capire, per accettarsi e perdonarsi, per provare a riapprezzare ciò che stanno buttando via con tanta facilità. Sette giorni per restare o andare, sette giorni per ricominciare a vivere.

Un epilogo da leggere tutto di un fiato.

Paolo Genovese, ad oggi, uno dei migliori registi italiani, da Incantesimo Napoletano a The place, continua a stupirci e ci regala un buon libro, in cui ci si immerge con facilità. Le emozioni di ognuno dei personaggi diventano del lettore. Le caratteristiche ed il carattere dei personaggi sono messi a fuoco proprio come fa una macchina da presa per un primo piano. La magia di New York, in cui è ambientato il racconto, funziona come amplificatore alle emozioni, i profumi, le luci, la pioggia, il vento, Time Square…..

Un libro ricco di spunti emozionali e perché no qualcuno di noi potrebbe rispecchiarsi in uno dei personaggi ….e avere cosi’ la possibilità di VIVERE il primo giorno della propria vita…

Se non lo avete fatto acquistate ” Il Primo giorno della mia vita” Io non riuscivo a smettere, l’ho divorato, ma quello che posso consigliarvi e di leggere il libro cosi’ come è suddiviso: in giorni. Questo permetterà, a mio avviso, di assimilare tutto quello che succede ai personaggi giorno per giorno, capirne meglio le emozioni. Io lo farò nella seconda lettura tra qualche tempo, non voglio rischiare di perdermi nulla..

Buona lettura

 The Sun’s Smile

 Raffaela Anastasio 

 

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New York

“Welcome to New York Raf”.

Ci sono, finalmente anche io posso gridare come i miei antenati…” Americaaaa”. 

Sono in macchina, il mio amico americano, è proprio americano, cappelletto di lana, guanti senza dita, giubbotto smanicato, pantaloni larghi, con delle scarpe marroni, di quelle classiche, di quelle che noi in Italia spesso usiamo per un completo ad una cerimonia… Sono trascorsi due anni dall’ultima volta che l’ho visto e la sua barba è più lunga, ma trascurata, i suoi occhi sono stanchi…forse un po’ tristi…ma io sono troppo felice e gli dico:

Assomigli all’uomo del tonno”.. e rido. Ricordate l’uomo della pubblicità del tonno?… ecco quello.

Ma lui non capisce, come avrebbe potuto. Ci facciamo mille domande, sul lavoro, la vita in Italia, le rispettive famiglie, e ad un certo punto:

” Tra 3 km girare a destra”. Esplodo in una risata fragorosa. Il navigatore in italiano per fare pratica della lingua mi ha sorpresa.

Faccio immediatamente un selfie con l’americano, da inviare ai miei genitori ai quali non avevo detto nulla della mia partenza, e che sarebbero rimasti moooolto sorpresi.

Abbiamo mille cose da raccontarci, ma all’improvviso davanti a me uno scenario impressionante. La città si presenta piano piano, e lo fa nel migliore dei modi.

I miei occhi si perdono tra quelle luci, tra quei grattaceli immensi. Una sensazione meravigliosa, non riesco a non sorridere, non riesco a non pensare…cazzo è vero sono a New york.

Inizio ad agitarmi, lungo la strada non so dove guardare prima a sinistra poi a destra…. Cavolo ma quella è la struttura sul quale hanno girato  Man in Black 1 con Will Smith…no…sono praticamente in un film.

Brendan, questo è il nome del mio amico americano, mi chiede se voglio subito andare a casa o bere qualcosa in centro “In centro”, ovvio come avrei potuto rispondere diversamente. Parcheggiata l’auto, il mio cuore è impazzito, sento sul mio volto un sorriso ebete, i miei occhi sono pieni di immagini, non riescono ad accogliere tutto. Sono a Times Square.

Un posto incantato pieno di luci, di colori, cartelloni pubblicitari che ti invitano a comprare una Coca-cola , piuttosto che un completino intimo indossato dalle sorelle Kardashian. La gente chiacchera tranquilla seduta sulle scalette rosse nel centro della piazza. Inizio a fare foto, come se fossi impazzita, in effetti lo sono. Mi sento come una bambina a Natale, mentre scarta i regali. Questa città ha tanto da darmi lo sento, e sono pronta a ricevere tutto il possibile.

Brendan, mi dice di seguirlo. Entriamo nell’ atrio enorme di un Hotel, ci sono ascensori in ordine alfabetico e hanno la forma di capsule di vetro color argento. Brendan preme il tasto 16 e all’improvviso la capsula schizza in alto, attraverso i vetri vedo “allontanarsi la terra” e in un nano secondo siamo al sedicesimo piano. Il mio stomaco non è felice, ha vissuto la stessa sensazione di quando andiamo su ” Inferno” l’attrazione del parco giochi di Cinecittà World, eppure siamo solo in ascensore. Esco dalla capsula e necessito di qualche istante prima di poter camminare, sul serio sono scombussolata. Poi inizio a seguire Brendan che, non curante del mio disagio si dirige verso il bar chiedendo un tavolo per due. Il nostro tavolo è vicino alla vetrata, da cui si vede tutta Times Square. Sono senza fiato. Mi sento una Giapponese in vacanza, il mio Samsung 8  ha la memoria già piena di foto. Che meraviglia!

Ordiniamo la birra, ho difficoltà nella comprensione della lingua, parlano troppo veloce, ma lascio che Brendan traduca per me. Nell’attesa prendo il mio zaino e sistemo sul tavolo la mia cartina turistica di New York. Brendan mi guarda cercando di capire e gli dico : “I have only 7 days we need to plan”!  ” Ok” la sua risposta.

Iniziamo a fare segni sulla cartina e a definire in quale giorno avremmo fatto questo o quel giro, ogni tanto il mio sguardo va oltre quelle vetrate, ed i miei occhi restano fissi per qualche secondo su quella piazza dai mille colori.

E’ quasi mezzanotte nella grande mela, circa le 6 in Italia, la mia mente è talmente eccitata che non sente alcun jetlag, ma il mio amico americano è stanco, ha lavorato tutto il giorno, quindi gli dico che avremmo dovuto riposare per prepararci ad una lunga settimana. 

Brendan mi ospita nel NewJersey esattamente ad Hoboken, città in cui è nato il meraviglioso Frank Sinatra.

Il suo appartamento è molto carino, condiviso con due amiche. Mi accolgono all’ingresso, un cane Peggy e un gatto di cui non ricordo il nome. La sua stanza è molto piccola, ma organizzata bene. Indosso velocemente il mio pigiama  italiano e mi lancio sul letto. 

Nei miei occhi chiusi la felicità di vivere in un sogno.

 

Don’t Forget to smile

Raf

The wish bracelet – Seconda parte

Lo sentivo, era ancora sul mio viso, il tepore del sorriso del sole, ed intanto, per i miei occhi scorreva una pellicola di un film già visto, un pezzo di una mia vita passata.. quel film andava goduto fino alla fine….mi lasciai coccolare da quel sorriso…e da quel tepore e intanto le immagini andavano….spedite.

Una circolare scolastica stabilì che da quel giorno in poi gli alunni di tutte le classi, avrebbero dovuto attendere nell’atrio la campanella della prima ora, affinché non si entrasse in classe prima delle maestre e rimanere quindi senza sorveglianza a bighellonare fra i banchi. Dalle 8.00 alle 8.30 tutte le mattine eravamo tutti nell’atrio, sapevo che avrei potuto sfruttare quella occasione….certo, attesi il giusto momento, ed il coraggio che si impossessasse di me…

Quel momento arrivo’.

Una mattina, l’orologio sulla parete della postazione del bidello Ciro, segnava le ore 8.23. Quelle lancette giganti erano ipnotizzanti.Qualcuno dal fondo gridò: “Forza bimbi in fila per due”. 

Una massa di ragazzini , come ogni mattina iniziò a muoversi come da indicazioni. Quella mattina qualcosa mi suggerì che era il momento giusto. Anto ed io ci muovemmo per metterci in fila e con la coda dell’occhio vidi un’ombra che da dietro, con uno scatto raggiunse la nostra postazione.

Uh porca vacca, pensai.

In men che non si dica Lui era dietro di noi: “Ciao”, mi disse “Ciao” risposi e continuai presa da un folle attimo di coraggio: “Ma tu ne hai di questi? “ e gli mostrai il polso con i braccialetti che avevo fatto e lui con sguardo curioso ed interessato mi disse:

“No perché?”

era la mia occasione, frugai nelle tasche del grembiule dove da giorni erano custoditi i braccialetti che avevo assemblato con il supporto della nonna e ne presi un paio, gli diedi la possibilità di scegliere il colore preferito e poi dissi : “Aspetta te lo lego io, devi esprimere 3 desideri che si realizzeranno quando il braccialetto si romperà o se te lo farai strappare dalla persona che ti piace”. L’ho detto , pensai, l’ho detto… e tutto in un fiato, ero fiera di me ed intanto ero intenta a fare il nodo a quel braccialetto di cotone che avrebbe dovuto realizzare anche i miei di desideri. Suonò la campanella, lui mi sorrise ed in fila per due percorremmo le due rampe di scale più lunghe di sempre. Lui era sempre dietro di me, ridevamo ci punzecchiavamo, Anto ed io …i nostri sguardi erano chiacchieroni…

Tutti in classe, Anto ed io non smettevamo di distrarci fino a quando, finalmente, la campanella dell’intervallo suonò. La solita passerella per andare al bagno, ed eccolo con il suo sorriso meraviglioso che mi fa un cenno alzando il polso per mostrare il braccialetto…come per dire…” Eccolo sta qui”..woow il mio cuore pompava che pensavo si sentisse anche fuori di me, che sciocca.

Dopo quel giorno iniziarono ad accadere delle cose strane…non proprio strane, insomma piacevoli ma strane.

Iniziarono ad arrivarmi in classe dei bigliettini. Il primo mi fu consegnato da Antonella che le era stato dato da una bambina della seconda A, alla quale era stato dato da un bambino della seconda B, ma non ne riuscimmo a capire l’origine.

“Sei bellissima”.

 Arrossì nel leggerlo. Iniziò la caccia all’uomo. Inutile dire che speravo tanto fosse Lui. Quando chiedevo in giro per tentare di capire chi fosse l’autore di quei bigliettini, mi accorsi che c’era un’omertà da fare invidia ai protagonisti dei film del Padrino parte uno due e tre. Ma questo non mi scoraggiò. Intanto approfondivo la mia amicizia con Lui che mi sorrideva tutte le mattine e correva per salire le scale dietro di me, ma non riuscì a capire se fosse l’autore di quei bigliettini. 

Trascorsero un paio di settimane, Lui ed io eravamo ormai amici. Ci aspettavamo la mattina per entrare insieme, ci vedevamo durante l’intervallo, ci aspettavamo all’uscita dove ci intrattenevamo qualche minuto prima di tornare a casa. Mi piaceva, mi piaceva proprio.

Una sera prima di addormentarmi, una fuga di pensieri incasinava il mio cervello. Cosa avrei potuto fare per farglielo capire, quale stratagemma avrei potuto organizzare, cosa avrei potuto dirgli,  Forse posso scrivergli un bigliettino e metterglielo nella tasca del grembiule, forse posso prendergli il diario e scrivere qualcosa di carino…. 

Mi arrovellai in una notte di pensieri assurdi, e strategie inutili, e poi c’erano i bigliettini.

“Mi fai vedere il tuo braccialetto” gli chiesi mentre si parlava di qualche cavolata e lui sollevo’ il polso:

“Un po’ sfilacciato, te lo strappo?” lui mi sorrise, sapeva bene che se avesse acconsentito avrebbe confermato che gli piacevo, in qualche modo si sarebbe “compromesso”, mi disse: “Vai”.

Gli sorrisi e senza esitare con uno strappo deciso staccai il bracciale dal polso e dissi: “Ora i tuoi desideri si realizzeranno”, feci per restituirgli il bracciale e lui mi chiese di custodirlo che un giorno me l’avrebbe chiesto.

Ero felice, quel braccialetto, in quel momento per me, era il dono più prezioso che avessi mai potuto ricevere, insieme ad un altro bigliettino tutto colorato con i pastelli a cera con su scritto:

“Ti voglio bene”

 

To be continued

Raf

Don’t forget to Smile