O’ munaciell

Un tranquillo sabato, il mio sguardo incuriosito scorreva tra le pagine di Google alla ricerca di qualche notizia carina, qualcosa di interessante. In quest’era dove basta un click per aprire un mondo, pensai che la mia curiosità sarebbe stata soddisfatta proprio tra quelle pagine.

“La repubblica, cinema a Roma, la notte degli oscar, penisola.it, Napoli, Le leggende Napoletane Matilde Serao 1881”.

Il mio sangue guidò la mano sul mouse e incuriosita iniziai a leggere con attenzione.

“O’ Munaciell”, il monaciello, sarebbe un personaggio realmente esistito.

Alzai gli occhi dallo schermo del computer e con lo sguardo perso nel vuoto iniziai a rovistare nella memoria, cercai di aprire qualche cassetto chiuso da tempo. Perché avevo la sensazione di conoscere O’ Munaciello? Continuai a leggere.

“L’origine andrebbe fatta risalire al 1445, durante il Regno di Alfonso d’Aragona, quando vi fu uno dei tanti amori impossibili descritti dalla tradizione poetica e musicale napoletana, tra Caterina Frezza, figlia di un ricco mercante di panni ed il garzone Stefano Mariconda”.

Un classico i due amanti clandestini, ci scappa il morto.

“Un amore contrastato, i due ragazzi ricorrevano ad incontri clandestini. Il giovane garzone pur di incontrare la sua donna, percorreva pericolosi sentieri sui tetti di Napoli. Proprio durante una di queste notti Stefano fu aggredito e buttato nel vuoto”.

Lo sapevo finisce sempre così, ora Caterinella sarà rinchiusa in un convento dove passerà il resto dei suoi giorni.

“La salma del giovane fu inumata, Caterinella in dolce attesa chiese di essere rinchiusa in un convento, dove diede alla luce un bambino piccolo e deforme”.

Certo un po’ scontata come storia, povera Caterinella.

“Le condizioni del neonato non mutarono con la crescita. La madre, sperando in una grazia divina, prese a vestirlo con un sajo da monaco e proprio dal suo abito il popolo napoletano gli attribuì il nomignolo. Il povero fanciullo, destava disgusto e sospetto, i popolo iniziò anche ad attribuirgli poteri soprannaturali, benevoli o malevoli.

Si stava entrando nel vivo della leggenda, questo alimentava la mia curiosità.

“Dopo la morte della madre il povero fanciullo rimase solo a far fronte a quella vita difficile che il destino gli aveva riservato. Il popolo gli attribuiva ogni sorta di avvenimenti sfavorevoli, dalle malattie alle nuove tasse. Il monaciello poi scomparve misteriosamente, la voce popolare narra che fosse stato portato via dal diavolo”.

Certo più che al diavolo io avrei pensato ad altro, che il povero fanciullo fosse stanco di quella vita e che fosse andato via da quella città che non aveva saputo capirlo.

“Qualche tempo dopo furono ritrovate delle ossa attribuibili al fanciullo nano, si paventò l’ipotesi che i parenti Frezza avessero deciso di assassinarlo. Dopo la morte del fanciullo, si narra che il popolo napoletano continuò a vederlo nei luoghi più disparati dei quartieri bassi, in cui il fanciullo cercava vendetta, per questo gli furono attribuiti tutti gli eventi sfavorevoli della vita quotidiana. Dal quel momento in poi il monaciello divenne parte integrante della vita del popolo napoletano”.

Dopo aver letto la leggenda, la sensazione di essere già a conoscenza di una qualche storia che riguardasse il monaciello non sparì, ansi si fece più radicata. Sentivo mia quella leggenda e non solo per il fatto che fosse napoletana, ma come se in qualche modo l’avessi vissuta.

Allora mi dissi:” Raf dove non arrivano i tuoi ricordi, sicuramente arrivano quelli della tua famiglia”.

Pensai di chiamare zia Margherita, una delle sorelle di mia madre, che di cose ne ha vissute tante e tante ne ha da raccontare.

Zia Marga era felice di sentirmi, dopo le domande di rito:” Come stai? Stai Attenta? Hai mangiato? Mi raccomando mangia che ti servono energie”, proprio sorella di mia madre, era il mio turno.
“Zia ma tu hai mai sentito parlare del Monaciello?”

“ Eh sapessi tanto tempo fa, nonna Margherita quante ne ha passate, O’ Monaciell stev a casa Soij”.

“O’Monaciello era a casa di nonna Margherita? Quindi esiste? La leggenda del fanciullo deforme è vera? Noooo! E’ necessario un approfondimento.

Trattenni zia Marga al telefono per una decina di minuti, facendole domande e ricevendo risposte molto strane ma estremamente vere.

Quella storia iniziava un po’ a spaventarmi.

Idealmente indossai il soprabito color cammello, nella mano destra l’immancabile lente, pipa tra le labbra e iniziai le miei indagini.

Chi era nonna Margherita?To be continued

Raf
Don’t forget to smile