GIORNATE DEL CINEMA LUCANO SPECIALE MASTERCLASS- KABIR BEDI

Le giornate del Cinema Lucano regalano tante emozioni, si inizia con una masterclass tenuta da Kabir Bedi.

Classe 1946, inizia la sua carriera nella pubblicità, poi approda in teatro a Londra dove lo stesso attore racconta che dei produttori indiani lo notano e gli propongono il cinema. 

Bollywood diventa la sua seconda casa. Tanti ruoli diversi, e poi racconta l’attore arrivano in India gli Italiani che stavano cercando “Sandokan”…ed ecco che dopo tanti provini viene scelto per quel ruolo che gli ha poi donato tanto successo. 

Kabir racconta che i provini sono stati molto duri, tante scene diverse, d’amore, d’azione e ricorda un aneddoto… da piccolo spesso marinava la scuola per andare a cavalcare, e spesso veniva punito…ma proprio grazie a quel tempo dedicato ai cavalli aveva avuto una carta in piu’ da giocare per dimostrare agli italiani che era adatto per il ruolo che stavano cercando: ” é valsa la pena subire le punizioni di mio padre” dice sorridendo.

Iniziano poi le domande e le curiosità dai partecipanti alla masterclass, su come approcciare al mondo del cinema, come diventare dei bravi attori, come presentare se stessi nel modo migliore agli addetti al settore.

Kabir con i suoi modi gentili ed eleganti dispensa consigli a chi ha negli occhi la voglia di fare il difficile mestiere dell’attore.

L’attore dice che bisogna prima fare i conti con se stessi e capire esattamente per quale ragione si vuole intraprendere quel tipo di carriera, per la fama, per i soldi, per passione…

E’ fondamentale amare il mestiere dell’attore, dedicarsi totalmente e con passione. Studiare fare piccole esperienze, arricchire il proprio bagaglio lavorativo con tante cose diverse. E’ necessario, dice l’attore anche imparare a promuovere se stessi. Oggi si hanno tanti mezzi, youtube, i social, per cui in qualche modo è anche piu’ semplice farsi notare. Kabir ricorda che quando lui ha iniziato fare uno showreel, costava tantissimo e non c’erano i mezzi di oggi. Infatti ad un giovane aspirante attore suggerisce di preparare il proprio showreel in autonomia, con il suo telefonino, mettendo insieme piccoli stralci di lavori o farne di nuovi, montandoli poi con l’app che lui preferisce ” I Movie”. Nel preparare il proprio showreel, Kabir consiglia di essere il piu’ reali possibili, la sincerità nei confronti del personaggio che si interpreta, premia sempre, piu’ si è sinceri piu’ il pubblico entra in empatia con il personaggio. Bisogna fare tanta esperienza, lavorare tanto, reinventarsi completamente, sempre.

Kabir Bedi conclude dicendo che il mestiere dell’attore è difficile, bisogna essere centrati e crederci veramente, non demoralizzarsi per i rifiuti e non aspettare di migliorarsi ma farlo mettendosi continuamente in gioco.   Sandokan si congeda poi salutando e ringraziando per l’accoglienza ricevuta e spera di potersi fare portavoce in India dei meravigliosi posti visitati in Basilicata, sperando di poter ritornare con un nuovo progetto cinematografico.

L’attore finito il suo intervento si concede alle interviste dei giornalisti presenti e ai selfie dei suoi estimatori. 

Oltre il personaggio, Kabir ha mostrato la forza e la genuinità della persona.

to be continued…

 The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

Le giornate del cinema Lucano – Day two

Si è dato il via alla seconda serata delle ” Giornate del cinema Lucano” mercoledì 25 luglio alle ore 21.00, al timone dello spazio giovani Janet de Nardis, che con la sua eleganza e la sua professionalità guida il pubblico alla conoscenza di un cantante giovanissimo Michele Merlo. 

Il giovane si approccia al mondo della musica attraverso il Talent Show del momento, ” Amici di Maria de Filippi”. Il giovane racconta quanto non sia semplice aver intrapreso questa strada. Ha sofferto di ansia di attacchi di panico e la musica in qualche modo lo ha aiutato ha superare dei momenti non piacevoli. Michele parla del suo rapporto con i “social” e seppur legato ad essi per lavoro, è convinto che prima o poi si ritornerà a parlarsi guardandosi negli occhi e senza contare il numero di “Like” o ” Followers”. Il giovane talento dallo sguardo malinconico, delizia il pubblico del festival con il suo nuovo singolo ” Tutto per me”, primo singolo in italiano.

Conclusosi lo spazio giovani si da il via alle premiazioni dei personaggi che si sono contraddistinti nel mondo dl cinema. Conducono Claudia Catalli e il mitico Francesco Pannofino.

Pannofino delizia il pubblico marateota con degli aneddoti molto simpatici. Voce inconfondibile di Stars Hollywoodiane, per citarne qualcuna…  George Clooney, Denzel Washington, Matt Schulze, Kurt Russell, Antonio Banderas, Mickey Rourke, Tom Hanks, Daniel Day-Lewis, Jean-Claude Van Damme e Wesley Snipes. proprio a proposito di Clooney. Pannofino racconta di quando proprio questo ultimo lo cercò per invitarlo ad un party, dove l’attore hollywoodiano con un italiano non propriamente corretto, lusinga il doppiatore complimentandosi per il suo lavoro e per le sue capacità attoriali…. Pannofino racconta di aver ringraziato l’attore, ma dopo un po’ Clooney gli confessò di essere ubriaco….Il doppiatore non ha mai capito se tutti quei complimenti derivassero dall’ alchool o se fossero veramente sinceri. 

La serata continua tra gag e aneddoti molto divertenti e si arriva alla presentazione e all’ intervista di Francesco di Silvio. Lucano doc parte da ragazzino per Bologna. Un emigrante lucano di successo per una carriera lunga più di 20 anni, disseminata di successi e collaborazioni in ambito musicale con i più grandi artisti italiani, tra cui Vasco Rossi, Lucio Dalla, Luciano Pavarotti e tanti altri. I successi arrivano anche nel cinema, siamo nel 2005 quando produce Mary, il film di Abel Ferrara, vincitore del Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. In seguito, forte del successo ottenuto, è produttore associato di Go Go Tales, sempre diretto da Ferrara, e del film Albakiara.  

A seguire sul palco delle ” Giornate di cinema Lucano” Violante Placido artista poliedrica. Ama la musica della quale non riesce a fare a meno, condivide con il pubblico del festival due brani tra cui ” Femme Fatale” dei Velvet Underground.

Reduce dal film ” The American” nel quale ha lavorato con Clooney, e dall’enorme successo di ” Sogno di una notte di mezza estate” spettacolo teatrale diretto da Massimiliano Bruno, Violante Placido viene premiata da Beppe Convertini con il prezioso premio internazionale di Maratea.

La serata si conclude tra gli applausi e con una cena succulenta presso il ristorante la Yumara per gli ospiti del  festival.

Per la terza serata del festival si attendono Johnn Landis e Paolo Genovese.

Raffaela Anastasio

The Sun’s smile

Audizioni per cantanti e attori

Artistic Mind Production cerca cantanti e attori tra i 18 e i 35 anni in provincia di Taranto, Brindisi e Lecce per le sue due produzioni: “L’isola del Tesoro il Musical” e “Christmas Carol il Musical”.

Gli spettacoli sono completamente originali e prevedono retribuzione per il cast.

I provini si svolgeranno in data da definire, la quale verrà comunicata a coloro i quali avranno prenotato la propria audizione. Il giorno dell’audizione, il candidato dovrà sostenere le seguenti prove:

– Prova canora, presentando un brano in lingua italiana a scelta del candidato (preferibilmente di estrazione Musical) – Prova di recitazione, proponendo un breve monologo teatrale a scelta del candidato

Per prenotare l’audizione basta inviare una mail all’indirizzo info.audizioniartisticmind@gmail.com inserendo i dati principali e di contatto, un curriculum artistico e una foto di presentazione (figura intera). La prenotazione dovrà avvenire entro Domenica 10 Giugno.

L’inizio delle prove è previsto per il mese di Agosto 2018, mentre le repliche dei vari spettacoli si distribuiranno nei seguenti periodi: Novembre e Dicembre 2018; Gennaio e Marzo 2019.

Altre informazioni al numero 327 22 03 562.

Sito della produzione: https://www.artisticmindproduction.com/

 

 

Raffaela Anastasio

The Sun’s Smile

 

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Visto per Voi – Non è poi la fine del mondo

“Non è poi la fine del mondo”, in scena dal 15 al 18 Febbraio, presso la sala Fabrizi del Teatro Petrolini, di e con Simone Buffa e Francesca Bruni.

Due ragazzi che vogliono raccontare la storia di un incontro.

Di un incontro come tanti tra un ragazzo ed una ragazza e dei loro rispettivi mondi.

Due mondi distanti, spazi discordi, universi che stridono. Almeno in apparenza.
Lei è un’artista dolce e un po’ matta come le canzoni che canta, come i mille personaggi esuberanti che interpreta; personaggi inventati, ma dannatamente veri, come la realtà in cui vive, veri come la polvere del palcoscenico che ama respirare.
Lui, invece, è una mente al servizio della scienza. Alcuni potrebbero definirlo strano, goffo, strambo. Antipatico, persino. Molti altri non lo definirebbero affatto, poiché non lo conoscerebbero mai, perdendolo di vista tra i silenzi e le ombre in cui, a volte, diventa necessario dissolversi. I pensieri amano il silenzio, i pensieri creano eternità. Connessioni troppo rigide, ma inevitabili: convivere con la sindrome di Asperger.

Questa storia è la parabola di una comunicazione impossibile. E’ il sole che si allontana e l’amore costante della luna che lo aspetterà per anni per poterlo riabbracciare in un’eclissi. È un vortice di colori che presto dimenticheremo. Una notte buia in cui all’improvviso succede qualcosa. In questa storia ci sono due semplici ragazzi, come tanti o come nessuno in particolare.

Ma soprattutto ci sarete Voi, Voi che osservate, che ascoltate, Voi con le vostre corse e i vostri momenti fermi. Ci sarete Voi la sera a dare la buonanotte guardando il freddo. Ci sarete Voi che sperate. Voi che non vi fermate mai. Ci sarete Voi. Anche quando nessuno ve lo dice.

“Non è poi la fine del Mondo” è uno spettacolo fatto con il cuore e la passione di due ragazzi che amano il teatro, che amano lo scricchiolio delle tavole di legno, che amano il silenzio delle poltrone ed il profumo del sipario. Mettono a nudo le loro emozioni, condividendole con il pubblico in sala.

The Sun’s Smile ha avuto la fortuna di “sentire” in anteprima la passione di questo racconto.

 

di e con Francesca Bruni e Simone Buffa

Aiuto Regia: Nicoletta Conti, Deirdre Maeve (Greta Civitareale)
Luci e fonica: Luca Pastore
Riprese video: Riccardo Dell’Era
Foto di scena: Maria Teresa Franceschini

E’ una produzione:
Associazione Culturale “Sipario Su Roma”

Teatro Petrolini – Sala Fabrizi (Roma, zona Testaccio)
Via Rubattino 5, 00153 Roma

Biglietto intero: 13 € + 2 € tessera
Ridotto: 10 € + 2 € tessera (under 14 /over 65)

Per info & prenotazioni:
cell: 320 8114423
email: sipariosuroma@gmail.com

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

 

 

The wish bracelet

Quel bracciale dei desideri… la mia speranza di aver preso il posto nel suo cuore.

Una giornata in cui il cielo di Roma era meravigliosamente terso, me ne stavo li’ distesa sul prato a godermi il mio tempo libero. Finalmente mi ero fermata per ascoltare i miei respiri. Qualche volta ne ho bisogno, spesso. Intorno a me la natura parlava e acuendo i sensi potevo sentirla. Il vento tra le foglie in bilico sui rami, qualche insetto che si faceva spazio nell’erba. Il tepore del sole conciliava il mio riposo, fino a quando una coppia di adolescenti attirò la mia attenzione. Lei sorrideva come se avesse avuto in dono un’altra vita, lui come se la stesse vivendo. Uno scambio di dolci sguardi e lui mise la mano destra nella tasca da cui estrasse un braccialetto di quelli fatti a mano di cotone colorato poi prese il polso di lei, dove con cura adagiò il bracciale e lo legò. Un’immagine bellissima, il sole faceva da cornice a quel gesto così perfetto, romantico…lei non smise mai di sorridere e donò un tenero bacio, timido, furtivo a quel ragazzo, come se con quel bracciale le loro vite fossero state unite per sempre…

Immediatamente mi resi conto di aver visto quel tipo di bracciale, ma quando…

Mentre i due adolescenti si allontanarono mano nella mano, mi sdraiai a fissare per quel che potevo il cielo…il mio sguardo mi condusse a quel giorno…il mio giorno perfetto.

La campanella dell’intervallo finalmente suonò Antonella ed io saltammo via dai banchi e iniziammo a gironzolare per la classe, e poi, come da nostra abitudine, andavamo in bagno, non soltanto per fare la pipì, ma per sbirciare nelle altre classi lungo il percorso prima di arrivare al bagno, questo prevedeva una lenta ma lenta camminata. Il bagno era il nostro quartier generale per confrontarci su chi avevamo visto..ed il piano da attuare per il ritorno, per farci notare prima di entrare in classe, dal ragazzino che ci interessava. Le strategie erano svariate, tipo sistemarsi il grembiule davanti all’ingresso di una classe in particolare, o offrire una bigbabol  (gomma da masticare)al primo essere umano che passava. Talvolta queste strategie avevano successo, talvolta fallivano miseramente.

 Poi un giorno lo notai, bruno, occhi scuri, sembrava più alto di me ed un sorriso che mi ghiacciava il sangue e mi mandava in disibilio il cuore: Luigi, classe seconda elementare sezione A, il bambino più bello della scuola per me, si avvicinò chiedendomi una bigbabol, impietrita come un’automa provai a mettere la mano nella tasca del grembiule, ma quello che estrassi fu solo una gomma per cancellare profumata alla fragola che gli porsi dicendo :

” Certo, tieni”…

Il mio sguardo dal suo viso passò sulla mia mano…arrossì e riposi la mano in tasca, alla ricerca di ciò che mi era stato chiesto…trovai…….il nulla…“Scusa le ho finite”, dissi con un sorriso falso  (pensai cavolo le ho finite proprio ora)….e la campanella che segnalava la fine dell’intervallo, mi salvò, corsi via più veloce del vento…Durante le due ore successive il mio corpo era in classe ma la mia testa era altrove, di tanto in tanto Anto mi dava dei pugni sotto il banco per farmi disincantare…cioè rimanevo con lo sguardo fisso nel vuoto e lei mi dava una botta per farmi rinvenire. I giorni seguenti evitavo di uscire, o prima di farlo mandavo Anto in avanscoperta. Ma non era facile rimanere defilata. Più cercavo di evitare di incontrare quello splendido sorriso, più me lo ritrovavo davanti…

Un giorno feci una scoperta. Alcune compagne di classe durante l’intervallo restavano sedute e preparavano dei bracciali che avrebbero regalato, in quel periodo erano ricercati e mi feci spiegare ogni cosa. Con il nastro adesivo fermavano sul banco tre ciuffi di cotone che precedentemente avevano tagliato prendendo la lunghezza del proprio polso, di tre colori diversi, poi iniziavano ad intrecciare per tutta la lunghezza fino a terminare il lavoro con un nodino per bloccare la treccia. Il risultato era carino, ed alcune delle mie compagne di classe ne indossavano svariate tipologie. Ma la cosa che di più attirò la mia attenzione fu la storia che si celava dietro quei bracciali…

“Allora io te lo faccio tu lo indossi,  ma te lo deve chiudere qualcuno che ti piace o la tua amica del cuore ed esprimi il desiderio che si avvera soltanto quando il bracciale si romperà da solo, se invece te lo strappa qualcuno che ti piace il desiderio che hai espresso si avvera prima, hai capito?”

Feci un cenno con la testa che non era identificabile con un Si ne con un No.

Non mi era ben chiaro il tutto, ma perché non provare. Il pomeriggio stesso dopo pranzo, presi alla nonna dei rocchetti di cotone e scegliendo l’azzurro il rosa ed il bianco inizia a tagliarne la quantità giusta per due bracciali. Non avevo il nastro adesivo e chiesi alla nonna di tenermi i tre ciuffetti di cotone per entrambi i bracciali.

“Nonna se mi vengono bene te ne regalo uno”

La nonna : “Eh a nonn nun te preoccupa’ c’aggia fa cu stu cos me da impicc” ( Non ti preoccupare che devo fare con questo coso, mi da fastidio). Molto bene, ma la nonna non uccise il mio entusiasmo.

I miei due bracciali in men che non si dica erano finiti. Mi sentivo soddisfatta. Avevo fatto un buon lavoro.

To Be Continued

Don’t Forget to Smile

Raf

 

 

 

Audizioni – attori e attrici

Per uno spettacolo teatrale previsto al Prati di Roma da metà gennaio
a fine marzo 2018,

si cercano un attore tra i 40 ed i 50 anni
e un’attrice tra i 35 ed i 45 anni.
Si ricercano professionisti.

– Uomo tra i 40 e i 50 anni
– Donna tra i 35 e i 45 anni

Gli interessati devono possono candidarsi inviando la consueta
documentazione (foto, curriculum, dati personali) a:
teatroprati@libero.it

FONTE blastingnews.com

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Regina – On the road

Quel giorno di febbraio, Regina è avvolta nel bianco caldo piumone di una stanza dell’ Hotel Europa, una raggio di sole fa capolino, infiltrandosi attraverso le serrande, Regina apre gli occhi a fatica, guarda il soffitto, respira e sorride. Vuole ancora godersi quel momento della giornata, in cui tutto tace, il mondo sembra ancora dormire, quella città ancora non è in piena attività..tutto scorre lento…

Ripensa a tutto quello che è successo il giorno prima, ancora fa fatica a credere.. sembra come in un film con il lieto fine…felice che quel film sia il suo.

Continua a sorridere. Presa da una sprizzata di energia tira via le coperte, accende la tv su un canale musicale e inizia a ballare sul letto, scatenata come morsa da una tarantola, emettendo suoni come ” Yuppy Yhea” a squarciagola, e poi si rituffa sul letto affannata.  Si rigira nel letto, si allunga fino al comodino posto di fianco, apre il cassetto e prende l’assegno che aveva riposto li la sera prima…. Sorride e decide di riporlo nella cassetta di sicurezza.

Doccia, vestiti e via..pronta in orario per il giro turistico.

Alle 10 puntuale Alberto è all’ingresso che l’attende. Questa volta è vestito in maniera informale Jeans maglioncino azzurro e un cappottino grigio, occhiali da sole rayban. Sembra quasi carino, pensa Regina.

“Buongiorno campionessa, pronta per lanciarti alla scoperta di questa città sconosciuta”, dice Alberto con fare solenne.

Regina risponde: “Sono nata pronta!”.

Il sole accompagna i due giovani lungo le strade di questa accogliente città. Entrano in vicoletti, acquistano gadgets, mangiano dolci caratteristici, chiacchierano, ridono. Una sosta è obbligatoria su lungo mare, dove Regina sembra quasi incantata.

“Ti piace proprio il mare vero?” Chiede Alberto.

“Eh Già!”.

Camminando, camminando arrivano in una piccola piazzetta..e Regina non crede ai suoi occhi ed esclama: “Non ci posso credere finalmente ci sono!”

Alberto osserva Regina senza capire bene cosa stia succedendo. Lui aveva visto tante volte quella piazzetta e quello che vi era nei dintorni, per cui proprio non capiva.

“Regina ti piace?”

Alberto non può capire, Regina si trova davanti ad uno spettacolo che fino a quel momento aveva solo sognato con sua nonna, che aveva solo visto in tv, ed ora le riempiva gli occhi.

Regina si trova nel luogo in cui ha sognato di essere, il luogo che è stato protagonista delle sue messe in scena teatrali durante il Festival, con scopa plaid a mò di mantello, i sorrisi della nonna e la promessa: “Però quando vai a nonna voglio venire pure io”..

Regina stringe forte il suo ciondolo come se volesse chiamare sua nonna ed estasiata corre a vedere il teatro piu’ da vicino. Alberto la segue. Davanti al Teatro Ariston, Regina prova a spiegare ad Alberto quanta emozione prova a stare li, e della promessa  fatta a sua nonna, i giochi che facevano insieme durante il Festival….Alberto sorride.

Purtroppo il Teatro Ariston è chiuso al pubblico in quei giorni perché è iniziata la preparazione del nuovo Festival della canzone italiana. Regina è come una ragazzina che scarta i regali a Natale, non le importa se il teatro è chiuso, lei è li in quel momento e proprio mentre si prepara il Festival non puo’ chiedere di meglio.

Un altro sguardo, un altro respiro e si riprende a girovagare.

“Regina ma dimmi una cosa, quindi non hai mai visto il Festival dal vivo, solo in tv giusto?”

“Giusto Alberto, io e mia nonna siamo appassionate del festival, non abbiamo mai perso un’edizione, e guai a chi interrompe il rito. Ora mia nonna guarda il Festival da un’altra parte dell’universo, e vedere il Teatro Ariston, wow…nonna ne sarebbe felicissima”.

“Regina ti devo dire una cosa importante”, Alberto si fa serio, il suo tono di voce è cambiato e Regina è quasi impaurita da quella espressione.

“Senti Alberto, non mi dire che sei un pazzo maniaco schizzato, guarda che mi metto ad urlare qua in mezzo e chiamo i carabinieri”, Regina ha un tono concitato e respiro teso.

Uno sguardo di Alberto e Regina fa un passo indietro.

Una risata fragorosa rompe il silenzio.

“Me che dici ahahahah, ma no, ti voglio solo dire che posso realizzare in parte il tuo sogno e quello di tua nonna….”

Regina riprende a respirare ma è incuriosita da ciò che sta per dirle Alberto, quindi gli presta molta attenzione. 

Vedi regina oltre ad essere un giocatore di poker, ho un lavoro molto interessante, sono autore Rai”.

“Scusa non capisco cosa vuol dire?”, chiede Regina incuriosita.

Vuol dire che conosco bene questa città non solo per i tornei organizzati al casinò, ma anche perché lavoro al Festival della canzone italiana”.

Regina ancora non riesce a comprendere cosa sta succedendo, e dal suo viso traspaiono le sue perplessità.

“Oh insomma, ti posso portare a vedere il Festival, sono uno degli autori, come te lo devo dire in napoletano?”

Regina rimane interdetta, non comprende o forse si, ma no riesce a realizzare, guarda Alberto e guarda il teatro in maniera cosi’ veloce che sembra presa da un raptus di follia e respira veloce e vuole dire qualcosa ma balbetta.

“Insomma ti va di andarci o no a questo Festival?” 

“Non mi prendi in giro vero?, non è che pensi che sono napoletana ingenua e quindi hai altri scopi e premi sul mio punto debole?

“Accipicchia Regina quanti pregiudizi, non voglio nulla da te e non voglio raggirarti, solo fare un gesto carino non mi costa nulla, ma devi dirmelo, perché i posti degli invitati rai finiscono presto per cui devo farti mettere il lista il prima possibile, mancano 20 giorni”..

Il film di Regina continua e non sa rispondere in altri modi che con un semplice:“Siiiiiiiiiiiiiiiii per favore”.

Alberto sorride con soddisfazione e fa subito una telefonata. Regina è in estasi, un sogno che si realizza, stringe forte tra le sue mani il suo prezioso ciondolo:

“Nonna hai visto ti porto al Festival”.

to be continued

Raf

Don’t Forget To Smile

 

 

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SPRING DREAMS

Quando il sole inizia a prendere prepotentemente possesso del cielo azzurro, quando l’aria diventa frizzante ed i profumi della natura ti penetrano nel sangue, ti prende la voglia di liberarti dai vestiti ingombranti che non permettono al tuo corpo di “respirare”, vuol dire che la primavera è arrivata.

Almeno per me è così.

Via i maglioni, via scafandri imbottiti, sciarpe, guanti, via gli stivali, via colori scuri che rendono l’inverno ancora più pesante: via! E’ il momento di partire.

La primavera ha degli effetti pazzeschi. Il mio corpo si risveglia da un lungo letargo e avverto costantemente il desiderio di uscire, esplorare, vedere. Allora perché non accontentare e seguire il mio istinto.

È ora di partire.

Meta prescelta Umbria. Dopo 1 anno rivedo Anto.

Sabato mattina, valigia pronta, si parte.

Decido di prendere un autobus che arriva direttamente a Perugia, voglio godermi ogni istante e vedere tutto.

Tiburtina – Perugia circa due ore.

Il viaggio è piacevole, il sorriso del sole attraversa il vetro del finestrino dell’autobus e bacia il mio volto. La musica anni 80’, che mi ha caricato gentilmente il mio capo nell’ipod, accompagna il susseguirsi dei paesaggi durante il percorso.

I miei occhi sono incantati dalla bellezza di quelle immagini che scorrono come diapositive, una dietro l’altra.

Arrivata a Perugia mi accoglie l’abbraccio sincero di Anto che mi conduce alla sua macchina.

Abbiamo tante cose da raccontarci.

Un anno, ma sembra ieri.

Esperta di quei luoghi, mi illustra il programma della visita. Ha organizzato tutto nei minimi particolari.

Perugia è incantevole. Adoro i vicoletti in cui perdermi. Quel profumo profondo di antico, di storia, che si respira in ogni dove, lo si percepisce nell’aria e lo si vede su ogni portone di legno massiccio, su ogni mattone incastonato nel muro, ad ogni passo sulla strada. La cattedrale maestosa governa la piazza e guida sul viale centrale.

Mentre Anto mi racconta qualche aneddoto, arriviamo in una stradina.

“Questa è la strada degli artisti, via della viola”.

Adoro questo posto, a destra e a sinistra piccole botteghe di artigiani, che lavorano la ceramica, le stoffe, la cartapesta. Tutta la stradina è decorata con pezzi d’arte. Dipinti e quadri sui muri, o piccoli pupazzi sospesi nell’aria. Cerco di immagazzinare il più possibile.

Il sole inizia a raffreddarsi, sta per lasciare il posto alla luna, per noi è l’ora di una tisana con biscotti.

Anto ha sempre uno splendido sorriso, ha un’energia pazzesca come quando eravamo a scuola.

“Allora come va? Come procede la vita a Roma?”

In breve le faccio una sintesi delle mie giornate, dei miei amici, dei miei progetti.

Inevitabilmente si finisce a parlare di uomini.

Scoppiamo entrambe in una risata liberatoria. Ci raccontiamo le nostre esperienze, sappiamo esattamente cosa vogliamo e l’idea di accontentarsi non ci appartiene.

“e come dice mia madre…resterai zitella ti devi trovare uno che ti fa compagnia”.

Una enorme risata rimbomba in casa.

“Io vado a farmi una doccia, tu fai quello che ti pare sei a casa tua”.

In attesa di uscire per la cena, decido di mettermi sul divano, non riesco a togliere neanche le scarpe che, i miei occhi si chiudono, come se colpiti dalla pesantezza e bellezza delle emozioni vissute fino a quel momento.

“Il mio respiro è lento, delicato, scandito dal battito del cuore… lo sento.

Nelle mie narici un profumo di terra, di erba fresca tagliata. Un leggero solletico sull’occhio destro, mi stuzzica. Porto la mano al viso per strofinarmi e mi ritrovo tra le dita una coccinella che mi guarda intimorita. Cerco di non farle del male appoggiandola su un rametto.

Un rametto?

Mi guardo intorno. Alberi maestosi, che intrecciano i loro rami, il sole fa capolino tra le fitte foglie.

Sono sdraiata. In un parco? In un bosco?

Non lo so. Ho un vestito che sembra quello delle principesse delle favole. Il mio cuore inizia a farsi sentire in maniera più insistente. Credo che sia spaventato.

Non ho le scarpe.

Cerco di respirare a pieni polmoni alzandomi da quel letto di foglie ed Humus ed inizio a camminare.

Nonostante non riesca a capire cosa stia succedendo non ho paura. Mi guardo intorno cercando Anto, o qualcosa di familiare ma nulla, la natura mi circonda.

Inizio a muovermi.

Il mio sguardo si perde nei riflessi del sole tra le foglie, il mio udito volto ad ascoltare il canto degli uccelli, i miei occhi piacevolmente impressionati dai giochi di luce creati dal sole su alcune pietre.

Poi qualcosa mi distrae. Un’ ombra.

Si nasconde dietro un albero, riesco a vedere soltanto una spalla, quella destra, mi sembra un uomo.

Hey ciao!” ma nessuna risposta al mio saluto.

Si sposta dietro un altro albero

Mi sento una stupida ma gli parlo:” Ciao io sono Raffaela, per favore mi sai dire dove siamo”.

Come se fosse una cosa normale, ritrovarsi in mezzo alla natura con indosso il vestito di cenerentola, invece che sul divano della tua amica.

La mia domanda non riceve risposta.

Provo ad avvicinarmi e allora si palesa.

Raf

Don’t forget to smile

 

TO BE CONTINUED…

 

 

LEI…ricordi passati di un vivo presente.

Tutte le domeniche anche le più piovose, il sorriso del sole attraversava la finestra, illuminando quell’ angolo della stanza.
Una sedia di legno, con la seduta in paglia tutta intrecciata, rendeva quell’angolo speciale.
Era diventato un rito, il mio rito preferito, la condivisione di attimi solo nostri.In lontananza note napoletane entravano nelle mie orecchie come zanzare assetate di sangue, il mio vicino innamorato dei neomelodici, aveva l’usanza di cantare passando da una nota stonata all’altra…..
Era domenica.
La domenica era sempre una festa di colori e di cibo, tutti in movimento in casa, come piccole formichine indaffarate ognuna con il proprio compito.
Il richiamo della signora VuèVuè, ti regalava il sorriso del giorno.
(Nunziatina, in arte la signora VuèVuè perché passava tutte le domeniche annunciando il suo arrivo al grido: “VuèVuè quant’ cos’ belle VuèVuè”, cercando di vendere qualche vestito del suo fagotto).
Ma La regina suprema era Lei.
La sua chioma grigia, le sue forme morbide.
Le sue gambe reggevano il peso della storia di nove nuove vite. Le sue mani, che in passato avevano cucito, ora affaticate dal tempo, compivano un rituale conosciuto ed esperto.

 

La cucchiarella di legno prima toccava il fondo e poi il bordo della pentola che accoglieva il pomodoro fresco.
Mentre Lei mescolava con cura, le polpette di carne appoggiate nella pirofila bianca attendevano di essere immerse nella padella, dove l’olio iniziava a fare sentire la sua voce.

Tutto avveniva con estrema precisione, non studiata.
Il pane acquistato fresco dal signor Pio, veniva tirato fuori dal sacchetto e tagliato a fette uguali, il coltello come un’onda del mare, le briciole… le sue gocce.
Tutto sembrava scandito da un tempo sconosciuto, da una musica mai scritta, ma udibile in quegli attimi.
Ed era così che mi svegliavo, inebriata dal profumo del basilico e amore.
La mia colazione? “cuzzetiello” e sugo (la parte iniziale o finale del pane inzuppato nel sugo).
Una droga pura.
Un sapore che arrivava in bocca, diffondendosi sul palato, alla gola e giu’… permanente. Impossibile fermarsi, se non con un sonoro: “E bast mo, jà vatt a lava’ a facc!” (basta ora vai a lavarti il viso).
Ma la domenica pensare di lavarsi… proprio no.
La mia domenica era fatta per stare in pigiama, andare scalza in giro per casa, aspettando che mia madre mi dicesse urlando : “Raffaaa metti le ciabatteeee” non l’ho mai ascoltata.
Era sempre tutto pronto, troppo presto.

Lei in attesa del pranzo, si accomodava sulla sediolina di legno, nell’angolo della stanza, vicino alla finestra, dall’altra parte appeso al muro c’era uno specchio double face, su di un lato rifletteva il tuo viso umano, dall’altra parte un mostro con un attacco di allergia.
L’attesa andava presa di petto.
Mentre Lei iniziava a tirarsi il viso deformandolo, la sua faccia acquisiva espressioni buffe.
Io: “Che fai?”
Lei: “M’ aggia livà sti rui pil.”
Io: “ah la barbetta.”
Lei: “E ch vuo’ fa.”
Io: “Posso fare io?”
Lei: “E tiè!”
A cavalcioni su di lei, con gli occhi ancora pieni di granelli di lacrime lasciati da Morfeo, mentre la mano destra reggeva la pinzetta, la sinistra era intenta a stendere la pelle con il pollice e l’indice.
Ero pronta!
Come un chirurgo alla sua prima operazione importante, ero lenta ed accurata e al primo pelo estirpato dal bulbo dissi in cerca di approvazione:
“Guarda!”
“Brav a nonn”.
L’operazione continuò per i 10 minuti successivi tra risate e i suoi mugolii doloranti.
Il tempo si fermava.
Gli attimi erano diventati infiniti, la nostra complicità, le nostre risate… Tu.
Tutte le domeniche il rito si ripeteva, ne ricordo ogni istante.
Qualcuno ha detto: “Le persone muoiono solo se il tuo cuore le dimentica.”
Questo mio secondo post lo dedico a Lei.
Ha riempito di sole la mia infanzia.
Mi ha regalato sorrisi che ho imparato a donare.

Don’t forget to smile
Raf