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Visto per Voi – Piccoli crimini coniugali

Un film  che è puro teatro portato al cinema. Due soli perfetti  interpreti Sergio Castellitto e Margherita Buy.

Piccoli crimini coniugali, è un film di Alex Infascelli, tratto dal libro omonimo di Eric- Emmanuel Schmitt.

La storia vede i due protagonisti rientrare dall’ospedale, poiché il marito ( Sergio Castellitto) ha avuto un’incidente che gli ha fatto perdere momentaneamente la memoria, non ricorda nulla o meglio lui dice di non ricordare nulla. La moglie cerca di interrogarlo, cercando di capire quali siano i suoi ricordi, a volte gestendo lei stessa i ricordi, proponendone una versione diversa…

Sotto la superficie delle parole pronunciate dai due protagonisti si nascondono altre parole: verità mascherate da bugie mascherate da verità. Viene esposta al pubblico l’anatomia di una coppia fatta da: piccoli ricatti, gli egoismi, le paure, la diffidenza, ego.

Un film basato sulla forza e la complicità di una coppia di professionisti che mai stata più adatta.  Scintille ed esplosioni di sensazioni, che stimolano discussioni e riflessioni sulla coppia.

Piccoli Crimini coniugali da Aprile al cinema

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

 

 

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Visto per Voi – …Manco fossi Laura Chiatti

 Danila Stalteri è in scena con “…Manco fossi Laura Chiatti…”

dal 20 al 22 Aprile al teatro Ambra della Garbatella.

 Uno spettacolo scritto e diretto da Danila Stalteri, con la collaborazione di Gioia Vicari.

 Applausi e sorrisi riflessivi, per la prima di “… Manco fossi Laura Chiatti”. Danila Stalteri si esibisce con maestria nel racconto di una storia originale: quella della sua vita.

Racconta infatti, in questo spettacolo, ciò che un’attrice deve affrontare per la scalata al successo nel mondo dello spettacolo. Con ironia ed un pizzico di sarcasmo svela al suo pubblico i retroscena, le maschere e tutte le difficoltà di chi vuole dedicarsi alla propria passione ma deve superare avversità di ogni tipo. Il tutto condito da un pizzico di follia e autoironia in modo da rendere più frizzante e leggero lo spettacolo.

Con Danila in scena-  Massimo Corvo –  Lucia Batassa.

Uno spettacolo godibile, uno spaccato di vita reale, che lascia allo spettatore molti spunti di riflessione e tanti sorrisi.

“Manco fossi Laura Chiatti”

https://youtu.be/WFegEdA-tlM

In scena fino al 23 Aprile al Teatro Ambra della Garbatella.

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

 

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Visto per Voi – Jesus Christ SuperStar

Intramontabile, inarrestabile, coinvolgente.

Jesus Christ Superstar di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, torna a Roma, al Teatro Sistina, dal 12 al 23 Aprile con il fantastico Ted Neeley, l’adattamento e la regia sono di Massimo Romeo Piparo.

Il Musical per il quale il tempo non passa, è l’opera rock più travolgente in assoluto, rinnova ad ogni rappresentazione la propria meritatissima fama, coinvolgendo ed entusiasmando il pubblico di ogni età.

Lo spettacolo si ispira alle vicende dell’ultima settimana della vita di Gesù (ingresso a Gerusalemme, il tradimento di Giuda, il processo, la condanna a morte e la crocifissione) dalla prospettiva di Giuda e dando risalto al conflitto umano tra lui e Gesù.

Nei panni di Gesù sempre il mitico e inarrestabile Ted Neeley, che già nello storico film di Norman Jewison del 1973 diede un’ impronta indelebile al suo personaggio: Ted ha sempre un forte carisma, e la sua voce è sempre potente e suadente. L’attore nella scena di Gesù al Getsemani, incanta totalmente il pubblico con il suo assolo da brividi.

Con lui un cast eccellente composto da professionisti di enorme talento, infatti riescono a trasmettere con ogni gesto, con ogni nota una carica di energia entusiasmante.

Feysal Bonciani è un tormentato Giuda, Paride Acacia e Francesco Mastroianni sono Hannas e Caifa, Simona Di Stefano è Maddalena che trasmette perfettamente l’emotività del personaggio. Un cast pazzesco che dona tutto quello che può senza risparmiarsi mai.

Contribuisce al successo di questa nuova edizione un’imponente e spettacolare l’allestimento, a partire dalla strepitosa orchestra che è parte integrante della scena, diretta dal Maestro Emanuele Friello, le bellissime scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso, colonne, scale, impalcature, pedane a scomparsa, vengono sfruttate al massimo per dare l’idea del movimento e dello spazio.

Jesus Christ Superstar è uno spettacolo unico. E’ impressionante come dopo tanto tempo, tante repliche, dopo 21 anni, arrivi ancora sempre così diretto, forte ed intenso. Ammirare Ted Neeley ancora sul palco a 73 anni è un privilegio. Meritati alla fine dello spettacolo 10 minuti di appalusi con “standing ovation”.

Uno spettacolo che non va perso assolutamente, ogni volta è sempre un’emozione unica e diversa.

Jesus Christ SuperStar

Al teatro Sistina

Dal 12 al 23 aprile

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

 

 

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Visto per Voi – Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse

Omar Sy, che abbiamo apprezzato in “Quasi Amici”, ci stravolge l’anima in “Famiglia all’improvviso – istruzioni non incluse”.

La trama ci racconta di Samuel (Omar Sy) vive la sua vita nel Sud della Francia senza responsabilità e senza legami importanti fino a quando una delle sue vecchie fiamme gli lascia tra le braccia una bambina di pochi mesi, Gloria: sua figlia! Inizialmente incapace di prendersene cura, Samuel impara giorno dopo giorno ad essere un buon padre. Otto anni dopo, quando Samuel e la piccola Gloria sono ormai inseparabili e felici, una sorpresa inaspettata cambierà le loro vite.

Un film con tutti gli ingredienti utili a far rimanere lo spettatore con gli occhi incollati allo schermo.

Si passa dai fragorosi sorrisi, alle lacrime per l’ intensità delle emozioni che arrivano come frecce nello stomaco di chi è seduto in sala. Il film ci racconta la storia di un padre ancora bambino che vive per il sorriso di sua figlia.

Il finale strappa il cuore dal petto e lascia il pubblico in lacrime, ma allo stesso tempo con un messaggio intenso e ricco di speranza da portare a casa.

Il film è il remake francese della commedia messicana Instructions Not Included del 2013 diretta e interpretata da Eugenio Derbez.

Il cast è completato da Clémence Poésy, Antoine Bertrand, Ashley Walters, Gloria Colston, Clémentine Célarié, Anna Cottis, Raphael von Blumenthal, Ben Homewood e Alice David.

 

Dal 20 aprile al Cinema

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

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Visto per Voi – Mamma…zzoo e ritorno

Al teatro sette è in scena Federica Cifola con “Mamma…zooo e ritorno”.
Dopo aver atteso oltre venti minuti dall’orario di inizio, (ma si sa in Italia abbiamo i nostri tempi lenti) e aver notato con piacere, che nonostante la partita di Champions League , il teatro fosse strapieno, il sipario si apre e il tempo atteso passa in secondo piano.
La Cifola coinvolge immediatamente tutto il pubblico ed inizia il suo excursus di madre.
Lo scorso anno in ” Mamma…zzo” aveva raccontato di quanto fosse bello essere mamma a 40 anni, ammettendo però di subire il peso dell’età.
In ” Mamma..zzoo e ritorno” ci racconta quanto è difficile crescere i propri figli. Dal peso della pancia al peso delle responsabilità.
“Una volta che li hai fatti te li devi tenere mica puoi lasciarli fuori ad un convento come si faceva una volta, anche perché non ci sono più i bei vecchi conventi”
Una madre a 40 anni è più sensibile, piange per qualsiasi cosa, preoccupata, ossessiva nel controllare anche gli ingredienti sui prodotti al supermercato, per scovare il nemico numero uno per la salute di suo figlio.. ” L’olio di palma”.
Inevitabilmente ci si ritrova con madre e figlio, due  generazioni a confronto.
Passato e futuro.
Videoregistratore ed Ipad.
Cabina telefonica e smartphone.
Cifola racconta con magistrale ironia, le mamme che elogiano il proprio bambino come se facesse cose al di fuori del normale.
” vi comunico che tutti i bambini a 3 anni cantano e ballano, non sono dei geni”.
Lo spettacolo scorre fluido. Tra applausi e risate del pubblico ( soprattutto mamme che annuiscono alla narrazione di alcuni aneddoti).
La Cifola è supportata da filmati di ” Pubblicità Progresso” in cui la mamma di Giacomo, la mamma di Cecilia, la mamma di Lorenzo, in un gruppo di sostegno cercano di superare la loro ossessione, per la chat delle mamme, la chat per il regalo alle maestre, la preoccupazione di sapere cosa il bambino abbia mangiato a mensa…
In questo spettacolo si ride tanto perché si mettono a fuoco, in modo benevolo, le piccole fobie, e le manicali assurdità di un genitore.
La Cifola nel finale, chiede di temporeggiare per non rientrare a casa dove l’attendono le figlie con mille domande, e quindi ci delizia con qualche considerazione sul ruolo del papà, goffo e spassoso.
Insomma un testo ed una performance assolutamente godibili per 1 ora e mezza, di puro e sano divertimento.
Federica Cifola fino al 13 Aprile al Teatro sette.
The Sun’s Smile
Raffaela Anastasio
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Sanremo il Festival

Febbraio 2017

Come da tradizione sono posizionata davanti al televisore, sintonizzata sul primo canale della tv nazionale e pronta alla 67’ edizione del Festival di Sanremo.

Carlo Conti e Maria De Filippi i conduttori dell’evento.
Il Festival anche se è mutato nel tempo, ha sempre un suo fascino, tanti ricordi ruotano intorno a questa manifestazione.
Il Festival ha inizio soltanto quando collegata via social con mia sorella, iniziano i commenti per ogni canzone ed ogni vestito indossato da questo, o quell’artista.
Molto diverso da quando eravamo solo delle ragazzine….

“Registratore pronto, cassetta da 90 minuti inserita, posizione strategica per catturare il suono nel migliore dei modi.

“Signori e Signore benvenuti alla nuova edizione del Festival di Sanremo”. La voce imponente di Pippo Baudo, annunciava l’inizio della tanto attesa manifestazione.

La folla impazzita, applausi, urla di incitamento, mia sorella ed io in attesa della prima canzone.
Il solenne annuncio, presentazione del direttore d’orchestra per quell’artista e rec…silenzio in casa…
Era tutto così magico.

Ad una settimana prima dell’evento “TV sorrisi e canzoni”, pubblicava in copertina i cantanti finalisti.

All’interno la rivista, proponeva tutti i testi dei brani, che mia sorella ed io studiavamo attentamente inventando la base musicale.

Mia madre ci consegnava 5000 lire per comprare le audio cassette nel nostro negozio di fiducia “Somma”. Le cassette costavano 2.500 lire l’una e dovevano essere della Sony e di 90 minuti.
Il sabato della finale tanto atteso, non tardava ad arrivare.
Si cenava rapidamente per poterci preparare alla registrazione. Mia sorella ed io ci spostavamo nella stanza del pianoforte

Stereo pronto.

Per non rischiare di perdere qualche nota avevamo imparato che bisognava mandare avanti un po’ il nastro e fare in modo che arrivasse sulla pellicola scura.

Fatte le dovute prove di rito eravamo pronte.
C’era l’emozione di assistere a qualcosa di immensamente bello.
Ad apertura del festival la fantastica sigla dell’eurovisione, che mi rendeva fiera, forse mi sentivo parte di qualcosa di importante, di grandioso.
Gli occhi puntati sulla TV.
L’inquadratura puntava sul palco del Teatro Ariston, flash di luci e colori, si muovevano a tempo di musica. Con fatica si intravedevano i tanti elementi d’orchestra, che erano posizionati ai lati della famosa scala che dava i brividi, a chi avrebbe dovuto percorrerla, ma allo stesso tempo fierezza.
Mia sorella ed io eravamo ovviamente affascinate dalle vallette che negli anni si alternavano, non per il personaggio, ma per gli abiti che avevano la fortuna di indossare. Brutte o belle sembravano sempre delle principesse, vestite dagli stilisti che hanno fatto la storia della moda in Italia, Valentino Armani, Versace..
Noi due rimanevamo lì a guardarle, mentre scendevano le scale acclamate ed applaudite con i loro sguardi emozionati e fieri, sognando, un giorno, di poter indossare quei capi meravigliosi.

L‘incanto terminava con l’annuncio della canzone del primo big in gara.

Silenzio che ora comincia”.
La presentazione di Pippo impeccabile.
Applausi e..

Clik. Rec.
La cassetta iniziava a girare con un movimento non precisamente circolare, o almeno quella era la mia impressione quando controllavo che fosse partita la registrazione.

Quel rumore che somigliava ad un fruscio, lento ed incostante.
Il cantante iniziava con le prime parole, noi eravamo attente e curiose.
Poi a bassa voce mia madre: “Sta andando”?
La mia faccia non aveva bisogno di parole, mia madre sarebbe rimasta immortalata nella cassetta dedicata al Festival di Sanremo, bastò uno sguardo tra me e mia sorella, per esplodere in una risata “silenziosa” che non riuscivamo a trattenere, a seguire mia madre, che teneva la mano sulla bocca.
La canzone terminò con gli applausi e
Stop.
Mia madre esplose in una risata che coinvolse tutti.
La nonna che era in cucina con mio padre, non capiva cosa fosse successo, urlava dall’altra parte chiedendo il motivo di tanta confusione, ma nessuna di noi riusciva a darle una spiegazione.
Quel momento di ilarità però si concluse all’ annuncio del nuovo artista in gara.
Pippo…
Silenzio
Rec

Il rito durò per tutta la serata, controllando la cassetta. Non potevamo correre il rischio di dover cambiare lato nel mezzo della canzone.

“Antone è fnnut a lavatrice”. ( Antonella la lavatrice ha terminato).
Anche la nonna era stata immortalata, ufficialmente era diventata una nuova artista del Festival di Sanremo.
La serata scorreva come la pellicola della cassetta. Tra sorrisi e commenti, per qualche artista che aveva osato troppo nell’abbigliamento o con lo stesso brano. Ci divertivamo a fare le nostre classifiche personali, ovviamente totalmente diverse da quelle ufficiali.
Il Festival era un momento di ritrovo, di condivisione, momento per ascoltare della buona musica e degli artisti con la “A” maiuscola.
Gli artisti si dedicavano anima e corpo all’esibizione sul palco. Riuscivamo a percepirne l’emozione ad ogni nota.

Quei Brani poi ci avrebbero accompagnato per tutto l’anno, nelle nostre passeggiate, nei nostri viaggi per le vacanze, ovunque. Qualsiasi momento sarebbe stato buono per premere play al nostro wolkman o al nostro stereo. Avremmo cantato a squarciagola la domenica mattina, cercando di memorizzare tutte le parole. Il nostro percorso di vita sarebbe stato segnato nel tempo da “Terra promessa”, “ Si può dare di più”, “Perdere l’Amore” “E Poi” e “ Luce”…”

In un messaggio mia sorella: “Certo tutto più moderno ora, però che bello quando ancora ci emozionavamo insieme a loro”.

Altri tempi, altra storia, altre emozioni.
Ora del Festival guardo solo la prima puntata se riesco a rimanere sveglia e l’ultima, cercando di capire quali sono i big e quali sono i giovani o gli artisti estratti da Youtube.
Gli anni passano, ma a volte è bello poter dare uno sguardo al passato con il sorriso e ricordare che in una di quelle cassette troverai sempre un pezzo della tua vita.
Raf
Don’t forget to smile
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Un giorno da paparazzo

Nascosto dietro un grande cespuglio di gelsomini, al di là del quale un’ immensa piscina e persone, che ad occhio nudo non era facile distinguere.
Pronto con la sua Nikon con un teleobiettivo che avrebbe intercettato anche Amstrong sulla luna, sguardo fisso nella macchina, inizia a scattare a raffica. Dopo ogni sequenza di scatti controllo veloce per impostare la luce e di nuovo scatti a raffica….
Ecco, il mio amico Gigi, Paparazzo in carriera.
Durante la mia vacanza negli Stati Uniti ho avuto modo di approfondire e di vivere da vicino il mestiere del paparazzo, ma poi da dove deriva questo nome?

Ho chiesto a Google ed ho scoperto che la prima volta  che si sentì ” Paparazzo”, fu nel 1960 quando il Maestro Fellini nel meraviglioso film “La dolce vita”, diede il cognome “Paparazzo” al fotografo di cronaca rosa che accompagnava ad ogni passo il giornalista Marcello Rubini (interpretato da Marcello Mastroianni).
Il motivo per il quale Fellini scelse proprio questo cognome rimane nella mitologia della storia del magico film. Il Paparazzo viene descritto come un personaggio tutto sommato goffo, caricato, esagerato, tutto teso a sbarcare il lunario con le proprie foto a costo anche di prendere qualche borsettata dall’attricetta, o qualche cazzotto dal bellone di turno. .
Dal mito del film ” La Dolce vita”, prende piede in Italia e nel mondo un nuovo mestiere “Il Paparazzo”, anche Lady Gaga gli dedica un pensiero, identificandosi in un paparazzo per seguire il folle amore.
Lady Gaga Paparazzi

Ho sempre osservato da lontano questo lavoro, ma ora che potevo viverlo non ho perso l’occasione.
La giornata inizia con una buona colazione e tante telefonate per l’organizzazione del lavoro.
Prima tappa ” Inaugurazione per la stella dedicata ad Ennio Morricone sulla Walk of Fame”. Per questo evento non è possibile essere vestiti casual occorre la giacca ed il gel nei capelli, fondamentale il  borsone con i vari attrezzi del mestiere: due macchine Nikon, obiettivi e tante schede memoria.
Attendiamo sulla panchina l’arrivo degli ospiti che presiederanno all’evento. Ed ecco la prima limousine, un balzo e l’auto viene praticamente assalita dai flash e migliaia di scatti. Il Vip di turno viene accompagnato dalla presenza di Gigi ed i suoi colleghi fin sul red carpet. Il Vip non sembra essere infastidito ma sorride ad ognuna delle macchine puntate sulla sua figura, ammiccante, talvolta scherzoso, talvolta tenebroso. Durante la cerimonia i flash si placano, i paparazzi sembrano diventare normali reporter ordinati e silenziosi,”la cerimonia va rispettata”, mi dicono. Qualche goccia di sudore sul viso di Gigi.
Il tripudio di urla e flash riprende quando il Maestro Morricone posa vicino alla stella a lui dedicata.
“Maestro Maestro da questa parte!”
“Ennio Ennio di qua di qua!” .
Ognuno di loro cerca di accaparrarsi il sorriso migliore del Maestro.
“Gigi ma poi queste foto già sapete a chi darle?”
“Si, ora le invio alla mia agenzia che poi tramite accordi a sua volta le vende alle riviste del settore.” 
“Accipicchia che giro, una catena di montaggio! Può capitare che le foto restino non vendute?”
Certo, ma per fortuna le mie sono belle e le piazzo sempre,” mi strizza l’occhio.
 Di corsa nel primo bar più vicino per utilizzare la connessione wifi, qualche ritocchino a qualche ruga, sistematina a qualche contrasto, qualche ombra  ” Invio”.

Fatto!
La giostra ricomincia.
Telefonate ed sms con qualche soffiata di avvistamento vip, certo, sei ad Hollywood quasi normale. Via, di corsa in macchina direzione Malibu.
Arrivati in loco, Gigi mi spiega che le ville delle Stars (attori del calibro di Bruce Willis, Charlize Theron e Leonardo Di Caprio) sono inarrivabili, non c’ è modo di avvicinarsi, ma una piccola breccia in un tessuto reticolato che divide la strada dalla spiaggia, permette loro di imbucarsi ed arrivare più vicino possibile a quei meravigliosi alloggi. Li osservo sollevare il reticolato per ampliare la breccia, con l’agilità dei pachidermi in pensione, sguisciano dall’altra parte ( l’attrezzatura non permette loro nessun tipo di facile movimento), un balzo ed i piedi nella sabbia.
Ora tocca a me, tengo con una mano sollevata la rete, e con la leggiadria della cugina dei pachidermi in pensione, mi lancio nella fresca sabbia, accasciandomi in avanti. Con un sorriso di chi ha fatto una pessima figura mi sollevo e inizio a seguirli. Attraversiamo una sorta di corridoio stretto stretto, i muri sono delineati dalle pareti degli appartamenti. Il percorso è in discesa. I miei amici Paparazzi tirano fuori le loro armi dal borsone.
Il corridoio termina con la spiaggia aperta., innanzi a noi l’oceano.
Incantata da quella vista, mi accorgo di un improvviso strano brusio e poi tutti con lo sguardo a destra, come schegge impazzite, iniziano a scattare. Non riesco a rendermi conto.
Ma chi stanno fotografando? pensai.
Gigi come se mi avesse letto nel pensiero, abbassa la macchina fotografica dal volto e mi dice che dietro alla finestra c’era Paris Hilton.
Ah! Io ovviamente non avevo visto nulla.
Con andatura tranquilla camminiamo sulla battigia, i ragazzi hanno riposto le macchine per non dare troppo nell’occhio, ora siamo turisti per caso che ammirano l’architettura del luogo. Nessun altro vip nelle vicinanze, purtroppo. Buco nell’acqua.
Ritorniamo all’auto con il tramonto alle spalle.
Durante il tragitto per rientrare i telefoni impazziscono.
Gigi mi spiega che in previsione della premiazione degli Oscar si organizzano tanti eventi, ma purtroppo super blindati e quindi non vale la pena neanche provare ad avvicinarsi. La giornata termina con una telefonata da parte di una Vip italiana che chiede di fare un servizio fotografico nel famoso Hotel…
 “Ah caspita quindi sono anche loro a cercarvi?”
” Certo spesso nascono proprio delle collaborazioni, noi facciamo loro le foto e loro non perdono la notorietà, il pubblico soddisfa la propria curiosità”.
“Mi sembra un giusto compromesso, così lavorate tutti.”
Incuriosita da questo mestiere, durante la cena, sottopongo Gigi al mio terzo grado.
Perché questa scelta, cosa lo ha spinto ad intraprendere un mestiere così particolare?.

Il mio caro amico Gigi mi racconta, che dopo aver avuto un’infanzia ed un’adolescenza difficili si ha voglia soltanto di riscattarsi, di capire quali siano i propri sogni e realizzarli.
Dopo aver lasciato la casa natia giovanissimo inizia la sua avventura a Milano dove diplomatosi inizia a lavorare come apprendista fotografo in un’agenzia di moda. Appassionatosi poi al tipo di lavoro e alle belle donne, decide di volerlo fare sul serio ed inizia a frequentare la Scuola di fotografia. I suoi sacrifici sono stati tutti ripagati, mi dice.
Gigi mi ha spiegato che non ci si può improvvisare in questo mestiere.
Molti come lui hanno fatto tanta esperienza e tanta gavetta per diventare dei bravi fotografi. Scattare una bella foto non è semplicemente premere un pulsantino, ma cogliere l’attimo giusto, quel lasso di tempo che ti permette di catturare i colori la luce perfetta prima che muti, e poi il tuo punto di vista è fondamentale. E’ il tuo punto di vista che permette di differenziare la tua foto da un’altra con lo stesso soggetto, è fondamentale per farti vedere Oltre, è la tua firma, ed è questo “quid”che ti fa vendere le tue foto, in modo che possano essere pubblicate ed apprezzate.

Gigi mi parla con tanta passione negli occhi. Soddisfatto. L’amore per il suo mestiere è palese.
Si percepisce in ogni sua parola.Questa giornata da Paparazzo è stata faticosa e divertente. Immedesimandomi in ognuno di loro ho percepito la fatica, la passione. Allo stesso tempo un’esperienza che mi ha aperto gli occhi su vecchi pregiudizi caricati da altre fonti. Sembrerà banale ma se non si vive questo mestiere non lo si può capire veramente.  Poi diciamoci la verità loro sono artisti nel cogliere l’attimo, anche quello più strano!
Raf
Dont’ forget to smile
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Buon viaggio!

Il mio viaggio alla scoperta della terra degli angeli stava volgendo al termine. Mi svegliai quella mattina, del mio ultimo giorno, con la voglia di assaporare tutto, ma proprio tutto.

Tipica colazione americana: Apple pie, pan cake, french toast.
Quelle pietanze avevano la capacità di svegliare tutti i sensi, per i profumi, i sapori, i colori, insomma pura gioia culinaria.

Il mio saluto a quella città non poteva essere migliore.

Ancora un ultimo sguardo alla “Walk of Fame”, che fino a qualche giorno prima brulicava di operai e gente che correva a destra e a manca, chi per un motivo chi per un altro, ora Hollywood era diventato un tranquillo quartiere turistico.
Differentemente dagli altri, ebbi la sensazione che quel giorno stesse passando troppo in fretta. Salutati gli amici mi ritrovai con l’Avvocato, nella sala d’attesa dell’aeroporto di Los Angeles, a chiacchierare “del mondo e dei massimi sistemi”.

Salutai Los Angeles con un sorriso.

Ora chiudendo gli occhi, sparisce il rumore, il frastuono della vita reale e mi ritrovo ancora lì, immersa in quel trambusto per l’organizzazione degli Oscar, con lo sguardo sul marciapiede a cercare la Stella di questo o di quell’attore, i parchi, la cortesia delle persone, l’oceano, il mio lungo ed intenso compleanno, la libertà, le spiagge bianche, gli Universal Studios, gli artisti di strada e loro, che hanno dato a tutto la gioia: Gigi, Eugenio, Giuseppe, Francesco, i loro sorrisi, la loro follia…la mia energia.

Immagini che hanno lasciato il segno nei miei occhi e rimarranno indelebili nel tempo.
Il respiro di quella terra è entrato a fondo nelle mie vene. Ogni piccola cellula del mio corpo vive anche di quel respiro. Mi basta poco per tornare lì. Sensazioni che la mia pelle ha imparato ad apprezzare ed amare, ed ora riconosce come proprie. Uno strano meccanismo però, che a volte comporta momenti di nostalgia, come se venisse a mancare quell’ossigeno che nutre le cellule, il mio cuore ne avverte la mancanza. Quella fantastica terra che mi ha permesso di sognare da bambina e di sognarla e di viverla in pieno da adulta, è diventata la mia.

La mia anima, incisa da questa esperienza ora vive nell’attesa di nuove altre emozioni. Vive in attesa di quei piccoli miracoli, quegli attimi, piccoli istanti, che probabilmente non torneranno più, ma che puoi però, scegliere di cavalcare come la “Teahupoo” l’onda perfetta, l’onda che tutti i surfisti attendono, perché arriva una volta sola, perché è UNICA.

In attesa di un’altra “Tahupoo” continuo il mio viaggio e come dice Cesare Cremonini in una sua canzone:

” Buon viaggio che sia un’andata o un ritorno che sia una vita o solo giorno, che sia per sempre o un secondo, l’incanto sarà godersi la strada…

BUON VIAGGIO! E per quanta strada ancora c’è da fare amerai il finale.”

Allora Buon Viaggio!

Raf
Dont’ forget to smile
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Universal (volevano stupirmi con effetti speciali…ci sono riusciti)

Qualche tempo fa quando mi chiesero:” Raf come mai hai deciso di intraprendere un percorso così arduo e complicato, fare l’attrice non è semplice”;
avevo solo 20  anni e la mia risposta fu:” perché voglio emozionare, come il cinema mi emoziona, voglio regalare un sorriso, una sensazione nuova, voglio regalare la mia anima ecco il perché”.
Ma avevano ragione non era facile bisognava aver talento nel donare emozioni e probabilmente quel talento non mi apparteneva, ma ho continuato a portare con me quella immensa passione.
Ora mi trovavo nel posto in cui tutto era cominciato.
I film che avevano fatto la storia del cinema internazionale, i grandi attori, avevano mosso i primi passi proprio in quei luoghi.
Gli Universal Studios.

Fondati il 30 aprile del 1912, da Carl Laemmle, immigrato ebreo tedesco, inizialmente proprietario di un negozio di stoffe. Gli Universal Studios, sono gli studi più antichi ancora in uso.
In quegli studi, in cui stavo per entrare, erano stati prodotti i capisaldi della storia del cinema come : Apollo 13, Jurassic Park,  E.T., Blues Brothers,  La Stangata, Lo Squalo e tanti altri.

Da buona turista cercai di immortalare ogni momento, anche il mio ingresso. Non ero più nella pelle.
Ero emozionatissima, eccitatissima, come i miei nipoti quando scartano i regali sotto l’albero a Natale.
Percorsi il tappeto rosso che mi guidò all’ingresso, dove fui accolta da delle simpatiche Hostess che mi consegnarono la piantina degli Studios.
Con la mia Crew i commenti si sprecavano, eravamo tutti molto presi da quello che appariva ai nostri occhi, un mondo nel mondo. Non so spiegare esattamente cosa stava scatenando in me quel posto, ma ero felice, estasiata.
Erano così tante le cose da vedere, non volevo perdermene nessuna.
Il mio viaggio in quel mondo incantato iniziò con la visione di uno spettacolo dell’orco buono, Shrek.
Prima di entrare nel teatro, bisognava attraversare piccoli vialetti con le case tipiche della palude dell’orco e ad indicarci l’ingresso c’erano dei folletti.
Non sapevo che cosa aspettarmi da quello spettacolo, ma poi mi accorsi che eravamo parte integrante dello Show, infatti eravamo in carrozza con gli orchi, volavamo con il drago, ci bagnavamo con gli sputi di ciuchino e ci riscaldavamo con le fiamme che fuoriuscivano dalla bocca del drago.
Esperienza in 4 D molto divertente.
“Un ottimo inizio” pensai, “chissà il resto”.
Il nostro tour continuò tenendo sempre d’occhio gli orari degli altri spettacoli. Intanto girovagavamo da un quartiere all’altro, da quello spagnolo a quello francese, dove i miei amici speravano di incontrare le ballerine di Can Can, ma rimasero delusi, a quello di Chicago anni 30′.

Iniziammo poi il vero tour, quello all’interno dei set cinematografici.
Un trenino semi aperto blu, una voce stridula che parlava in spagnolo, (avevamo sbagliato fila, ma Eugenio fu contento di ascoltare la guida in Spagnolo invece che in inglese) e partimmo  per il viaggio nella storia del cinema.

Lungo il percorso, erano esposte tutte le locandine originali dei film girati negli Studios. Entrammo all’interno di alcuni set dove stavano lavorando. Gli “addetti ai lavori” abituati a quell’ andirivieni ci salutarono carinamente. Visitammo i set dei film Western, quello della “Guerra dei Mondi” con Tom Cruise, “Il Grinch” con Jim Carrey, le case con giardino di “Disperate Housewife”, assistemmo anche ad una bellissima reinterpretazione del film di Hitchcock ” Psyco”, l’attore inseguì il trenino armato di coltello… veramente inquietante.

Il viaggio in quel mondo surreale continuò con la visita al set dello ” Squalo”, poi con la piena di un fiume, sembrava che l’acqua dalla cascata ci arrivasse direttamente addosso e poi ci ritrovammo immersi all’interno del film ” King Kong”. Il grande gorilla era alle prese con un T-rex, per difendere la sua donna e saltava da un lato all’altro del trenino, che sobbalzava come se il gorillone lo urtasse realmente.
  Ci ritrovammo poi, all’interno del garage di  Dominic Torretto, quando spari e sirene ci colsero di sorpresa e iniziammo a scappare più veloci che potevamo, con noi lo stesso Torretto, Letty e il mitico The Rock. Wow! Partecipammo ad ogni cambio di marcia,  ad ogni sterzata, ad ogni scontro. Spettacolare!

Il mio cuore esplodeva di gioia, di meraviglia, ecco, in realtà era alle prese con tante emozioni.
Finito il tour ebbi la fortuna di incontrare la donna più sensuale e triste del mondo la grande Marylin, che si concedeva ai suoi fan con sorrisi ed autografi.

Mi ritrovai immersa nell’antico regno egizio dove Faraoni e Mummie erano veramente impressionanti.
Entrai nel magico mondo di Harry Potter, il maghetto che aveva riscosso tanto successo con la sua saga. Grazie ad una scopa volante, mi condusse su laghi, all’interno di castelli, all’inseguimento di Draghi, per conseguire il mio brevetto da apprendista mago. Mi appassionai a quel mondo e vi rientrai anche una seconda volta. Mi diede una sensazione di libertà, non avevo  freni, ebbi proprio la sensazione di volare con Harry…che meraviglia!

Le emozioni si susseguirono senza sosta. Ebbi la fortuna di assistere all’addestramento di uno dei dinosauri di Jurassic World, ebbi l’onore di conoscere e fotografare Optimum Prime.

 Catapultati da un mondo fantastico ad un altro, ci ritrovammo poi nel mondo acquatico di ” Water World”, lo show pazzesco e divertente. Stuntman che saltavano da una piattaforma all’altra con estrema disinvoltura. Colpi di pistola e di cannone. Tuffi da altezze impressionanti…acrobazie con moto d’acqua pazzesche, che creavano piccole onde, che spesso finivano per bagnare le prime file degli spettatori ignari.

Lo spettacolo mi lasciò senza fiato. La mia ammirazione verso quegli artisti era immensa, totale. Ad essere sincera una riflessione rapida andò anche ad alcuni dei ” pseudo artisti italiani”….ma come ho detto fu rapida.

Poi ancora: gli effetti speciali, uomini in fiamme, uomini volanti, i mitici Simpson…
Ero senza più parole per descrivere ciò che stavo vivendo in quei momenti… probabilmente neanche esistono le giuste parole.
Non ebbi il tempo di meravigliarmi per uno spettacolo, che un altro mi impressionava ancora di più.
Quella giornata volò via come un Pteranodon nei cieli disegnati nei racconti di Michael Crichton.
Le sensazioni provate erano ” varie ed eventuali”. Il mio entusiasmo non aveva pari.
Quella giornata così intensa volse al termine troppo presto. Non ero stanca, più vedevo più avevo voglia di vedere, un po’ come i pop-corn, più ne mangi più ne vuoi non ti poni un limite…
quella giornata doveva finire così…

Con pop- corn e la follia nei miei occhi, alla ricerca di un taxi per rientrare nel mondo reale ad Hollywood.

Raf
Dont’ forget to smile

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The Winner is….

Fin da bambine mia sorella ed io, incantate davanti al televisore, ammiravamo “le stars” che a testa alta, sorrisi brillanti, abiti da sogno, gioielli tutt’altro che modesti, salutavano il bagno di folla che li attendeva, mentre calpestavano il Red Carpet più ambito in assoluto per i professionisti del mondo del cinema.
Ed ora io ero lì ad un passo da quel tappeto…
Ma come nascono gli Oscar? Da dove deriva questo nome?
Da buona appassionata di cinema avevo letto notizie in merito a questo evento che tutto il mondo cinematografico e non, attende ogni anno con ansia.
L’Academy of Motion Picturte Arts and Sciences, organizzazione professionale onoraria fondata l’11 maggio 1927, istituisce gli “Academy Awards”, vero nome degli Oscar, con lo scopo di sostenere lo sviluppo dell’industria cinematografica.
Attorno al nome attribuito agli Oscar nascono varie leggende, due tra queste sono quelle più famose: la prima riferita ad una bibliotecaria dell’Accademy, Margaret Herrik, che guardando la statuetta esclamò “Assomiglia proprio a mio zio Oscar!”, la seconda riferita invece all’attrice Bette Davis che rivendicò l’attribuzione del nome, affermando di aver chiamato Oscar la statuetta in onore del suo primo marito Harmann Oscar Nelson jr.

L’ambita statuetta che premia il vincitore rappresenta un guerriero appoggiato ad uno spadone su una pellicola cinematografica. La statuetta è di metallo placcato in oro ed ha un valore reale di 295 dollari.
Ed ora era lì davanti a me quasi potevo toccarla.
Certo, era la versione gigante della statuetta, ma comunque un’emozione indescrivibile.
La mattina del 28 febbraio Hollywood era blindata, qualsiasi strada si volesse percorrere sia in auto sia a piedi era chiusa. I quartieri adiacenti al Dolby Theatre erano impraticabili e super controllati da “omaccioni” in divisa che bevevano redbull over size.
Per ovviare al problema quella mattina, decidemmo di andare in giro, fin dove era possibile, in esplorazione, in attesa di assistere agli Accademy Awards.
La prima tappa Griffith Observatory.
 
 

E’ l’ osservatorio astronomico della città, uno dei punti più panoramici di Los Angeles. Una vista mozzafiato su Hollywood, il bacino della city, la downtown e l’oceano, tutto in unico solo sguardo, tutto in un respiro che di tanto intanto esitava innanzi a così tanta immensità.
Dopo essermi piacevolmente arricchita di vecchie nozioni di scienza, il giorno e la notte, il sole e la luna, l’eclissi e l’alternarsi delle stagioni e aver ricordato il tempo in cui le avevo acquisite, lasciammo l’osservatorio astronomico per tuffarci totalmente nella natura. Il Griffth Park, è un meraviglioso parco, con piccoli sentieri sterrati, facilmente percorribili. Lungo i vari sentieri Gigi, l’Avvocato ed io eravamo ispirati, intraprendemmo discorsi sulla bellezza della vita, l’importanza di viverla profondamente e nell’intento, farsi accompagnare dalla persona giusta.
Alla fine di un sentiero, che sbucava su una piccola piazzetta all’interno del quale erano posizionate delle graziose panchine, c’era lei.

 Maestosa dall’alto di quella collina, lei protagonista in migliaia di film e telefilm che avevano accompagnato la mia adolescenza. ” Hollywood sign”
Decisi di cogliere quegli attimi, immortalarli non solo nella  mia memoria, ma all’interno di una memoria digitale. Gigi si immolò per la causa e ci divertimmo a scattare foto in cui la famosa scritta fosse evidente.

La mattinata trascorse così tra foto e sorrisi. Il sole non aveva mai smesso di accompagnarci.
Ero serena.
Uno dei miei sogni era diventato reale.
Intanto l’atmosfera attorno al Dolby Theatre era divantata incandescente.
Purtroppo dopo vari tentativi falliti, di avvicinarci alle “Limo” degli artisti, prendemmo la saggia decisione di vivere gli Oscar, come avrebbe fatto un comune americano, guardandoli alla tv.
Entrati in un pub, dove il profumo di patatine fritte scatenò i miei sensi, ordinammo da mangiare e iniziò l’attesa.
Occhi fissi sugli schermi. Il Red Carpet iniziò ad affollarsi di personaggi eleganti e particolari. Con attenzione i miei occhi scrutavano ogni particolare, ogni loro gesto per carpirne le emozioni o la tensione del momento e lo stilista che aveva creato l’abito, ovviamente. Tutto si svolse al di fuori del pub in cui ero in quel momento, per me era pazzesco. Solo delle transenne e qualche “omaccione” mi divideva dall’ingresso del Teatro.
Ero lì.
Una birra dopo l’altra, trascorsero un paio d’ore all’inizio della cerimonia ufficiale. La mia attenzione era focalizzata sul Maestro, Ennio Morricone, candidato per ” Miglior colonna sonora” nel film di Quentin Tarantino. Eccolo, che in lacrime sul palco, finalmente ritirò il suo primo premio Oscar ( premio alla carriera a parte). Emozionante momento, intenso. Il nostro applauso era d’obbligo, attirammo così l’attenzione degli altri ospiti del pub, che sorridendo parteciparono alla nostra gioia.
 Il silenzio calò nel pub quando si avvicinarono le premiazioni per le candidature più importanti, una in particolare ” Miglior Attore Protagonista”.
Tra i candidati a questa categoria Eddie Redmayne, che personalmente adoro e lui …l’eroe del Titanic, l’uomo che aveva vissuto con una maschera di ferro, che aveva esplorato l’inconscio, ed era stato aviatore, agente segreto, ladro, figlio disabile, per questa candidatura Un Redivivo… Leonardo Di Caprio.
Tutti tifavamo per lui, troppi Oscar immeritatamente persi, anche se in questo film, a mio avviso non aveva dato il meglio di se, ora era arrivato il suo momento.
” The Oscar goes to…….Leonardo Di Caprio”…
 Un boato da pelle d’oca, la gente esultò come se la nazionale di calcio avesse vinto i mondiali, si abbracciarono, urlando il nome: ” Leo Leo Leo”… un applauso interminabile, e poi nuovamente silenzio per ascoltare il discorso del vincitore dell’Oscar.
Osservai con attenzione i visi delle persone, i loro occhi puntati sulle labbra dell’attore, come se quelle parole avessero qualcosa di magico, di ipnotico, spesso le loro teste accennavano un piccolo movimento di assenso, di tanto intanto partiva un applauso solitario.
Da quel momento in poi sentì la tensione diradata, quasi sparita.
Iniziai a vedere i visi più distesi, le schiene iniziarono a spostarsi sugli schienali delle poltrone, il corpo si abbandonava alle emozioni, le mani lasciavano delicatamente i bicchieri colmi di birra.
I fidanzati ripresero a parlarsi.
Una valanga di “roba” mi arrivò addosso, woow!
Avrei voluto chiamare subito mia sorella per raccontarle tutto! Che finalmente avevo partecipato a modo mio alla vera “Notte degli Oscar”, che l’atmosfera vissuta in quel pub aveva reso tutto perfetto e ancor più reale, ma pensai che magari  mia sorella nonostante tutto non avrebbe avuto piacere a ricevere una telefonata alle 4 del mattino, per cui pagato il conto, stanchi  ma eccitati decidemmo di rientrare in Motel.
Un altro giorno era trascorso nella città degli angeli, un altro giorno meraviglioso, un altro giorno pieno di vita…
Ah! Anche io avevo ricevuto il mio Oscar…

Raf
Don’t forget to smile