,

Rosti di patate – Giuseppe Ruotolo Chef

Oggi Il nostro Chef ci porta in Svizzera a scoprire un buonissimo piatto. I Rosti di patate.

Originariamente i contadini del canton Berna lo mangiavano per colazione; ora è diffuso in tutto il paese al punto da essere considerato uno dei piatti nazionali. Viene solitamente servito come contorno.

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Rösti

Ora vediamo come si preparano i Rosti di patate.

 

 

Rosti di patate

Ingredienti
5/6 Talentine di numero
rosmarino fresco
sale e pepe q.b.
olio extra vergine d’oliva q.b.

Lavate le Talentine scegliete voi se pelarle poi grattugiatele con una grattugia a fori larghi direttamente su un canovaccio pulito.
Asciugatele leggermente e poi mettetele in una ciotolina e conditele con sale, pepe e rosmarino tagliuzzato.
Riscaldate una padella antiaderente con un cucchiaio di olio e formate i rosti ponendo i coppapasta internamente unti con l’olio sulla padella e riempendoli con due cucchiai di patate e poi pressando con il dorso del cucchiaio.
Dopo 2 minuti togliete i coppapasta e continuate a cuocere i rosti a fiamma medio-bassa finchè non saranno dorati per poi girarli con una spatola e ultimare la cottura dall’altro lato.
Asciugate i rosti su carta assorbente e serviteli con un buon dressing allo yogurt.
Se non avete i coppapasta prendete un po’ di patate con le mani, cercate di compattarle dandogli una forma piatta e poi cuocetele in padella come da ricetta, girandole per ultimare la cottura una volta ben dorate.
Per la cottura al forno, ponete i rosti su una teglia foderata con carta forno unta con olio. Cuocete in forno preriscaldato ventilato a 180°, per 15-20 minuti finchè non saranno ben dorati, girandoli a metà cottura e alzando la temperatura a 220° per dorarli ancora di più verso la fine.

 

 

Buon appetito

Raffaela Anastasio

The Sun’s Smile

, ,

Visto per Voi – Sarto per Signora

Dal 9 al 27 maggio in scena al teatro della Cometa ” Sarto per Signora”.

 

La commedia brillante scritta da Georges Feydeau nel 1886 e’ attualmente in scena al Teatro della Cometa rivisitata dal genio creativo del regista Marco Zadra.

I tre atti, con velocissimi cambi di scenografia, scorrono amabilmente tra ironia, scambi di identita’, equivoci, bugie e tentativi di tradimento, il tutto sapientemente dosato con ritmo serrato, umorismo ed esilaranti gags che lo rendono uno spettacolo frizzante nel prefetto stile Zadra.

Divertente ed adatto ad un pubblico di tutte le età. Le bellissime scenografie ed I meravigliosi costumi fanno da cornice a questo imperdibile spettacolo che chiude una stagione teatrale ricca di successi con quasi tutte le sarete sold-out per il regista molto amato ed apprezzato dal pubblico romano.


Nel cast oltre a Marco Zadra tra gli altri recitano magistralmente Francesca Milani, Francesca Baragli, Daniele Trombetti, Raffaela Anastasio e Alessandro Frittella, Christian Galizia, ben noti al pubblico.
Sarto per Signora e’ uno spettacolo delicato, garbato e raffinato , sicuramente da non perdere.

 

F. F.

per

The Sun’s Smile

,

Pasta, patate e provola – Giuseppe Ruotolo – Chef

Oggi il nostro Chef Giuseppe Ruotolo ci aiuta a preparare la pasta e patate con provola, uno tra i principali piatti della tradizione culinaria partenopea.

Questa pietanza dalle origini umili e povere si è diffusa nel Regno di Napoli nel XVII secolo. In questo periodo le patate ed i pomodori, essendo prodotti poco costosi, erano gli ingredienti prediletti dalle massaie che li utilizzavano nelle loro ricette semplici e nutrienti: tra queste c’era la pasta e patate. Questa pietanza, infatti, nascendo dall’unione di due carboidrati era ottima sia per suo il potere saziante che per la sua bontà. Anticamente, in questo piatto veniva usata la scorza di parmigiano per recuperare gli avanzi di alcuni alimenti. Oggi le varianti della pasta e patate sono molte ma la versione tradizionale vuole che sia preparata con la pasta mista (un tempo si mettevano insieme gli avanzi dei diversi formati di pasta disponibili in casa) e non deve essere assolutamente brodosa: deve essere “azzeccata” (come dicono i napoletani).

http://www.napolitoday.it/cucina/pasta-e-patate-ricetta-tradizionale.html

Alcune trattorie popolari di Napoli, per attestare l’originalità della ricetta della pietanza, ancora oggi fanno la prova del piatto rovesciato: i camerieri rovesciano il piatto di pasta e patate e se questa non si stacca dal piatto finendo a terra allora è realmente doc! Oggi, la ricetta tradizionale è stata comunque rivisitata: c’è chi la prepara “in bianco” senza pomodori e senza aggiungere di altri ingredienti, c’è chi, invece, aggiunge la provola.

Ora è il momento di gustarla ecco la ricetta dello Chef.

 

Pasta, patate e provola

Ingredienti per 4 persone
320 g di pasta mista corta di Gragnano trafilata a bronzo
800 g Talentine
40 g di EVO
200 g di provola
100 g di pancetta
sei pomodorini del piennolo solo per dare colore
tre foglie di basilico
una costa di sedano
una cipolla bianca
uno spicchio di aglio
parmigiano reggiano q.b.
pepe nero q.b.
sale q.b.

Soffriggere in una pentola piuttosto profonda ed in olio EVO la cipolla tagliata finemente con il sedano e l’aglio tritato. Far imbiondire avendo cura di non bruciare la cipolla, aggiungere le patate precedentemente tagliate a tocchetti, non troppo grandi ma neanche troppo piccoli perché non perdano di consistenza.
Aggiungere la pancetta tagliata a sua volta a tocchetti. Far cuocere per qualche minuto facendo attenzione che non si attacchi nulla al fondo della pentola. A metà cottura delle patate aggiungere i pomodorini tagliati a pezzi che serviranno solo per dare un po’ di colore al piatto, sale, pepe e continuare la cottura mescolando.
Aggiungere le foglie di basilico spezzettate. Quando le patate saranno cotte aggiungere l’acqua per la cottura della pasta. Sarà opportuno versarne un piccolo quantitativo, aggiungendone altra se e’ il caso. Portare ad ebollizione ed aggiungere, ove necessario, un altro po’ di sale. Buttare la pasta e portare a cottura sempre mescolando. Spegnere il fuoco quando la pasta e’ ancora al dente, aggiungere la provola tagliata a tocchetti e mescolare fino a che sarà sciolta. Aggiungere il parmigiano e servire irrorando con un filo di EVO.

Buon Appetito!

Raffaela Anastasio

The Sun’s Smile

 

 

,

Gli Gnocchi di patate – Giuseppe Ruotolo Chef

 

Chi non ha mai mangiato gli gnocchi almeno una volta nella vita?

Devo dire che gli gnocchi alla sorrentina è uno dei miei piatti preferiti

 

Gli gnocchi sono uno dei piatti più conosciuti al mondo, preparati in tutte le regioni d’Italia, non solo quelle meridionali. Sono davvero molto semplici da preparare in casa e si adattano facilmente ad ogni tipo di condimento, a seconda dei gusti. Ci sono diverse varianti: quelli con la farina di frumento, di riso, di semola, con le patate, il pane secco, il semolino, con la farina di mais e persino con la zucca!

http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/48103-storia-ed-origini-degli-gnocchi-patate/

I più conosciuti e apprezzati però sono senza dubbio quelli di patate. Hanno origini molto antiche, che risalgono al XVI secolo, periodo in cui ebbe inizio l’importazione delle patate dall’America. Ai sorrentini si deve l’invenzione di questa gustosa ricetta che oggi delizia il palato di mezza Italia e non solo!

Presso la corte sforzesca, in occasione dei banchetti di nozze e/o dei festeggiamenti per le vittorie militari, erano conosciuti sotto il nome di “zanzarelli”. La preparazione era abbastanza diversa da quella odierna: si usava la mollica di pane, le mandorle tritate, il latte ed il cacio lodigiano. Spesso, all’impasto, venivano aggiunti spinaci in modo da cambiarne il colore ed il sapore ed in questo modo il brodo in cui venivano cotti diventava dorato. Tutto ciò era simbolo di ricchezza della casa.
Nel Seicento erano chiamati “malfatti”: la ricetta prevedeva l’utilizzo dell’acqua, delle uova e della farina invece delle mandorle e del pane.
A Roma, secondo la tradizione, venivano cucinati di giovedì: un detto popolare diceva così: “Giovedì gnocchi, Venerdi pesce (o anche “ceci e baccalà”), Sabato Trippa”. Al Sud invece, soprattutto in Campania, venivano preparati di domenica. Dal 1880 in poi quasi tutte le varianti degli gnocchi scomparvero, ad accezione di quelli di patate, che venivano preparati in tutte le regioni d’Italia.

Ma adesso vediamo come prepararli.

Buon appetito!

 

Gnocchi di patate

Ingredienti
1 kg Talentina
300 gr di farina
1 uovo

Portate a bollore con abbondate acqua fredda le e patate con la buccia. Quando risulteranno morbide alla prova forchetta, scolatele, pelatele e schiacciatele, aggiungete al centro il sale, l’uovo ben sbattuto e la farina.
Gli gnocchi di patate vanno impastati pochissimo, giusto il tempo di assemblaggio degli ingredienti, possibilmente quando le patate sono ancora tiepide, non bollenti, il calore favorisce l’assemblaggio. Formate quindi rapidamente una palla e assolutamente non aggiungete farina!
Tagliate un pezzo di impasto, realizzate dei filoncini dello spessore di un mignolo senza aggiungere farina, nel caso dovesse attaccare, spolveratevi solo le mani. Affettate il filoncino ogni 2 cm, in modo da ottenere dei piccoli cilindri, servitevi quindi di un arriccia gnocchi precedentemente infarinato nelle fessure. Fate scivolare il vostro gnocchetto sulla parte interna dell’attrezzo pressando leggermente con il dito indice (in mancanza dell’arriccia gnocchi potete utilizzare una forchetta), lasciate riposare all’aria per circa 20 -30 minuti. La cottura va fatta in una pentola grande e spaziosa con abbondate acqua e sale grosso, sono pronti quando salgono completamente in superficie.

Scolateli con un mestolo forato inserendoli man mano direttamente nella padella dove avete precedentemente preparato il condimento. Evitate di scolarli nello scolapasta, rischiereste di ammassarli rovinandone la forma. Mantecateli a fiamma alta per qualche minuto ancora e servite ben caldi.

 

 

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

,

Le ricette di Giuseppe Ruotolo Chef – I crocchè di patate

Secondo alcuni storici, i “panzarotti” deriverebbero dalle “croquettes di patate”, un piatto nobile della Francia angioina dell’XVIII secolo. I napoletani lo avrebbero, poi, trasformato in un cibo da gustare in strada e venduto nel “cuoppo fritto”. ( un cono di carta con all’interno un misto di frittura).

Oggi si gustano durante gli aperitivi accompagnati da un buon bicchiere di vino meglio se un rosso frizzante Gragnano “Nobiltà” dell’azienda vinicola Del Sannio.

A Napoli sono chiamanti anche “panzarotti”, forse per via della loro forma panciuta: ricordano, infatti, una “panza” morbida e tonda.

Le origini di questa polpetta fritta realizzata con patate e uovo dividono gli storici ancora oggi. C’è chi sostiene che i crocchè abbiano un’origine francese, come può far intuire il nome: deriverebbero dalle croquettes di patate della Francia angioina dell’XVIII secolo, un piatto particolarmente apprezzato dal re e dalla sua corte. Le prime ricette scritte risalirebbero, infatti, a un trattato del 1798, “Il Trattato delle patate ad uso di cibo” di Antoine Augusten Parmentier, nutrizionista alla corte del re Luigi XVI. Nel trattato si voleva rivalorizzare l’uso del tubero, allora considerato un cibo estremamente povero da dare in pasto ad animali o da mangiare in periodo di carestia. A confermare questa tesi sarebbero altre ricette d’oltralpe lasciate in eredità dagli Angioini alla cucina napoletana: tra queste ricordiamo il gateau di patate francese, argomento della ricetta pubblicata la scorsa settimana.

Secondo altre fonti, invece, il crocchè di patate sarebbe stato portato a Napoli dai conquistatori spagnoli, e avrebbe come antenato la “croquetas de jambon”. La ricetta spagnola sarebbe stata, poi, negli anni rivisitata dalle famiglie più umili napoletane che avrebbero sostituito alcuni ingredienti presenti nella ricetta originaria (il latte, il prosciutto e le uova) con le patate, il sale, il pepe e il prezzemolo. Tutti gli altri ingredienti quali uova, parmigiano per amalgamare, pan grattato per impanare e fior di latte per farcire, sarebbero stati aggiunti solo successivamente.
Che sia vera la prima o la seconda tesi non c’è dato sapere. Ma una cosa è certa: i crocchè sono di nobili origini, gustasti dal re e dalla sua corte seduti comodamente a tavola. I napoletani hanno, poi, trasformato questo cibo in uno stuzzichino sfizioso da mangiare passeggiando per strada, insieme ad altri fritti, all’interno del famoso “cuoppo fritto”, emblema dello street food partenopeo.

Il “panzerottaro” attirava l’attenzione dei passanti gridando “Fa marenna, fa marenna! Te ne magne ciento dint’ ‘a nu sciuscio ‘e viento” (“Fai merenda, fai merenda! Te ne mangi cento in un soffio di vento”). Tutt’oggi è possibile gustarli nelle friggitorie che affollano il centro storico della città.

(fonte per tradizioni storiche http://www.napolitoday.it/cucina/crocche-di-patate-ricetta-storia.html)

E’ ora di imparare come si prepara una buona crocchetta di patate, un buon panzerotto napoletano con le indicazioni del nostro Chef

Crocche’ di patate

Ingredienti

1 kg Talentine
2 Uova Intere
2 Albumi
100 g Mozzarella (asciutta)
q.b. Prezzemolo
2 cucchiai Pecorino
2 cucchiai Parmigiano Reggiano
q.b. Sale
q.b. Pepe
q.b. Pangrattato
q.b. Farina
q.b. Olio Di Semi Di Arachide

Procedimento

Lessate le patate con tutta la buccia, scolatele, sbucciatele e schiacciatele in una ciotola capiente con uno schiacciapatate. Lasciate raffreddare.
Condite le patate con il sale, il pepe, il prezzemolo tritato e il formaggio grattugiato. Unite due uova e amalgamare il tutto fino ad ottenere un composto morbido e senza grumi. Tagliate la mozzarella a listarelle e tenetela da parte (la mozzarella deve essere asciutta, quindi se utilizzare mozzarella fresca, fate sgocciolare tutto il latte).
Prelevate dell’impasto e sistematelo nel palmo di una mano, formando un incavo nel mezzo. Farcite con la mozzarella e chiudete il crocchè aiutandovi con l’altro mano, fino a formare un cilindro.
Prendete tre piatti fondi, in uno sbattete gli albumi, in un altro mettete la farina e nell’ultimo il pangrattato. Passate ogni crocchè prima nella farina, poi nell’albume ed infine nel pangrattato.
Sistemateli in un vassoio e riponeteli in frigo per circa 2-3 ore.
A questo punto si può procedere alla cottura. L’olio deve essere bollente, circa 160° ed è preferibile friggere pochi pezzi alla volta per evitare che la temperatura dell’olio si abbassi troppo. Friggete i crocchè fino a quando non saranno belli dorati. Scolateli e disponeteli sulla carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Condite con un pizzico di sale e serviteli ben caldi.

 

Le Talentine

in vendita in tutti i Conad

 

Buon appetito

 

,

Festival Internazionale del Film Corto – Tulipani di Seta Nera

TULIPANI DI SETA NERA, IL CINEMA CHE VALORIZZA LA DIVERSITA’

CHIUDE L’XI EDIZIONE AL TEATRO OLIMPICO

Dopo due giorni di proiezioni e dibattiti al Cinema Quattro Fontane si è conclusa l’undicesima edizione del Festival Internazionale del Film Corto Tulipani di Seta Nera con un sold out al Teatro Olimpico di Roma. La serata di gala è stata condotta da Franco Di Mare e Metis Di Meo con Myriam Catania e Paolo Ruffini a ricoprire il ruoli di madrina e padrino del Festival, e ha visto alterarsi sul palco importanti ospiti del cinema italiano, premiati per loro capacità di farsi portatori di valori sociali attraverso le loro interpretazioni e per il loro impegno sociale. Tra loro, Donatella Finocchiaro, Francesco Pannofino, Antonia Liskova e Ricky Memphis, Gianluca Di Gennaro e Luigi Di Cicco, figlio di un boss della camorra che ha rinunciato alla strada facile, segnata dal suo destino, per diventare testimone contro la criminalità.

Tanti gli amici dei Tulipani accorsi a sostenere il cinema sociale, tra cui Roberta Giarrusso, Marcello Ciannamea, direttore dei palinsesti Rai, Ariadna Romero, Christian Marazziti, Valeria Milillo, Laura Bortolozzi di Rai Gold, Martine Brochard, Roberto Nepote di Raicom, Janet De Nardis, Ginamaurizio Foderaro di Radio Uno e Isoradio, Paola Quattrini, Giordano Petri, Carolina Rey, Greg, Laura Cremaschi, Antonello Lauretti, Micaela Foti, Alex Migliorini, Silvia Mazzieri, Ernesto Mathieux, Alice Sabatini, Angelo Mellone di Raiuno, Nadia Bengala, Beppe Convertini, Annalisa Aglioti, Gina Amarante, Craig Warwick, Lucianna De Falco, Elvira Giannini, Pierpaolo Pretelli, Vittoriana Abate, Ester Vinci, Alena Person, Simone Gallo e Laura Squizzato.
Diversi momenti musicali hanno scandito l’evento: come quello di Silvia Salemi e Giovanni Caccamo, protagonista dell’ultima edizione del Festival di Sanremo che per la prima volta ha eseguito un medley delle sue canzoni più note al pianoforte, tra le quali non è mancata “Eterno”.

L’attore Antonio Giuliani ha messo, infine a disposizione del festival la sua magnifica verve, con la sua geometrica esuberanza avuto il merito di aver fatto sorridere tutte la platea.
Protagonista indiscusso della serata è stato però il cinema, inteso come strumento per abbattere ogni diversità, grazie ai registi finalisti, in concorso con i loro cortometraggi alla rassegna nelle due giornate al Cinema Quattro Fontane.

Il Premio assegnato dalla Giuria di VariEtà, consegnato da Elisa Costanza, è andato a “Do Ut Des” di Valentina Tomada, mentre Andrea Pintucci è stato il vincitore della sezione #SocialVideoClip TSN con il videoclip “Il paradiso è qua”, premiato da Serena Gray, conduttrice della sezione.
Ad aggiudicarsi il Premio Rai Cinema Channel è stato il corto “A me resta la speranza” di Virginia Barrett, che ha sbragliato la concorrenza in termini di visualizzazioni sul sito Internet www.tulipanidisetanera.rai.it. Per consegnare il riconoscimento è salita sul palco Federica Lo Jacono di Rai Cinema Channel, che successivamente ha dato anche il Premio Miglior Sorriso Nascente per la migliore opera prima al corto “Maramandra” di Lele Nucera, per aver affrontato, con grande ricchezza ritmica e con immagini semplici, la delicatezza e la gioia di un bambino di origine rom il cui unico desiderio è quello di poter frequentare la scuola e vivere la propria infanzia.

La serata si è conclusa con la consegna del Premio per il Miglior Cortometraggio dell’undicescima edizione del Festival. Ad ottenere il meritato riconoscimento è stato “Stronger”, diretto da Antonio Petruccelli, per lo sguardo penetrante quanto discreto con il quale ha saputo raccontare la solitudine di un bambino sensibile e la sua capacità di inventarsi un imprevedibile riscatto. Il regista è stato premiato dalla Presidente di Giuria Caterina D’Amico raggiunta per l’occasione sul palco da Paola Tassone e Diego Righini, rispettivamente Direttore Artistico e Presidente del Festival. Entrambi, salutando tutti gli ospiti intervenuti, hanno dato appuntamento al pubblico alla dodicesima edizione del Festival.

Al prossimo Anno.

 

Anastasio Raffaela

The Sun’s Smile

 

,

La Sommelier consiglia – Vignolè Falanghina Spumante Brut

Salve Amici,

per questo giorno di festa Vi suggerisco un buon spumante di falanghina dell’azienda VINICOLA del SANNIO.

Quest’azienda nasce nel 1960 nella terra del SANNIO è di certo una delle aree più affascinanti del panorama vitivinicolo campano in quanto, è dove si coltiva il 70% della produzione regionale con le denominazioni SANNIO DOP e Beneventano IGP e otto monovitigni autoctoni.
Questo spumante è 100% di falanghina.

Per salvaguardare l’aspetto aromatico di questo vino, le uve vengono pigiate con una pressa pneumatica; effettuato l’illimpidimento vengono inoculati i lieviti per avviare il processo fermentativo alla temperatura controllata di 14 c.
Così si ottiene uno spumante fine ed elegante con un buon perlage.
Dal colore bianco brillante, con sentori di frutta e fiori con una buona freschezza si abbina ai frutti di mare, crostacei e ottimo come aperitivo.

Giusto per l’arrivo della bella stagione e per brindare con gli amici.

 Cheers.

Antonella