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27 – 2.2

Giungemmo lì dove la Route 66 terminava: Santa Monica.

Fu così chiamata dagli spagnoli che visitarono l’area in cui sorge la città nel giorno dedicato a Santa Monica.
Era diversa dal mattino, quando l’avevamo visitata. Ora aveva un fascino particolare.
La luce del sole donava un particolare scintillio alle piccole onde del mare che si infrangevano sulla battigia, come se all’interno di esse ci fossero dei piccoli diamantini, dei piccoli punti luce, che venivano poi lasciati sulla sabbia e ad intermittenza brillavano.
Migliaia di persone correvano per raggiungere il punto migliore in cui poter assistere a quel miracolo quotidiano che la natura regalava.
Noi facemmo lo stesso.
Ed era lì maestoso, fiero, il sole giunto alla fine della sua giornata di lavoro. Il suoi colori brillanti, incandescenti, rapivano il cuore.

Istanti brevi, ma così intensi. Ebbi la sensazione che quel pezzo di mondo si fosse fermato.
Solo il mio respiro scandì quel tempo, fintanto che il sole non baciò il mare e scomparve.

Poi come uscita da un’ipnosi, le uniche parole a cui riuscì a dare forma furono:
“Che meraviglia”!
I commenti con la mia crew furono interminabili… uno spettacolo fantastico.
Altrettanto piacevole fu visitare e fotografare quel molo, il Santa Monica Pier.
Il cinema, la tv mi avevano inondato il cervello di quelle immagini, ed ora ero lì, i miei occhi non avevano filtri.

Ero così emozionata, che dissi all’Avvocato:
“Fra mi sto commuovendo”, lui .” Perché?”, alzai le spalle e per me la risposta fu così semplice:” Perché ho la possibilità di essere qui in questo momento, in questo preciso istante della mia vita”.
Era ancora il giorno del mio compleanno.
I miei sensi erano super attivi per cogliere suoni, voci, le persone, il mare, i profumi, il vento, i colori.

Artisti si esibivano con gioia davanti ad un piccolo gruppo di persone, attente e sorridenti.
I bambini correvano da un gioco ad un altro, di tanto in tanto chiedendo un pacchetto di popcorn facendo sentire la loro voce.
Noi eravamo immersi in tutto questo, non potevamo non immortalare la nostra felicità.

Una giornata intensa di emozioni sensazioni che ridestavano in me il senso della vita, la voglia di viverla, la curiosità di sapere, di vedere con tutte le energie possibili.
A proposito  di energie, era ormai ora di cena, la cena del mio compleanno organizzata da Gigi a Beverly Hills.
Rientrati in Motel ad Hollywood, rinfrescati, vestiti di tutto punto, andammo a cena.
Una napoletana non poteva festeggiare il suo compleanno in un posto qualsiasi…
Pasquale a Beverly Hills,  Pasquale a Beverly Hills ci aprì le porte del suo ristorante, dove accoglienza e cibo erano proprie di un napoletano doc, trapiantato da 30 anni a Los Angeles.

Quella sera mangiai divinamente, il dialetto di Pasquale musica nel mio sangue.

Quel giorno stava giungendo ormai al termine, il compleanno più lungo e più intenso che io abbia mai vissuto. Non avrei potuto chiedere di meglio.
Hollywood, Santa Monica , Venice, Malibu…immagini scolpite sulla mia pelle, marchi nel mio cuore, cibo per la mia anima.
Quella notte trascorse lenta e dolce, il sorriso non lasciò mai il mio viso, un altro giorno stava per arrivare …la mia avventura nel paese a stelle e strisce aveva un sapore ancora più dolce intenso
e non era finita…

Raf
Don’t Forget to smile

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27 – 2.1

“Humaliwo” “L’onda scroscia rumorosamente” è così che veniva chiamata dai Cumash, una tribù di nativi americani.

Malibu.

Il sole continuò ad accompagnarci quel giorno. Tutti in macchina percorremmo una strada lunga, ampia. Le montagne incontravano il mare. Durante il viaggio Gigi, che ormai aveva una certa padronanza della zona, ci raccontò aneddoti sulle case dei “V.I.P.”e  la possibilità di vederne qualcuno passeggiando semplicemente sulla spiaggia. Ero affascinata dalle enormi case che si presentavano davanti ai miei occhi in diverse forme e colori, poste ad un soffio dal mare e la mia immaginazione mi portò su una veranda di una di quelle meravigliose case in compagnia di una birra ghiacciata, ad ammirare il sole che lasciava il posto alla luna e le onde del mare accompagnavano il momento con la loro dolce e rilassante musica…

“Uè Questa è la casa di Paris Hilton”, la voce di Gigi mi distolse dal sognare ad occhi aperti e mi riportò in macchina.

“ Paris usa questa casa per dare tante feste, c’è sempre un sacco di gente, e noi facciamo le foto”.

Arrivati in un grande parcheggio, lasciammo la macchina e ci dirigemmo in una piccola locanda a pochi passi dal mare. Si accedeva attraverso una porta in legno che all’apertura emetteva uno strano cigolio.

Un potpourri di odori si fece spazio nelle mie narici dal pesce alle patatine fritte, il profumo di cipolla misto ad altre spezie era predominante.

Grandi lavagne indicavano le varie opzioni per sfamarsi, dal riso al pesce fritto, verdure, purè di patate e non poteva mancare la pasta.

Decidemmo di godere ancora del sole sistemandoci per il pranzo nei tavoli all’aperto.

Era il pranzo del mio compleanno.

Tutto era così perfetto il posto, la compagnia che le verdure lesse che avevo ordinato sembravano anche buone. Finita la birra era tempo di visitare il molo.

Una grande insegna ci accolse all’ ingresso.

Al centro la grande passerella di legno, ai lati graziosi locali dove era possibile sostare per un aperitivo.

Mi mossi in esplorazione perdendo di vista per qualche tempo i miei compagni di viaggio.

Arrivai a metà della passerella e notai piccoli negozi “bio” in cui si aveva la possibilità di acquistare deliziose piantine di erbe aromatiche e frutta e verdura: “Fantastico! “pensai.

Superati i negozi, sia a destra che a sinistra, tramite dei gradini, era possibile salire su un terrazzo meraviglioso, elegantemente arredato. Adorai le piccole luci sistemate tra una torretta ed un’altra…e poi l’infinito… innanzi a me l’oceano.

Impressionata da quella immensità, sostai per qualche minuto, incantata dal sole che poco alla volta stava raggiungendo il mare.

 

Ritrovai i miei compagni di viaggio e ascoltai le loro conversazioni sulle case dei V.I.P., Gigi dalla postazione in cui eravamo le riconosceva quasi tutte.

Purtroppo era tempo di andare, ci attendeva il famoso tramonto a Santa Monica.

Ripercorremmo il molo al contrario e con la gioia nel cuore lasciammo quel posto meraviglioso. Una nuova incisione nella mia anima.

Immersi nel traffico dell’orario di punta, cercai di fissare ogni immagine, ogni sensazione provata, ogni emozione, affinché potessero essere indelebili nella mia memoria.

Il mio sguardo volgeva fuori, attraverso il vetro del finestrino dell’auto, un uomo che ballava per strada, le sue movenze sembravano essere scandite da un tempo ben preciso, muoveva il capo da una parte all’altra e lasciava che i suoi arti si muovessero liberi. La musica che accompagnava la danza di quell’uomo, non era udibile dalle mie orecchie, né da quelle di qualcun altro, ma il senso di libertà quella danza emanava era quasi tangibile, potevo sentirlo come un’onda travolgente.

 Un cartellone pubblicitario: “Malibu is a Lifestyle”.
Forse era vero.

Raf

Dont’ forget to smile

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27- 2.0

Avevo 19 anni quando decisi che non avrei più festeggiato il mio compleanno. Brutti ricordi erano legati a quel 27 Febbraio.
Sguardi spenti, rabbia nel cuore, spalle irrigidite dal dolore.
Poi qualcosa è cambiato.
La consapevolezza di aver avuto la fortuna di poter vivere in quel giorno e nei successivi altri giorni ha fatto in modo che io gioissi di quella data, ma, mai avrei creduto di festeggiarlo così proprio come l’avevo sognato, alla scoperta del mondo.

I Romani festeggiavano il “dies natalis” (giorno di nascita) di imperatori, divinità e di particolari eventi importanti.
I Sovrani del Regno Unito, Olanda e svariati altri usano festeggiare, come da vecchie tradizioni, i loro compleanni per più giorni, ecco quello che era venuto fuori con una piccola ricerca on line e qualche reminiscenza scolastica
Il mio compleanno fu degno di Re e Regine, non accompagnato da sudditi ma da amici sinceri.

Los Angeles offriva varie possibilità per rendere quel giorno meraviglioso, poi cacchio ero nella città degli angeli quello mi bastava.
La notte del 26 febbraio, si chiacchierava al Party di Pascal. L’Avvocato ed io vestiti di tutto punto per la nostra prima serata mondana, iniziammo a prendere confidenza con l’ambiente, non avemmo difficoltà ad amalgamarci con le persone che abitualmente calcavano il Red Carpet.

Gigi teneva d’occhio di continuo il suo orologio.
Seduti al bancone del bar del ristorante il ” Trastevere”, iniziammo ad ordinare da bere ed un urlo mi spaventò:
” AUGURIIIIIII!”
” Cacchio grazie ma così rischiavi di avere una festeggiata infartuata”.

Erano le ore 00.00 del 27.02. in Italia le 9.00 AM.
Si dava inizio alle danze!
Il tintinnio dei cubetti di ghiaccio nei bicchieri, colmi di Rum e Coca- cola, gentilmente serviti da Nina, uniti nel brindisi erano la colonna sonora perfetta per i sorrisi e gli sguardi felici di quegli attimi… il mio cuore accompagnava di buon grado quella melodia.

Il compleanno era iniziato nel migliore dei modi sarebbe continuato ancora meglio.
Torta e spumante questo era il mio primo desiderio da trentasettenne.
Come se avessi avuto la bacchetta magica tra le mani … mi ritrovai catapultata nel fantastico telefilm degli anni 80′ “Happy Days” a mangiare apple pie e bere prosecco.
La notte sembrava infinita, trascorreva lenta.
Attimi intensi, leggeri scivolavano sulla mia pelle, lasciando però segni indelebili nel mio cuore.
Il giorno si affacciò lento sui nostri occhi.
Carica come se avessi dormito due giorni di fila, ma invece solo per poche ore, ero pronta.
In macchina, direzione Santa Monica, Venice, Malibu.
Il mio cuore non poteva essere più felice, i miei occhi stavano appurando che quei paesaggi per anni visti nei films esistevano davvero.
Immense spiagge, palestre a cielo aperto, campi di basket, intere famiglie che si spostavano in bici..
L’immenso , vasto oceano..
Ero senza parole.
Estasiata, non sapevo dove guardare, prima a destra dove un’artista di strada intonava “Wind of change”, poi a sinistra negozietti che vendevano qualsiasi cosa anche la marijuna dietro prescrizione medica, poi ” Optimus Prime” meritò la mia foto.
Il sole come sempre al mio fianco mi sorrideva e donava vita, togliendoli dall’ombra, a bellissimi Murales che decoravano facciate di alcuni palazzi. Dei capolavori. Opere d’arte ben impressi nella mia memoria.

Era tutto così irreale, ma vero.


Quello era il mio giorno. Giocai a fare la Diva, Gigi in questo fu mio complice.
Era ormai ora di pranzo. Malibu mi aspettava, aveva in serbo per me molte sorprese.

Raf
Dont’ forget to smile

to be continued

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Enjoy

Ogni vacanza che si rispetti deve avere il proprio “tormentone”. Spesso è la musica che la fa da padrone imponendo un motivetto ascoltato in un determinato istante che ti ricorda quella determinata vacanza.
E’ stato così per il viaggio in Sardegna con Io ti Aspetto di Marco Mengoni, Sicilia Firestone,
per il viaggio in Florida con Wake Me Up di Avicii e per tante altre splendide vacanze.
I miei sensi erano in attesa di captare quello che poteva essere il ” tormentone” del mio viaggio nella città degli angeli.

Sveglia all’alba  causa del jet lag, in ogni caso dormire mi sembrava una perdita di tempo, sostavo all’ingresso della mia stanza quando ancora il sole non era alto e la luce appena accennata. Mi piaceva godere di quel momento tutto mio per assaporare ed immergermi nei profumi della città dei sogni ed ascoltare.
Quegli attimi di solitudine duravano poco.
Ad uno ad uno i compagni di quel folle viaggio levavano la testa dal cuscino ed un motel di Hollywood diventava un angolo di ” via riviera di Chiaja”  ( Napoli). Dopo aver bevuto uno di quei lunghi caffè, mangiato un “dunat”, ( meravigliose ciambelle ricoperte di dolce glassa) e   aver messo a punto l’organizzazione e le mete da visitare eravamo pronti: ero pronta per riempire i miei occhi ed incidere la mia anima.

Il sole stava prendendo possesso della sua posizione nel cielo e riscaldava i nostri cuori. L’Avvocato aveva deciso che il modo migliore per sentirsi parte di quella terra era esplorarla correndo. Attraversati uno o forse due semafori, ci dirigemmo verso un parco vicino “ Runyon Canyon Park”.

La strada sterrata e tutta in salita ci mise a dura prova, le intere giornate trascorse in ufficio a Roma non avevano sicuramente allenato le nostre gambe. L’entusiasmo e la curiosità di vivere quei luoghi non ci demotivò dalla piccola “scalata”, l’Avvocato impavido mi disse con occhio fiero:

” Raf io ora vado, vado forte”.

“Perfetto ci becchiamo su”, gli risposi, anche se immaginavo cosa sarebbe successo dopo poco.

L’Avvocato iniziò a correre, io a godermi ogni passo, ogni respiro.

La musica accompagnò quei momenti. Ero estasiata. Ero circondata dalla bellezza, la natura mi accompagnava in ogni passo. Ero attenta a scorgere tutti i particolari. Non volevo che mi sfuggisse nulla.

Molte persone erano lì in quel parco, giovani bellissime ragazze, che indossavano pantaloncini e top. I capelli sciolti, fluenti, in balia del movimento del corpo, i loro fisici perfetti.

I bellissimi, ma non in alta percentuale, uomini,che con il mento alto, occhiali da sole, falcata fiera mettevano in bella mostra quegli addominali quasi improbabili, scolpiti nella pietra.

Ho provato   una seria invidia in quei momenti e mi sentivo in colpa per aver mangiato patatine e nutella nei giorni precedenti guardando la tv. Trattenni il respiro per ritirare la pancia e continuai a camminare. Il sole iniziava a prendere pieno possesso della sua posizione. I suoi raggi iniziavano a scaldare la mia pelle. Piccole umide goccioline facevano capolino sulla mia fronte, intanto seguivo con lo sguardo l’Avvocato, le sue gambe non avrebbero retto a lungo con quel ritmo, con quelle salite. Dopo pochissimo si arrese inevitabilmente.

Più salivo, più alle mie spalle si palesava un paesaggio meraviglioso. Una distesa di manto verde. Un po’oltre, dove quasi lo sguardo non arrivava, perché protetta da una leggera foschia, la città vasta, immensa. Cercavo di catturare i particolari di quel posto facendo qualche foto, ma nulla sarebbe stato più efficace di ciò che percepivano i miei occhi.

Poi una panchina posta in un angolo del percorso.

Non potevo non fermarmi. Pensai che spesso ( sbagliando) viviamo come se fosse per sempre, dimenticandoci di vivere gli attimi, per cui decisi di sedermi su quella panchina per vivere quell’istante prezioso. Innanzi a me l’infinito.

Ripresi la passeggiata arrivando finalmente in cima, dove la curiosità mi spinse a guardare, o meglio a sbirciare dietro ad alcuni cancelli che proteggevano delle abitazioni meravigliose, speravo di incrociare lo sguardo di Leonardo di Caprio, Jon Kortajarena invece solo qualche cagnetto spaventato che cercava di intimorirmi.

Ritrovai il mio compagno di viaggio, stanco, affannato, con l’ego ferito dal percorso arduo.

Ripercorremmo insieme  la strada al contrario. Il tempo trascorso sembrava essere stato infinito, invece ci accorgemmo che erano soltanto le 9.30 am.

Dopo aver fatto una piccola sosta per reintegrare i liquidi, non persi occasione per prendere in giro l’Avvocato:
“Ma Raf era tosta”,

Chissà perché io lo sapevo.

Hollywood era in fermento. Sulla  “ Walk of Fame” erano in corso i preparativi per celebrare un grande artista italiano Ennio Morricone.

Una decina di uomini a lavoro, che di tanto intanto si gridavano: “ enjoy”, transenne posizionate, prova microfono, assegnazione dei posti e su di una panchina dall’altro lato della strada, vestiti di tutto punto, con giacca scura  e macchina fotografica alla mano, Gigi ed Eugenio, anche loro in attesa di immortalare l’evento.

Sebbene fossimo stanchi e sudati l’Avvocato ed io decidemmo di rimanere, non potevamo perderci quell’evento storico che avremmo potuto poi raccontare ai nostri nipoti.

Dopo un bel po’ di attesa il parterre iniziò a prendere vita.

La mia gioia esplose all’arrivo del Maestro, accompagnato dal mitico Quentin Tarantino.

La celebrazione per la consegna della stella sulla “ Walk Of Fame” al Maestro Morricone durò circa 1 ora, poi proseguimmo alla conquista della città.

Direzione Down town.

Red line, la linea rossa della metro ci avrebbe condotti nel cuore della città.

Ed eccola, maestosa, immensa, sovrana.

Altissime costruzioni, di cui spesso il mio sguardo non riusciva a scorgerne la punta, predominavano. Camminammo per ore, immettendoci in stradine più o meno solitarie, e constatando anche che Los Angeles non era solo Hollywood o Beverly Hills. Purtroppo molte zone della città erano alla deriva. Persone disagiate sostavano sui marciapiedi e li’ gli odori erano forti, decisi. I visi di quelle persone sono ben chiari nella mia mente. I loro occhi folli, tristi, arrabbiati sono qui con me ora.

Rientrammo nel nostro Motel pensierosi, e con molte domande alle quali non sarebbe mai stata data una risposta.

Una parola intanto vibrava spesso nell’aria della città degli angeli “Enjoy”.

Per qualsiasi cosa io chiedessi, per il cibo, per delle informazioni, le persone con un fantastico sorriso sulle labbra, alla fine mi dicevano: “Enjoy”.

Mi piaceva quella parola aveva un bel suono, sapeva di buono.

Lo avevo trovato! Il  “ tormentone” che attendevo.

“GODI”, ecco il significato letterario di “ Enjoy”.

Non poteva esserci altra parola per guidare questo viaggio. Godi!

 Godi per e di ogni cosa, per ogni momento, per ogni attimo, per ogni singolo respiro, per ogni tratto di strada, per ogni tramonto, per ogni sguardo, per ogni passo.
Era quello che stavo facendo.
Enjoyed life!

Raf

Dont’ forget to smile
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Il momento prima dell’inizio

In un tempo lontano, quando si era all’avanguardia nel possedere un videoregistratore, mia sorella ed io incuriosite da una videocassetta la cui copertina metteva in evidenza una splendida ragazza, ci intrufolammo nella stanza di zio Aldo in sua assenza, lui possedeva un videoregistratore, era il nostro “uomo all’avanguardia”.

Con un orecchio teso al balcone per scorgere eventuali voci e rumori, decidemmo di vedere quel film.

Fummo ipnotizzate da quelle immagini, da quella storia.

Affascinate da quella favola, ci ritrovammo ad esultare, a gioire, ad incazzarci per Vivian e a piangere quando finalmente riuscì a “salvare il suo Principe”. Quel film Indimenticabile “Pretty Woman” ci permise di sognare… e quel passante che diceva:” Benvenuti a Hollywood, qual è il vostro sogno, questa è Hollywood tutti vengono qui. Alcuni sogni si avverano altri no, ma questa è Hollywood si deve sognare, perciò continuate a sognare”!, ha fatto in modo che non smettessimo mai di farlo.

Pretty woman final

” Sono arrivata qui c’è il sole”.

Questo il mio primo sms per comunicare che stavo bene. Il sole aveva reso tutto perfetto.  Mi ripagava in pieno per le 12 ore buie e fredde trascorse in aereo e per i mille controlli effettuati prima di arrivare davanti a quella bandiera ricca di speranza che mi dava il benvenuto.

La stanchezza non rientrava nei miei programmi.

Vedere, sentire, afferrare, tutto ciò che quella città poteva regalarmi.

Condividevo sorrisi con il mio compagno di viaggio l’Avvocato, eravamo come due ragazzini durante la visita nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Bagagli alla mano e trovata una macchina che ci potesse accompagnare al nostro motel, attraversammo Los Angeles nell’orario di punta, mai tempo fu speso nel migliore dei modi.

Mentre l’Avvocato tentava in maniera molto divertente di intraprendere una conversazione in lingua spagnola con il nostro autista Alvaro, messicano di origine, io godevo di quelle nuove immagini che si ponevano davanti ai miei occhi.

Il sole sorrideva sul mio viso e creava giochi di colore su insegne di fast food, centri commerciali, cartelloni pubblicitari giganti di ogni genere, rendendoli brillanti, accattivanti.

Il cielo mi sembrava così immenso.

Hollywood la destinazione finale.

Il nostro un Motel senza lode e senza infamia ma a due passi dalla “Walk of fame”.

Ad attenderci alla reception un fantastico coreano per il ceck-in e lui, il mio amico “ Paparazzo” Gigi.

Un abbraccio fotografò quell’istante.

Le alpi avevano diviso per tanto tempo i nostri corpi, Hollywood li aveva fatti rincontrare in quel meraviglioso gesto di calore umano. Con il cuore pieno di gioia non vedevo l’ora di farmi travolgere, di sentire, vedere e toccare quella città.

Dopo aver sistemato i bagagli e rilassata con una calda doccia ero pronta.

L’Avvocato, travolto dalla mia follia e da quella energia che mi avrebbe permesso di restare sveglia per ore, era stravolto, ma io non volevo perdere un solo istante di quel sogno che stava realizzandosi minuto dopo minuto.

Fuori dal Motel tipicamente americano, dopo aver attraversato un semaforo, mi ritrovai a calcare le orme di personaggi che avevano fatto dell’arte il proprio mestiere, quei marciapiedi che avevo visto in molti film, dove Pretty Woman aveva il suo “ufficio”, ora erano realtà.

Il mio animo leggero.
I miei occhi ad ogni passo venivano assaliti da immagini. Le stelle della Walk Of Fame, personaggi dei film della Marvel in posa per qualche scatto, persone alla ricerca delle impronte del proprio artista preferito. Tutto in movimento, tutto in fermento.

Il mio cuore si bloccò alla vista della famosa statua, un Oscar gigante, tappetto rosso, miriade di gente che stava lavorando per L’Evento Mondiale. Ancora flash davanti al Dolby Theatre, il mio immenso respiro e l’emozione di poter attraversare quell’arco che avrebbe condotto all’interno della sala centinaia di meravigliosi artisti.

L’avvocato ed io non riuscimmo ad esimerci dallo scattare foto, immortalare quelli che sarebbero poi diventati meravigliosi ricordi era fondamentale.

Raggiungemmo poi Gigi che aveva lavorato fino a quel momento.

Ci presentò dei suoi colleghi uno in particolare Eugenio, anche lui napoletano, con il quale si instaurò subito un certo feeling, come solo i napoletani sanno fare. In un paio d’ore sembrava ci conoscessimo da sempre. Le distanze ampie, le migliaia e migliaia di km che mi separavano da casa erano nulle. Il dialetto napoletano predominava in quello spazio sulla lingua del posto.

Quel primo giorno trascorse così …il mio animo aveva inciso tutto, nulla mi era sfuggito…sapevo che era solo l’inizio. L’avvocato in aereo mi disse una frase, non so se fosse farina del suo sacco o dell’ennesimo film visto per ingannare il tempo, ma la trovai adatta:” La parte più bella di ogni cosa è il momento prima dell’inizio”.
Ed io mi sentivo come se stessi vivendo sempre in quel ” momento”.

Raf

Dont’ forget to smile
To be continued

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Dreaming

Il dolce silenzio del mattino, la potenza dei tenui raggi di luce sovrasta le tenebre, un piacevole brivido frizzante ti percorre la schiena.

Nell’aria il profumo del caffè si mescola a quello del pane appena infornato ed è ora di andare prima che la città si svegli.

Tutto è pronto.
Ho tutto ciò che mi serve: occhi per vedere, l’animo come tabula rasa su cui incidere, cuore aperto per sentire, penna per raccontare.

Il rombo del motore aumenta i battiti, con la velocità  l’adrenalina viene sparata nel sangue…basta solo un minuto. I tuoi piedi  lasciano la terra per un po’ di ore e ti piace immaginare, sognare di essere come il figlio di Giove, Mercurio e di librare nell’aria di esserne padrone.
Di giocare con le nuvole, di sorridere al sole e respirare…respirare.
Un tonfo ti ridona la gravità e immediatamente vivi nuove sensazioni. La curiosità di sapere di vedere di conoscere ti pervade.
Odori, profumi, spezie, no forse gelsomini forse geranei sulla tua pelle. Immagini entrano nei tuoi occhi e scorrono veloci come quelle di un film mandate avanti veloce.
E proprio come in uno di quei film ti ritrovi a vivere un sogno che hai tanto desiderato ed è  intoccabile per quanto impossibile.
Sei lontana dalla tua terra.
Sei ad Hollywood dove tutti i tuoi sogni possono diventare realtà.

È il momento di vivere  questa mia meravigliosa realtà.

Raf
Don’t forget to smile
To be continued

Chi è di scena!

Tutto è pronto.
Emozioni invadono la mia anima, talmente mescolate e amplificate che non riesco a distinguerle. Ansia, felicità, paura, gioia.Cerchi di respirare profondamente, sei nel gioco, ora non puoi tirarti indietro.
Ogni volta è come seguire un rito. Allontano la sedia dal tavolino, accendo le luci allo specchio, controllo di avere tutto il necessario e mi accomodo. Sola, o meglio in compagnia della mia immagine riflessa nello specchio.

“Aria” di Giovanni Allevi per il mio cuore, gli auricolari mi permettono di isolarmi dall’esterno.
E’ il momento di indossare una nuova maschera, quella scelta per questa occasione.
Inizio la trasformazione con molta tranquillità godendomi ogni gesto, ogni passaggio. Il fondotinta scivola morbido sul mio viso e rende omogenea la mia pelle, un tocco di cipria, il piumino non la trattiene e piccoli granelli si disperdono nell’aria.

Lo sguardo viene intensificato con una matita apposita, mascara… un tocco di fard…. gloss per le labbra.
Ora il riflesso è cambiato è diverso, inizia ad apparire Lei, la maschera, l’altra me.

Notti passate a studiare, a cercare il modo giusto per sentire, dire o fare un’azione, momenti in cui il senso di inadeguatezza è stato più forte della tua passione, e poi i sorrisi, gli amici, una nuova famiglia e ancora sorrisi.

Indosso i capi d’abbigliamento a me assegnati. Pronta.
Il cuore inizia a far sentire la sua voce, il brusio esterno ti entra nel sangue che impazzito fluisce velocemente e sembra darti una carica di 1000 uomini, ti senti quasi invincibile.
“ Chi è di scena!”

Quelle parole creano il panico, terrore e ansia sui volti dei miei amici, è arrivato il momento. Iniziamo a giocare. Maschere in scena.
Dopo i riti scaramantici del caso, tutti prendiamo le nostre posizioni, luci spente, silenzio.

Musica.
Lento il sipario scorre, scoprendo a piccoli pezzi la platea curiosa e in trepidante attesa. Mille occhi puntati sulla scena. Su di te!

La bocca secca, la lingua non sembra stare al suo posto, hai sete, uno strano formicolio alla gola ti infastidisce, le mani sudano. Un improvviso blackout. La memoria sembra ti abbia mollato. Poi ricordi il tuo obiettivo: ”Divertiti, non dimenticare di sorridere”.
Applausi.
Porte che si aprano, finestre che si chiudono, donne smemorate, altre in lacrime, uomini traditi, amici poco sinceri… follia in ogni singolo personaggio.
La giostra è partita, gli ingranaggi funzionano alla perfezione, una battuta dopo l’altra un’emozione dopo l’altra, un applauso dopo l’altro. Ti ritrovi a vivere la vita di una persona diversa da te, un’amante , una fidanzata, una cameriera, e allora ti arrabbi, sorridi, ami, odi in un tempo ristretto, tutto concentrato in un solo unico atto.
e…
Fine.
Hai dato te stessa.
Il sorriso del pubblico ripaga i tuoi sforzi, e ti riempie il cuore.
“Io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, civile e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, me insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. Poco so, ma quel poco lo dico.»
Giorgio Strehler


Sipario!
Don’t forget to smile
Raf