CAPALBIO FILM FESTIVAL

LA QUINTA EDIZIONE DI CAPALBIO FILM FESTIVAL
CHIUDE CON UN BILANCIO POSITIVO
ALL’INSEGNA DI PROIEZIONI SOLD-OUT
E PUBBLICO IN CRESCITA

Grande successo di pubblico e proiezioni sold-out per l’edizione 2026 di Capalbio Film Festival, che si è svolta dal 17 al 20 settembre. Tra cinema, arte e sostenibilità, un ricco programma di incontri, proiezioni con interpreti, registi, sceneggiatori e autori ha animato per quattro giorni la cittadina della Maremma toscana.

Appuntamento alla prossima edizione, che si svolgerà dal 16 al 19 settembre 2027.

Tra i tanti ospiti presenti quest’anno, Riccardo Scamarcio, Sophie Beaulieu, Stefano Bollani, Valentina Cenni, Lucia Mascino, Adriano Giannini, Marco Bechis, Linda Caridi, Giancarlo De Cataldo, Riccardo Tozzi, Jimmy Nelson, Niccolò Gentili, Jacaranda Caracciolo Falck, Antonio Folletto, Claudia Potenza, Gianni Ippoliti, Tinny Andreatta, Luigi Gubitosi, Cosimo Messeri e Nicola Tescari.

 

Riccardo Scamarcio, a sorpresa ha consegnato il premio all’eccellenza CFF2026 ad Riccardo Tozzi, Giancarlo De Cataldo ha ricevuto il Premio alla sceneggiatura CFF2026, Madrina onoraria della kermesse Margherita Buy.

Carlo Alberto Pratesi ha condotto il Talk con Jimmy Nelson che ha ricevuto il Premio CFF 2026 Green Ciak. Il Premio Attrice e Attore Formidabile by Pallini sono andati a Lucia Mascino e Adriano Giannini. Il Premio CFF2026 al Talento Toscano è andato al cortometraggio Marina di Paoli De Luca, con sceneggiatura di Federico Amenta. Omaggio a Tinto Brass con la proiezione de Col Cuore in Gola, nella copia restaurata in 4K dal CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, con il supporto di Netflix. Il premio Mymovies è andato Primavera di Damiano Michieletto. Il vincitore della migliore Opera prima italiana tratta da un romanzo è stato deciso dagli abbonati di MYmovies ONE.

Le proiezioni della V edizione si sono svolte al Nuovo Cinema Tirreno di Borgo Carige, mentre il Nuovo Teatro del Leccio, da quest’anno tra i luoghi del festival, ha ospitato la serata inaugurale e la serata dedicata al talk con Jimmy Nelson.

 

LIBERA DI SCEGLIERE – ILARIA FAEDDA

Sono sempre del parere che la vita non smetterà mai di regalarci sorprese. E sul mio cammino, per gioco e per casualità è apparsa lei, Ilaria. Non sapevo chi fosse, da dove venisse…. e poi una sensazione, un’energia positiva ho avvertito sulla mia pelle, che mi ha permesso di scoprire quale talento fosse. Per questo oggi scelgo di pubblicare questo suo lavoro, premiato e pubblicato.

 grazie Ilaria.

 

 

A volte va così,
tu corri ed io rimango qui.
Qui ferma ad aspettare,
qualcosa che non posso cambiare.
Le tue mani le sento addosso,
il mio pensiero totalmente distorto
e la paura di restare è la stessa che mi fa sbagliare.
Io urlo, ma non mi sente nessuno.
Mi trovo sempre davanti ad un muro,
troppo alto per me da scalare,
sono in trappola non posso saltare.
Davanti a te che mi guardi,
davanti a te che mi tocchi
ed io con forza ti tengo le mani
e tu subito mi blocchi.
In quel momento
vorrei avere le ali per guardare dall’alto,
per vivere il mio domani,
per sentirmi libera di essere felice,
per fare di me un’Araba Fenice.
Per te il mondo dei balocchi,
per me lacrime negli occhi.
L’ho capito tardi, ma ci sono arrivata
l’amore per la vita mi ha salvata
e se prima pensavo di perdere,
adesso sono libera di scegliere.

 

 

Questa poesia è il racconto di una redenzione
da un amore malato, in
cui tutto ciò che la protagonista fa, finisce per
farla sentire più piccola
e sbagliata, innalzando
la controparte maschile. Alla fine, si redime,
rendendosi conto di essere lei stessa il bene
più prezioso e comincia
a prendersi cura della
propria vita.

Fonte : Nuova accademia dei Bronzi

 

Raffaela Anastasio

The Sun’s Smile

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA D’AMICIZIA – LA FINE DEL VIAGGIO

Il sole aveva lasciato il posto alla luna come da abitudine e il nostro viaggio stava per giungere al termine.

Quel rumore, sentito qualche minuto prima,  pero’, non ci faceva stare sereni. Decidemmo di fermarci  lungo la strada su una piazzola dedicata alla sosta. Antonio apri’ il cofano per capire cosa ci fosse che non andava, io rimasi dentro osservai… Il cofano era alzato mi impediva la visuale sui loro volti, ma sentivo le loro voci, i loro commenti… Totò e Peppino, che si scambiavano opinioni senza capire un beato ciufolo. Non potevo rimanere lontana da quel teatrino, scesi dalla macchina e diedi il mio contributo..

” Raga ma che cazzo state guardando?” e  Savio ” Che cazz ne sacc ca’ nun s ver nient” e Antonio ” Raffa non infierire pure tu”.

Nonostante fossimo preoccupati, perchè quel rumore impediva all’auto di accelerare oltre un certo numero di giri cercammo di rimanere positivi. Savio iniziò a chiamare il suo meccanico di fiducia, registrammo video ed audio affinchè si potessero inviare ed avere una soluzione al nostro problema. Antonio fece lo stesso.

Conclusione?

Nessuna. C’erano pareri discordanti, ma l’opzione che piu’ aveva convinto era un problema ai freni, una qualche sorta di tubicino all’interno del meccanismo si era rotto, e portando il motore ad un certo numero di giri causava quel rumore, o forse era la turbina… insomma per me faceva poca differenza.

Non c’era nulla da fare dovevamo ripartire e stare al di sotto di 4 mila giri. Il viaggio divenne ancora piu’ lungo e faticoso per i ragazzi che si alternavano alla guida. Il mio compito era quello di distrarli e tenerli svegli…Compito facile, sapevo gli argomenti da toccare per destare il loro interesse… tra risate, sbadigli, arrivammo a Roma stremati, ma sani e salvi. Savio riprese la sua auto, e decise di rientrare  a Napoli, nonostante gli avessi proposto di riposare a casa mia prima di  rimettersi in viaggio il giorno seguente… decisione sbagliata, poichè sbagliò’ strada piu’ volte prima di immettersi in quella giusta per il rientro, arrivò’ a Napoli alle 4 del mattino. Antonio invece mi accompagnò’ a casa e si diresse poi ad Anzio.

Nonostante tutto rientrai a casa serena. Mi sentivo leggera, ero convinta, e credo anche i miei amici, che quel viaggio era stato voluto, e non eravamo soltanto in tre.. 

Qualche giorno dopo Antonio ci comunicò che aveva consegnato l’auto in assistenza..” Va vulit fa na risat.. è arrivata l’autorizzazione da Monaco per la riparazione… si è rotta la Fap, il filtro antiparticolato” e Savio ” E mo che c azzecc”

Google dice che il filtro antiparticolato è un componente dell’auto presente nelle vetture con motori a diesel, importante perchè contribuisce a ridurre le emissioni inquinanti da polveri sottili.

 

In ricordo di quella giornata abbiamo chiamato la nostra nuova chat “FRIZIONE TURBINA E FAP”

Una giornata intensa, quella che avevamo vissuto…era tutto voluto, di questo ne sono convinta.

Ringrazio te che ora sei piu’ sereno, per avermi dato la possibilità di salutarti e di viverti ancora una volta nei nostri sorrisi e nei nostri ricordi.

Ciao Mimmuz!!!

 

The Sun’s Smile

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA D’AMICIZIA 5

“Bottanuco è un comune italiano di 5 113 abitanti, della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato nell’isola bergamasca, sulla riva sinistra del fiume Adda, dista circa 22 chilometri a ovest dal capoluogo orobico, ecco cosa dice wikipedia.

Il sole ormai aveva preso il suo posto del cielo terso. Parcheggiammo l’auto in uno spazio dedicato accanto alla chiesa della cittadina. Scendendo dall’auto mi avvolse un senso di inquietudine, e non fu solo una mia sensazione. Il silenzio irreale ci travolse, e se prima si sorrideva pensando a qualcosa che era stato, ora un migliaio di domande frullavano nella nostra testa. Sembrava di essere su un set di un film, ecco si, proprio un film… ” Io sono leggenda”, Willy Smith andava in giro con il suo cane nella città silenziosa e poi all’improvviso degli strani esseri, che un tempo erano stati uomini e donne, sbucavano fuori per attaccarlo…mi ritrovai a guardarmi le spalle inconsciamente e a controllare che Savio ed Antonio mi fossero sempre accanto.

Tranquilla, troppo tranquilla Bottanuco per chi ha sangue napoletano che scorre nelle vene.

Iniziammo a fare domande in giro, a quelle poche anziane anime che sedute ad un bar bevevano il caffè, non avevamo l’indirizzo preciso, ma sapevamo che in un paesino come quello sarebbe stato facile… infatti avevamo ragione.

In silenzio seguimmo le indicazioni che ci avevano fornito, il silenzio dominava anche tra noi. Quei pensieri, quelle domande riecheggiavano nelle nostre menti…” Ma come cazzo c’ era finito qua!”. Eravamo all’esterno della sua abitazione, quei muri malandati, diroccati, stanchi, erano esattamente lo specchio di cio’ che aveva vissuto la sua anima…

Teste basse, occhi gonfi di lacrime, ci allontanammo, era ancora presto, ora dovevamo far finta di nulla e farci forza l’un l’altro. Riprendemmo l’auto e decidemmo di andare a cercare un posto dove andare a mangiare qualcosa. Entrati in macchina, ebbi la sensazione di essere protetta. Come se gli sportelli dell’auto avessero lasciato fuori quella solitudine, quel silenzio assordante che ci aveva avvolti. Respirai.

Scegliere il luogo dove ristorarci non fu facile. Chiedere a google non ci aiutò molto. Alla fine ci ritrovammo in un centro commerciale nel mezzo del nulla, a mangiare pizza e, a bere birra. Solo al pensiero di quella immagine sorrido. Tre napoletani in un centro commerciale di Bottanuco che mangiano pizza!!. Commentando la situazione, ci ritrovammo a sorridere e non eravamo piu’ solo in tre. Tra battute, amuchina, e mascherine, si era fatta l’ora di andare…

Da questo momento tutto quello che accadde sarà solo per noi, resterà nei nostri abbracci, nei nostri occhi, nelle nostre lacrime. Una cosa posso condividere: la disperazione composta di una madre, spenta da quella immensa sofferenza. Ascoltammo ed osservammo inermi, i racconti di come aveva vissuto…

Il resto fu silenzio.

Ripartimmo con l’anima in lacrime, quei ricordi e quelle domande che non avrebbero più avuto risposta. Qualcosa ruppe quel senso di irrequietezza… Il telefono di Savio squillò.

Quella frizione proprio non si trovava…

Antonio ed io in uno sguardo complice iniziammo a ridere. Una di quelle risate liberatorie, piene, vere….. era con noi.

Il viaggio del rientro fu davvero lungo, ma piacevole. Ci fermammo in un autogrill, per un caffè e per mangiare qualcosa… Savio aveva fame.  Ci posizionammo in un tavolino lontano da assembramenti che facevano sempre paura, ed i ragazzi si alternarono per andare al bagno e non lasciarmi da sola.  In autogrill entrò poi un gruppo di uomini, forse camionisti, io avevo deciso di prendere una red bull per avere un po’ di carica, mi avvicinai alla cassa e notai una cosa che mi riempì il cuore di gioia: Antonio si alzò dal posto in cui era per seguirmi con lo sguardo, ero uscita dalla sua visuale, controllava che tutto fosse a posto. Quel gesto anche se non necessario, perchè  non c’ era nulla di pericoloso, mi fece comprendere quanto avere amici come loro nella mia vita fosse davvero importante, e le distanze, il tempo, le esperienze diverse che avevamo vissuto non ci avrebbero mai allontanato veramente, la nostra una banale storia di vera amicizia…

I ragazzi erano veramente stanchi, proposi di guidare, per dare loro il cambio, ma mi dissero che piuttosto avrebbero guidato bendati… Ringraziai per la fiducia e iniziarono gli sfottò quelli nostri… solo nostri…e  tra risate e battute, ad un certo punto sentimmo un tonfo, uno ” stuck”.

” Anto meno male che è nuova la macchina, questa frizione la massacri”… ma quel rumore era altro…

 

To be continued

The Sun’s Smile

 

 

 

 

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA D’AMICIZIA 4

Savio è un rivenditore di pezzi di ricambio per auto e moto on – line, Antonio membro dell’Arma dei Carabinieri, io impiegata. Mentre Antonio ed io avevamo chiesto un permesso dal lavoro, Savio era sempre operativo. Il suo telefono iniziò a squillare dalle 8 del mattino. Un cliente aveva chiesto una frizione per una moto.  Savio iniziò a fare telefonate per cercare questa frizione che al momento in negozio non aveva… Da noi, in Campania spesso si dice ” Iniziò il cinema” per indicare qualcosa di quasi surreale. Non riuscivamo a mettere insieme un discorso che il telefono squillava “Uè Toto’ chre….e ja famm sape”, nulla la frizione non si trovava.

Mi meravigliai nel vederci cosi’ cresciuti, saggi, maturi. I nostri discorsi avevano un sapore di vita vissuta. Avevo lasciato i ragazzi della ” Miss” e avevo ritrovato degli uomini con la loro storia. Le problematiche dei quarantenni e non, sono sempre le stesse: per qualcuno la famiglia, per altri crearsela… e da questi elementi guida riuscimmo ad estrapolare dalle nostre anime cose, che forse non sapevamo di nascondere.. Ci mettemmo l’uno a disposizione dell’altra, senza remore, senza timori, senza alcuna difesa.

Il telefono squillò.

“Pronto, uè dimmi, ah nun c sta… fa na cosa chiedi a Gennaro fatt ricr o prezz e famm sape’, ok vabbuo’ grazie cia”( non c’è, fai una cosa chiedi a Gennaro, fatti dire il prezzo, poi fammi sapere, ok grazie)

Questa frizione era introvabile.

L’autostrada scorreva davanti a noi, e ad un certo punto Savio iniziò a ridere :“Anto ti ricordi quando Mimmo scivolo’, pigliaj na carut esagerat ca schiena n terr”, ( ti ricordi quando Mimmo scivolò cadde in maniera rovinosa con la schiena a terra).

Iniziai a ridere, ma non ero presente in quella data organizzata per lo show quindi chiesi a Savio di raccontarmi tutto, con l’aiuto di Antonio.

“Era uno di quei pomeriggi  in cui si stava in relax, prima di allestire la location per lo show serale, eravamo tutti a bordo piscina chiacchierando e cazzeggiando, come eravamo soliti fare, quando ad un certo punto vedemmo Mimmo avvicinarsi, con la sua camminata sgangherata da direttore/ boss dei lavori, quando improvvisamente cadde,  probabilmente a causa dell’acqua, scivolò sulla schiena, il tonfo fu forte, la risata inevitabile da parte di tutti,  che, stronzi, cominciammo a prenderlo in giro. Ma ad un certo punto un rivolo di sangue fece capolino dalla sua nuca, noi tutti, inizialmente, pensammo ad un graffietto, ma il flusso di sangue, dopo poco iniziò ad aumentare. Il volto di Mimmo da sorridente divenne pallidiccio, questo ci fece preoccupare, per cui lo soccorremmo, appurando che la caduta aveva causato un taglio. All’ ospedale diagnosticarono un bel taglio da 4/5 punti di sutura”.

 Iniziai a ridere senza sosta ed i miei amici con me, di questo aneddoto ne avevo sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto i dettagli come in quel momento.

In quell’ auto si respirava serenità, fino a quando un cartello autostradale indicò ” Bottanuco”. 

Un brivido gelido corse sulla mia schiena, e non fui l’unica ad avere una strana sensazione… in auto per qualche minuto …il silenzio, che fu interrotto da uno squillo : “Dimmi Genna’, no Toto’ nun a truvat nient, e ja famm sapè ti chiamm aropp”.(Dimmi Gennaro, non tot’ non l’ ha trovata, fammi sapere ti chiamo dopo)

Il sole era ormai alto, il cielo era terso. 

BENVENUTI A BOTTANUCO

Eravamo arrivati!

To be continued

The Sun’s Smile

 

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA – 3

Il sole ancora riposava e Roma era in silenzio.

Savio si trascinava con gambe pesanti e occhi gonfi, Morfeo gli stava ancora attaccato. 

Una mattina di luglio l’aria era frizzantina.

Il motore della  Fiat 500, presa a noleggio da Savio, scaldò i motori, cintura di sicurezza allacciata, e partimmo. 

Avevamo appuntamento con Antonio, in “culandia”, termine che uso spesso per definire le distanze, insomma in un posto lontanissimo.

In auto si chiacchierava delle solite cavolate, e Savio aveva fame, vuole fare colazione. Ma ovviamente non ci sono bar nei dintorni dove poter attingere del cibo, per cui decidemmo di parcheggiare ed attendere Antonio che intanto aveva inviato un messaggio:

“ragazzi temporeggiate un attimo arrivo per le 5.45”

“Che cazz amma temporeggia stamm gia ca”, che tradotta sarebbe ” non c’è da temporeggiare siamo arrivati già.

Nell’attesa Savio ed io non uscimmo dall’auto, eravamo circondati dalle zanzare, convenimmo che era il caso di restare in macchina ed ascoltare un po’ di musica fino all’arrivo di Anto.

Un flash da fari ci distolse dalle nostre conversazioni, e dai ricordi. Antonio era arrivato.

Credo che quello che successe non potrò mai dimenticarlo…

Savio ed io uscimmo dall’auto, Anto ci venne incontro, e senza dire una parola, senza un fiato, ci abbracciammo, un abbraccio tra noi amici fraterni, un abbraccio lungo intenso, conteneva tutto, tutto quello che noi eravamo stati, quello che eravamo…L’energia dei ricordi scorreva attraverso le braccia da corpo a corpo…

” Salvatò ja prendiamo la mia, è piu’ comoda”.

Anto aveva un auto assolutamente piu’ comoda per un lungo viaggio, BMW Serie 3 Touring, acquistata da poco, ci raccontò infatti che era un suo desiderio da tanto tempo, e dopo enormi sacrifici economici era riuscito ad acquistarla usata.

Impostammo il navigatore… arrivo previsto ore 12.30 circa.

Partimmo, che il sole iniziava a fare capolino, Savio aveva fame, lo tenni a bada con una barretta proteica, che non apprezzò, ma almeno si calmo’…

La strada scorreva veloce…i paesaggi apparivano e sparivano come in delle diapositive…eravamo noi 3, la strada ed i nostri ricordi.

il sorriso del sole ora era su di noi.

 

to be continued

The Sun’s Smile

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA – 2

Mi è stato detto spesso: ” A vit è n’affacciat a na finest”… la vita è un’affacciata alla finestra. Ho compreso perfettamente il significato di quella frase. Quel giorno mi è stato ancora di piu’ chiaro.

Lasciato il locale, “075” il sole aveva lasciato lo spazio alla luna, e le stelle avevano ricoperto il cielo di Roma. La zona in cui mi trovavo, Circo Massimo, ha delle zone d’ombra, per meglio dire, dove la luce artificiale impatta poco sull’ambiente circostante, e le stelle, puoi vederle alzando semplicemente lo sguardo.

Decisi di accomodarmi sulle scalette, e quasi inconsciamente cercai una canzone che mi regalò un sorriso ” Certe notti” di Ligabue, la colonna sonora di estati meravigliose.

Alzai lo sguardo alle stelle, “non si puo’ restare soli certe notti qui…… ci vediamo da Mario prima o poi!”.

Un’ inevitabile lacrima dispettosa, corse leggera sul mio viso, la rimossi con rabbia dalla guancia, non era il suo momento.

Ormai ero lì da ore, avvolta dall’abbraccio della notte, lo sguardo costante alle stelle, chissà forse per individuarne una in particolare, ma iniziai a fare un gioco. Iniziai ad unire le stelle creando dei disegni, come quel gioco che si trova sulla settimana enigmistica, credo si chiami “pista cifrata2, in cui bisogna seguire i numeri ed unirli per creare una figura.

Un furgoncino, quello che usavamo per le nostre trasferte… un costume quelli che indossavo durante le sfilate, le note musicali…le passerelle…. mani che applaudono…premi, coppe , targhe…sorrisi… in ognuno di quei disegni c’era qualcosa che mi ricordava un evento, anzi un attimo meraviglioso di gioia.

Nonostante non avessi alcuna voglia di rientrare, sollevai il culo dalle scale e mi diressi verso il motorino parcheggiato poco distante…Intanto scrivevo messaggi a Savio che mi aggiornava…e nell’ultimo messaggio :”Mi organizzo passo a prendere te ed Antonio a Roma”, senza esitare risposi ” Ok”.

Il rientro a casa fu strano, mi sentii vuota, mi lanciai sul divano e cercai alcuni messaggi della nostra chat  “Miss mia cara Miss”, (noi c’eravamo conosciuti proprio grazie ad un concorso di bellezza ” Miss Tirreno”). Quella chat era un disastro non c’era una frase senza una parolaccia o doppi sensi… o senza qualcosa che non si riferisse al mio fondoschiena…un modo di scherzare solo nostro, una complicità unica. Ne avevo già parlato in un altro racconto A 21, un’amicizia con la A maiuscola, che prontamente ripescai nel mio blog e rilessi.

Il campanello suonò, alla porta Savio.

Era lì, stanco gli occhi persi, doveva riposare. Dopo qualche chiacchiera gli dissi che era ora che andasse a dormire, mi rispose che si sarebbe dato prima una rinfrescata.

Stavo smanettando con il telecomando per trovare qualcosa che potesse attirare la mia attenzione, ovviamente non trovai nulla… ma qualcosa invece dopo poco ….accadde.

Vidi uscire Savio dal bagno, che indossava il suo pigiama e…il mio sguardo cadde sulle ciabatte.

Esplosi in una risata fragorosa. Non riuscivo a respirare, non riuscivo a parlare… La faccia di Savio era quella di Salvatore, basita, non capiva cosa avesse causato quella risata.

Le ciabatte… quelle ciabatte erano…mostruose.

Tra un sorriso e l’altro provai a spiegargli che quelle ciabatte erano orribili, gli davano un’aria da anziano signore in pensione… Savio era perplesso.

Si lo so, forse io sono l’estremo opposto, che invece sono sempre scalza e odio ciabatte e pigiami, ma quelle ciabatte …

Savio con qualche battuta, di quelle che solo noi possiamo comprendere, si tirò fuori da un leggero imbarazzo e disse:

“Metti la sveglia”.

Cosi’ feci posizionai la sveglia alle 4.00 del mattino continuai a pensare a quelle ciabatte.. continuai a ridere in silenzio.. erano proprio brutte. Ringrazia però quelle ciabatte che mi avevano alleggerito il cuore, in qualche modo.

Non chiusi occhio quella notte,

La sveglia suonò alle 4.00 del mattino.

Si parte: destinazione Bottanugo. 

to be continued

 

The Sun’s Smile

 

 

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA

Venerdì 10 luglio 2020.

Una lunga giornata di lavoro è terminata e con essa si chiude una settimana intensa. Ore 18.30 via dall’ufficio corro a rilassarmi, a staccare il cervello in un posto che adoro “Circo Massimo” una zona di Roma. Qui c’ è un pub che si chiama “0.75”, un vecchio amico mi ci portò tempo fa per prendere una birra, e da allora è diventato il Mio posto del cuore, e per la location che al tramonto è pazzesca, e per la buona birra alla spina ( la weiss la mia preferita).

Mi piace la routine del venerdì in estate. Stesso posto, stessa birra, stesso blocco per gli appunti e il sorriso del sole al tramonto.

Mi accomodo ad un tavolo esterno, scelgo sempre il tavolo all’angolo che dà sulla strada e sul tramonto, ordino la mia Weiss,  il blocco per gli appunti è pronto, scelgo la musica …un respiro per scrollare via le energie negative accumulate ed inizia il weekend nella mia testa.

Penso ai sorrisi di circostanza che ogni giorno appaiono sul mio viso, alla pazienza, ai vaffanculo bloccati nello stomaco.

Sorrido.

Penso che l’estate, nonostante il caldo , abbia un fascino diverso, una sensazione di risveglio per tutto…i sensi acquisiscono informazioni in modo diverso… ma non lo so, non riesco a spiegarlo.

Cazzeggio con il telefono, faccio foto, e la birra fredda è una goduria, inevitabilmente la penna scivola sul blocco e non ho più il controllo…

Come guidata, posseduta da un’anima esterna, la mia mano compone parole, frasi e le pagine improvvisamente sono imbrattate di inchiostro, la mia playlist intanto suona – Folha de Jurema..

Una telefonata interrompe quella trance.

La voce dall’altra parte mi comunica delle informazioni, ha il respiro spezzato, faccio domande ma preferisce  tagliare corto…Savio mi dice “ti aggiorno più tardi”.

Il mio sguardo fisso, forse nel vuoto, i miei occhi reagiscono solo al tramonto… e poi un gesto….

Alzo in alto il bicchiere delle birra..

” A te amico mio!”.

 

to be continued

The Sun s’Smile

Il TEMPO – EPILOGO

“Da quel giorno sono rimasto nel retrobottega quanto più potevo. Mio zio era felice che io leggessi e non gli importava che non gli dessi una mano con i clienti. E’ sempre stato gentile con me. Mi portava il pranzo, spesso era la frittata di pasta che aveva preparato la zia. Le uniche raccomandazioni erano ” Non ti sporcare, mangia piano e stai dritto con la schiena altrimenti t’ ven o scartiell’ ( ti viene la gobba)”.

Io gli sorridevo e annuivo.

Avevo trovato il mio angolo di felicità, ero affamato di sapere, di conoscere. Quei fumetti mi diedero nuova linfa, nuova energia e resero le mie vacanze molto piu’ interessanti.

Trascorrevo intere giornate nel retrobottega e spesso non mi rendevo neanche conto di che ore fossero. 

Un giorno mio zio venne a chiamarmi cinque minuti prima della chiusura e mi trovò sdraiato sul pavimento intento a leggere non so quale numero di Topolino.

“Giovanotto ti vuoi ammalare? Forza su alzati che dobbiamo chiudere”. Mi alzai, memorizzai la pagina a cui ero arrivato nella lettura e sistemai il fumetto al suo posto. Ricordo che mio zio mi chiese anche se avessi voluto portarlo a casa, ma io risposi di no, il retrobottega era il mio posto magico, ma questo non glielo dissi mai.

Le notti trascorrevano sempre molto lente… il giorno tardava ad arrivare, o almeno questa era la sensazione che vivevo. A parte una notte, una in particolare…

Come ti ho detto dormivo con le mie cugine, gli zii avevano aggiunto un letto nella stanza. Io ero sotto le coperte, e ricordo che mia cugina più grande iniziò a spogliarsi per indossare il pigiama….forse credeva che io stessi dormendo, e non la feci mai dubitare del contrario. Devo ammettere che non fui carino, ma da ragazzino curioso, sbirciai.. 

Dalla finestra entrava la luce fioca della luna, e nel vetro si rifletteva l’ immagine di mia cugina. Sbottonò la camicia sul petto, poi i polsi, la fece scivolare sulle spalle e poi con cura la sistemò sullo schienale della sedia vicino al letto. Per la gonna invece fece un movimento strano, ritirò la pancia e fece ruotare il dietro della gonna davanti per poterla slacciare, lasciandola cosi’ cadere sul pavimento. Io osservai quasi trattenendo il respiro, a parte mia madre non avevo visto altre donne in intimo. Sistemata la gonna anch’ essa sulla sedia, slacciò il reggiseno, in quel momento probabilmente arrossì e chiusi gli occhi per un attimo e quando li riaprì, vidi quella morbida immagine riflessa nel vetro della finestra. Oggi rivivo quelle emozioni e credo di poter dire che forse in quel momento ho imparato ad amare la bellezza delle donne…. Mia cugina poi indossò la sua camicia da notte, con entrambe le mani tiro’ via i capelli, li portò su di un lato, sollevò le lenzuola e si coricò.

Un grosso respiro e l’ultimo sorso di birra…

” Scusa mi sono perso, ma ci sono delle cose che rivivo con piacere”.

” Non ti preoccupare sono dei ricordi bellissimi ed è bello che tu li abbia così vividi nella tua memoria”

“Dopo quella notte, quasi insonne fui il primo a svegliarmi in casa, apparecchiai la tavola per la colazione aspettando che zia si alzasse. Ovviamente fu sorpresa di vedermi già pronto in cucina, mi diede un bacio sulla fronte iniziò a preparare. Questa volta alle 6.20 ero io che aspettavo zio sulla porta.

” Giovanotto allora vuoi rubarmi il mestiere e andiamo va”.

Quel giorno zio  mi raccontò di quando anche lui era bambino come erano diversi i tempi…e anche lui andava sempre a lavorare con il papà e l’edicola infatti era una di quelle eredità di famiglia tramandate di padre in figlio.

I miei ricordi viaggiavano instancabili…

Mentre l’uomo senza volto parlava le mie mani presero dalla borsa situata alla mia destra, un pezzo di carta ed una penna.

“Dopo aver effettuato tutto l’iter dell’apertura mi rinchiusi nel retrobottega, ero un ragazzino davvero felice, sai perchè? Lo zio per evitare che mi raffreddassi aveva appoggiato sulla scala/sgabello un plaid e a terra aveva messo un tappeto enorme con un’abat jour da scrivania,  mi chiesi quando aveva avuto il tempo di farlo senza che me ne accorgessi, era tutto perfetto… corsi fuori lo abbracciai e ritornai a leggere.

Purtroppo le vacanze stavano volgendo al termine, un po’ di malinconia iniziava ad appesantire il mio cuore. Erano trascorsi tre mesi, ma per me era trascorso un giorno. 

Senza dar tanto peso al gesto, come se fosse automatico rimisi il pezzo di carta in borsa.

I saluti nella mia famiglia erano come quelli dell’arrivo, tutti a casa, ognuno mi lasciò del cibo che a loro dire non avrei ma trovato a Roma, baci, abbracci e i soliti pizzicotti sulle guancia che mi avrebbero lasciato il segno per qualche giorno”.

La macchina era pronta.

Erano tutti in fila sull’uscio per salutarmi, anche mia cugina quella grande, che ormai non riuscivo più a vedere vestita… “

Sorrise…

“Mio zio era commosso, mi abbracciò forte e mi diede uno zainetto, e mi disse di aprirlo solo in macchina e che era un nostro segreto. Lo abbracciai e lo ringraziai.

Intanto l’uomo chiese il conto….

Il viaggio di ritorno fu veramente lungo, ma poi ricordai dello zaino che avevo posto nel sedile accanto e lo aprì.”

Ecco il conto, ringraziammo il ragazzo che si allontanò.

“Sai cosa c’era nello zaino?”

“Posso immaginare” dissi.

“Esatto, lo zaino era pieno di fumetti e almanacchi e zio mi aveva lasciato anche un biglietto in cui scriveva di fargli sapere quando avessi finito così mi avrebbe mandato altri volumi. Ero un bambino fortunato e felice.”

L’uomo pagò il conto. Lo ringraziai.

“Sai forse quelle vacanze hanno un pò cambiato il corso della mia vita… il tempo mi ha aiutato a capire  molto…”

Ti capisco e concordo il tempo passa, non gli si dà mai la giusta importanza, siamo legati ai nostri ricordi, quelli che ci hanno fatto diventare come siamo… proprio per questo poi io ho deciso di scrivere dei racconti, per tenerlo sempre presente… sai che ti dico, potrei scrivere un racconto anche su questa storia…

” Ne sarei felice”.

“Bene intanto ho preso appunti”.

 Finalmente i miei ricordi mi diedero nuovi occhi…

Vidi il suo sorriso per la prima volta. Lo vidi e con esso i suoi occhi…

 

…

Il vinile terminò i suoi giri, il bicchiere di vino ormai era vuoto, la luna sorvegliava le stelle.

Spalancai gli occhi e sorrisi… 

Tra le mie mani ancora quel foglio sul quale avevo preso appunti delle tre parole che potessero indicarmi la strada da seguire…

bambino

retrobottega

fumetti

Adesso so chi sei!!

 

The End

 

The Sun’s Smile

 

 

IL TEMPO – PARTE 6

Se penso a come tutto questo è iniziato…

Un banale foglio nel mio diario capitato per caso tra le mie mani…

Le  tre piccole parole che hanno guidato la mia ricerca…

Rilassata in balcone mi accorsi che il sorriso del sole non accarezzava più la mia pelle, e la luce brillante stava cedendo pian piano il posto al tenero sguardo della luna.

Non volevo perdere quei ricordi che affioravano lenti, e allora lasciai che la notte calasse e continuai a respirare…

“Attraversai nuovamente la porticina che dava sul retrobottega, riaccesi la luce con un click ed un mondo nuovo mi si presentò.

Pile e pile di giornali, organizzati in maniera impeccabile, di solito si pensa che un retrobottega sia un po’ lo sgabuzzino delle rimanenze dei giornali e delle riviste, invece era tutto perfettamente in ordine, pulito e quell’odore di carta stampata mi inebriava. Zio aveva organizzato tutto in un ordine preciso. Iniziai a curiosare e mi accorsi che tutto era sistemato per data e per tipologia. Ad esempio nell’angolo subito dietro alla porta c’erano delle riviste d’epoca, imbustate e sullo scaffale c’era un cartellino “riviste a partire da 1920″… pazzesco, pensai….con estrema cautela iniziai a sfogliarne qualcuna…

Sai, credo che fu allora che iniziai ad amare la carta stampata… i libri. Fu per me un’emozione sfogliare giornali di 10, 20, 30 anni prima. Nello scaffale posto nel mezzo del retrobottega c’erano tutte le riviste periodiche, settimanali e mensili, che zio non vendeva, ma che conservava forse pensando che qualcuno avrebbe potuto sempre richiedere. Ma ricordo come se fosse ora, mi voltai e nell’angolo cieco della stanza, illuminato appena dalla luce artificiale, c’era un cartello che zio aveva posizionato per sua comodità : “Fumetti topolino da 1 – 60 ” “Fumetti topolino da 60 – 120” etc. Ne avevo sempre sentito parlare ma i miei genitori non avevano ritenuto opportuno che io mi dedicassi a quel tipo di letture.

L’uomo senza volto aveva un’abilità nel trasmettermi tutto il suo entusiasmo in quelle parole ed i suoi respiri erano più concitati…. ma cazzo non riuscivo proprio a vedere e a ricordare i suoi occhi..ma sentivo, sapevo che brillavano.

 

“Lentamente mi avvicinai, come se avessi timore, ecco non so dirti, ma fui sommerso da varie sensazioni, quell’emozione la sento ancora oggi”.

… La sentivo anche io…

“Mi avvicinai, tesi la mano verso lo scaffale ed improvvisamente una voce, ritirai la mano furtivamente”.

” Giovanotto tutt a post li dietro?”

” Si zio tutto bene qui dietro è fantastico”

” E vabbè non fare guai poi mi dici”.

“Non ero più nella pelle, con cautela decisi di porre il mio dito indice sul primo volumetto, facendo pressione alla base ed inclinando l’angolo superiore per poi estrarlo.

 

Era nelle mie mani… ero felicissimo, era una reliquia. Mi guardai intorno e cercai un luogo idoneo dove accomodarmi. Una scala/sgabello appoggiata ad un pilastro faceva al caso mio. Mi adagiai sulla parta più ampia, piedi sui gradini e mi immersi nel meraviglioso mondo dei fumetti di Topolino. Era tutto nuovo, i disegni, le vignette, i personaggi, non trascurai nella  lettura nessun particolare, e poi la carta un pò ruvida tra le mie mani. Iniziai a leggere il tempo si fermò!

Un brivido corse sulla mia pelle e mi accorsi che era ormai notte fonda. Ero immersa nei ricordi, come in una vita parallela vissuta chissà quando e chissà dove…

Rientrai in casa, mi versai del vino rosso, scelsi un vinile, Amy Winehouse at the BBC,  cercai  qualcosa per coprirmi,  e mi avvolsi in una morbida coperta di pile. Mi appoggiai alla colonna vicino al giradischi e dondolandomi tenevo il tempo della musica, scivolai poi accovacciandomi a terra, testa indietro e la mia mente riprese a ricordare…

 

To be continued

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