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4 Ottobre

Avete presente il famosissimo film di Totò: “Totò, Peppino e la mala femmina?”
Bene!
Mia madre tutte le volte che viene a trovarmi a Roma, mi fa pensare alla scena di Totò e Peppino a Milano, i due per la paura di morire di fame portano con loro anche una gallina.
Perché?
Non si sa mai.
Carica di ogni sorta di pietanza, a partire dai fondamentali, lattina di olio, sale, zucchero, caffè, che non uso perché non amo il caffè, ma “se viene qualcuno, non si sa mai“, pomodori, pasta, frutta e verdura di ogni genere, vini vari, si carica anche di mozzarelle di bufala, gatteau di patate e altre minestre e minestrine da congelare per settimane.
Questa volta con le stesso rito di sempre, ha anche una borsa che pesa come un pezzo di cemento armato della Salerno Reggio Calabria:
Mamma ma quanta roba!”
Apri e vedi.
Con mia grande sorpresa, oltre ad aver rapinato un supermercato e qualche fruttivendolo, ha anche svuotato la mia vecchia libreria e recuperato tutti i miei diari:
Nooooo che meraviglia li hai portati tutti!”
Una bambina che scarta i regali a Natale.
Ho iniziato a curiosare, ho letto cose che non ricordavo di aver scritto, frasi dei baci perugina, pezzi tratti dal mio amato “Dylan Dog”, stikers presi dai giornaletti, foto e disegni, tra questi uno in particolare mi ha colpito che fuoriusciva dall’agenda e lo ricordavo perfettamente, sapevo esattamente di cosa si trattasse.
Ho iniziato a leggere….
4 ottobre 1993 
Tino se ne è andato, ci ha lasciati. Solo 15 anni, troppo poco tempo con noi. Avrei voluto non vivere mai questo giorno. Ovunque tu sia sappi che non ti dimenticherò mai, ora e per sempre.”
Ecco cosa ho scritto il 4 ottobre 1993 nel mio diario..
Trascorso qualche anno da quel 1993, ma mai abbastanza. Come fosse oggi.
“Un giro in moto, una di quelle con le marce che per tenerti devi stare sdraiata sul pilota, in un pomeriggio di fine settembre.
L’aria ancora calda, il vento tra i capelli, ci ha regalato momenti di serenità.
Non abbiamo fatto altro che ridere quel pomeriggio, tanto che mi mancava il fiato, gli addominali compressi.
Avremmo dovuto studiare quel giorno,
si certo!
Invece mi confidasti di avere una cotta per una nostra compagna di classe…
“Dai informati, chiedile qualcosa” 
mentre mi dicevi queste cose, il tuo viso diventava rosso come una ciliegia matura ed i tuoi occhi si illuminarono.
“va bene te lo prometto.” 
Mi regalasti una collana di perline grigie con un ciondolo a forma di teschio. Qualche giorno dopo, il tuo banco era vuoto, un fogliettino, consegnato a mano dal bidello, scatenò un silenzio innaturale e gelò la classe.
 
“Dante Saturno ha cambiato istituto.”
Le parole uscirono come cubetti di ghiaccio dalla bocca del Prof, l’uomo per noi colpevole di quella tua decisione.
Pietrificati i nostri visi, il respiro quasi assente.

4 ottobre ore 15:30  una telefonata rimbomba in casa:

”Dante è morto! Un incidente, un camion lo ha travolto, era con il cugino.”
 
La cornetta del telefono scivolò via dalla mia mano, sentivo la voce di mia madre lontana chilometri e chilometri,  i miei occhi fissi nel vuoto e nella mente una sola immagine il Tuo sorriso.
Frastornata dalle emozioni che si accavallarono, respirai, indossai le scarpe e giù di corsa per le scale, dovevo andare.
Poi una tenaglia al braccio mi fermò… mio padre.
Ero sconvolta, mi abbracciò e mi lasciai andare in un pianto disperato. Le lacrime non facevano fatica a venir fuori, avrei voluto vomitare tutto il mio dolore, ma anche quello non sarebbe stato abbastanza.
Il buio.
Non  mi sentivo in possesso del mio corpo. Il piombo anche nei polmoni.
Una notte trascorsa in bianco. Troppe domande senza risposta.
 
Perché Lui? Solo 15 anni? Quale cazzo di colpa aveva, per subire una cosa del genere perché?
Un forte senso di ingiustizia attanagliava il mio cuore.
Il giorno seguente eravamo tutti insieme, noi, la tua classe, i tuoi amici, come un’unica famiglia. Abbiamo sorriso ricordando le minchiate fatte insieme. Uno sguardo in particolare ho negli occhi, quello di Salvatore, seduto sul bordo del marciapiede, perso, vuoto, assente.
 
“La tua VD”
questo decidemmo di scrivere per l’omaggio floreale alla tua festa, così la chiamò il prete durante la celebrazione dei tuoi funerali.
Una chiesa gremita di persone. La tua famiglia, i tuoi amici, il tuo liceo….. Noi.
Un saluto costretto perché troppo poco tempo ti era stato concesso, avevi l’arte nelle mani, un’arte che non ti hanno permesso di esprimere.
Ero incazzata.
Avrei voluto spaccare la faccia del prof… quanto l’ho odiato.
Un urlo straziante che gridò il tuo nome ruppe il silenzio, un applauso accompagnò il tuo corpo inerme in quella bara bianca ricoperta di fiori, il suo peso sulle spalle dei tuoi amici, che avrebbero potuto sostenere il mondo pur di riaverti.
Una ceres condivisa ed un brindisi alla tua nuova vita, nel corpo di altre persone.”
Continuo a scorrere le altre pagine….

4 novembre 1993 ore 23.47
è trascorso un mese da quando non ci sei più e ci manchi. Ci mancano i tuoi sorrisi, i tuoi disegni e pure quei matti degli Iron Maiden che ho imparato ad apprezzare, Fear the dark è il mio brano preferito. Sto bevendo una birra,  e li ascolto, i miei genitori sono fuori , quindi faccio come mi pare. Non mi hai dato il tempo di parlare con Daniela, mi dispiace. Mi manchi. giuro non ti dimenticherò”

4 ottobre 2015
NON TI HO DIMENTICATO.
Ora e per sempre…
Don’t forget to smile
Raf
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