FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA D’AMICIZIA 4

Savio è un rivenditore di pezzi di ricambio per auto e moto on – line, Antonio membro dell’Arma dei Carabinieri, io impiegata. Mentre Antonio ed io avevamo chiesto un permesso dal lavoro, Savio era sempre operativo. Il suo telefono iniziò a squillare dalle 8 del mattino. Un cliente aveva chiesto una frizione per una moto.  Savio iniziò a fare telefonate per cercare questa frizione che al momento in negozio non aveva… Da noi, in Campania spesso si dice ” Iniziò il cinema” per indicare qualcosa di quasi surreale. Non riuscivamo a mettere insieme un discorso che il telefono squillava “Uè Toto’ chre….e ja famm sape”, nulla la frizione non si trovava.

Mi meravigliai nel vederci cosi’ cresciuti, saggi, maturi. I nostri discorsi avevano un sapore di vita vissuta. Avevo lasciato i ragazzi della ” Miss” e avevo ritrovato degli uomini con la loro storia. Le problematiche dei quarantenni e non, sono sempre le stesse: per qualcuno la famiglia, per altri crearsela… e da questi elementi guida riuscimmo ad estrapolare dalle nostre anime cose, che forse non sapevamo di nascondere.. Ci mettemmo l’uno a disposizione dell’altra, senza remore, senza timori, senza alcuna difesa.

Il telefono squillò.

“Pronto, uè dimmi, ah nun c sta… fa na cosa chiedi a Gennaro fatt ricr o prezz e famm sape’, ok vabbuo’ grazie cia”( non c’è, fai una cosa chiedi a Gennaro, fatti dire il prezzo, poi fammi sapere, ok grazie)

Questa frizione era introvabile.

L’autostrada scorreva davanti a noi, e ad un certo punto Savio iniziò a ridere :“Anto ti ricordi quando Mimmo scivolo’, pigliaj na carut esagerat ca schiena n terr”, ( ti ricordi quando Mimmo scivolò cadde in maniera rovinosa con la schiena a terra).

Iniziai a ridere, ma non ero presente in quella data organizzata per lo show quindi chiesi a Savio di raccontarmi tutto, con l’aiuto di Antonio.

“Era uno di quei pomeriggi  in cui si stava in relax, prima di allestire la location per lo show serale, eravamo tutti a bordo piscina chiacchierando e cazzeggiando, come eravamo soliti fare, quando ad un certo punto vedemmo Mimmo avvicinarsi, con la sua camminata sgangherata da direttore/ boss dei lavori, quando improvvisamente cadde,  probabilmente a causa dell’acqua, scivolò sulla schiena, il tonfo fu forte, la risata inevitabile da parte di tutti,  che, stronzi, cominciammo a prenderlo in giro. Ma ad un certo punto un rivolo di sangue fece capolino dalla sua nuca, noi tutti, inizialmente, pensammo ad un graffietto, ma il flusso di sangue, dopo poco iniziò ad aumentare. Il volto di Mimmo da sorridente divenne pallidiccio, questo ci fece preoccupare, per cui lo soccorremmo, appurando che la caduta aveva causato un taglio. All’ ospedale diagnosticarono un bel taglio da 4/5 punti di sutura”.

 Iniziai a ridere senza sosta ed i miei amici con me, di questo aneddoto ne avevo sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto i dettagli come in quel momento.

In quell’ auto si respirava serenità, fino a quando un cartello autostradale indicò ” Bottanuco”. 

Un brivido gelido corse sulla mia schiena, e non fui l’unica ad avere una strana sensazione… in auto per qualche minuto …il silenzio, che fu interrotto da uno squillo : “Dimmi Genna’, no Toto’ nun a truvat nient, e ja famm sapè ti chiamm aropp”.(Dimmi Gennaro, non tot’ non l’ ha trovata, fammi sapere ti chiamo dopo)

Il sole era ormai alto, il cielo era terso. 

BENVENUTI A BOTTANUCO

Eravamo arrivati!

To be continued

The Sun’s Smile

 

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA – 3

Il sole ancora riposava e Roma era in silenzio.

Savio si trascinava con gambe pesanti e occhi gonfi, Morfeo gli stava ancora attaccato. 

Una mattina di luglio l’aria era frizzantina.

Il motore della  Fiat 500, presa a noleggio da Savio, scaldò i motori, cintura di sicurezza allacciata, e partimmo. 

Avevamo appuntamento con Antonio, in “culandia”, termine che uso spesso per definire le distanze, insomma in un posto lontanissimo.

In auto si chiacchierava delle solite cavolate, e Savio aveva fame, vuole fare colazione. Ma ovviamente non ci sono bar nei dintorni dove poter attingere del cibo, per cui decidemmo di parcheggiare ed attendere Antonio che intanto aveva inviato un messaggio:

“ragazzi temporeggiate un attimo arrivo per le 5.45”

“Che cazz amma temporeggia stamm gia ca”, che tradotta sarebbe ” non c’è da temporeggiare siamo arrivati già.

Nell’attesa Savio ed io non uscimmo dall’auto, eravamo circondati dalle zanzare, convenimmo che era il caso di restare in macchina ed ascoltare un po’ di musica fino all’arrivo di Anto.

Un flash da fari ci distolse dalle nostre conversazioni, e dai ricordi. Antonio era arrivato.

Credo che quello che successe non potrò mai dimenticarlo…

Savio ed io uscimmo dall’auto, Anto ci venne incontro, e senza dire una parola, senza un fiato, ci abbracciammo, un abbraccio tra noi amici fraterni, un abbraccio lungo intenso, conteneva tutto, tutto quello che noi eravamo stati, quello che eravamo…L’energia dei ricordi scorreva attraverso le braccia da corpo a corpo…

” Salvatò ja prendiamo la mia, è piu’ comoda”.

Anto aveva un auto assolutamente piu’ comoda per un lungo viaggio, BMW Serie 3 Touring, acquistata da poco, ci raccontò infatti che era un suo desiderio da tanto tempo, e dopo enormi sacrifici economici era riuscito ad acquistarla usata.

Impostammo il navigatore… arrivo previsto ore 12.30 circa.

Partimmo, che il sole iniziava a fare capolino, Savio aveva fame, lo tenni a bada con una barretta proteica, che non apprezzò, ma almeno si calmo’…

La strada scorreva veloce…i paesaggi apparivano e sparivano come in delle diapositive…eravamo noi 3, la strada ed i nostri ricordi.

il sorriso del sole ora era su di noi.

 

to be continued

The Sun’s Smile

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA – 2

Mi è stato detto spesso: ” A vit è n’affacciat a na finest”… la vita è un’affacciata alla finestra. Ho compreso perfettamente il significato di quella frase. Quel giorno mi è stato ancora di piu’ chiaro.

Lasciato il locale, “075” il sole aveva lasciato lo spazio alla luna, e le stelle avevano ricoperto il cielo di Roma. La zona in cui mi trovavo, Circo Massimo, ha delle zone d’ombra, per meglio dire, dove la luce artificiale impatta poco sull’ambiente circostante, e le stelle, puoi vederle alzando semplicemente lo sguardo.

Decisi di accomodarmi sulle scalette, e quasi inconsciamente cercai una canzone che mi regalò un sorriso ” Certe notti” di Ligabue, la colonna sonora di estati meravigliose.

Alzai lo sguardo alle stelle, “non si puo’ restare soli certe notti qui…… ci vediamo da Mario prima o poi!”.

Un’ inevitabile lacrima dispettosa, corse leggera sul mio viso, la rimossi con rabbia dalla guancia, non era il suo momento.

Ormai ero lì da ore, avvolta dall’abbraccio della notte, lo sguardo costante alle stelle, chissà forse per individuarne una in particolare, ma iniziai a fare un gioco. Iniziai ad unire le stelle creando dei disegni, come quel gioco che si trova sulla settimana enigmistica, credo si chiami “pista cifrata2, in cui bisogna seguire i numeri ed unirli per creare una figura.

Un furgoncino, quello che usavamo per le nostre trasferte… un costume quelli che indossavo durante le sfilate, le note musicali…le passerelle…. mani che applaudono…premi, coppe , targhe…sorrisi… in ognuno di quei disegni c’era qualcosa che mi ricordava un evento, anzi un attimo meraviglioso di gioia.

Nonostante non avessi alcuna voglia di rientrare, sollevai il culo dalle scale e mi diressi verso il motorino parcheggiato poco distante…Intanto scrivevo messaggi a Savio che mi aggiornava…e nell’ultimo messaggio :”Mi organizzo passo a prendere te ed Antonio a Roma”, senza esitare risposi ” Ok”.

Il rientro a casa fu strano, mi sentii vuota, mi lanciai sul divano e cercai alcuni messaggi della nostra chat  “Miss mia cara Miss”, (noi c’eravamo conosciuti proprio grazie ad un concorso di bellezza ” Miss Tirreno”). Quella chat era un disastro non c’era una frase senza una parolaccia o doppi sensi… o senza qualcosa che non si riferisse al mio fondoschiena…un modo di scherzare solo nostro, una complicità unica. Ne avevo già parlato in un altro racconto A 21, un’amicizia con la A maiuscola, che prontamente ripescai nel mio blog e rilessi.

Il campanello suonò, alla porta Savio.

Era lì, stanco gli occhi persi, doveva riposare. Dopo qualche chiacchiera gli dissi che era ora che andasse a dormire, mi rispose che si sarebbe dato prima una rinfrescata.

Stavo smanettando con il telecomando per trovare qualcosa che potesse attirare la mia attenzione, ovviamente non trovai nulla… ma qualcosa invece dopo poco ….accadde.

Vidi uscire Savio dal bagno, che indossava il suo pigiama e…il mio sguardo cadde sulle ciabatte.

Esplosi in una risata fragorosa. Non riuscivo a respirare, non riuscivo a parlare… La faccia di Savio era quella di Salvatore, basita, non capiva cosa avesse causato quella risata.

Le ciabatte… quelle ciabatte erano…mostruose.

Tra un sorriso e l’altro provai a spiegargli che quelle ciabatte erano orribili, gli davano un’aria da anziano signore in pensione… Savio era perplesso.

Si lo so, forse io sono l’estremo opposto, che invece sono sempre scalza e odio ciabatte e pigiami, ma quelle ciabatte …

Savio con qualche battuta, di quelle che solo noi possiamo comprendere, si tirò fuori da un leggero imbarazzo e disse:

“Metti la sveglia”.

Cosi’ feci posizionai la sveglia alle 4.00 del mattino continuai a pensare a quelle ciabatte.. continuai a ridere in silenzio.. erano proprio brutte. Ringrazia però quelle ciabatte che mi avevano alleggerito il cuore, in qualche modo.

Non chiusi occhio quella notte,

La sveglia suonò alle 4.00 del mattino.

Si parte: destinazione Bottanugo. 

to be continued

 

The Sun’s Smile

 

 

 

 

FRIZIONE – FRENI E FAP – UNA BANALE STORIA DI AMICIZIA

Venerdì 10 luglio 2020.

Una lunga giornata di lavoro è terminata e con essa si chiude una settimana intensa. Ore 18.30 via dall’ufficio corro a rilassarmi, a staccare il cervello in un posto che adoro “Circo Massimo” una zona di Roma. Qui c’ è un pub che si chiama “0.75”, un vecchio amico mi ci portò tempo fa per prendere una birra, e da allora è diventato il Mio posto del cuore, e per la location che al tramonto è pazzesca, e per la buona birra alla spina ( la weiss la mia preferita).

Mi piace la routine del venerdì in estate. Stesso posto, stessa birra, stesso blocco per gli appunti e il sorriso del sole al tramonto.

Mi accomodo ad un tavolo esterno, scelgo sempre il tavolo all’angolo che dà sulla strada e sul tramonto, ordino la mia Weiss,  il blocco per gli appunti è pronto, scelgo la musica …un respiro per scrollare via le energie negative accumulate ed inizia il weekend nella mia testa.

Penso ai sorrisi di circostanza che ogni giorno appaiono sul mio viso, alla pazienza, ai vaffanculo bloccati nello stomaco.

Sorrido.

Penso che l’estate, nonostante il caldo , abbia un fascino diverso, una sensazione di risveglio per tutto…i sensi acquisiscono informazioni in modo diverso… ma non lo so, non riesco a spiegarlo.

Cazzeggio con il telefono, faccio foto, e la birra fredda è una goduria, inevitabilmente la penna scivola sul blocco e non ho più il controllo…

Come guidata, posseduta da un’anima esterna, la mia mano compone parole, frasi e le pagine improvvisamente sono imbrattate di inchiostro, la mia playlist intanto suona – Folha de Jurema..

Una telefonata interrompe quella trance.

La voce dall’altra parte mi comunica delle informazioni, ha il respiro spezzato, faccio domande ma preferisce  tagliare corto…Savio mi dice “ti aggiorno più tardi”.

Il mio sguardo fisso, forse nel vuoto, i miei occhi reagiscono solo al tramonto… e poi un gesto….

Alzo in alto il bicchiere delle birra..

” A te amico mio!”.

 

to be continued

The Sun s’Smile

Il TEMPO – EPILOGO

“Da quel giorno sono rimasto nel retrobottega quanto più potevo. Mio zio era felice che io leggessi e non gli importava che non gli dessi una mano con i clienti. E’ sempre stato gentile con me. Mi portava il pranzo, spesso era la frittata di pasta che aveva preparato la zia. Le uniche raccomandazioni erano ” Non ti sporcare, mangia piano e stai dritto con la schiena altrimenti t’ ven o scartiell’ ( ti viene la gobba)”.

Io gli sorridevo e annuivo.

Avevo trovato il mio angolo di felicità, ero affamato di sapere, di conoscere. Quei fumetti mi diedero nuova linfa, nuova energia e resero le mie vacanze molto piu’ interessanti.

Trascorrevo intere giornate nel retrobottega e spesso non mi rendevo neanche conto di che ore fossero. 

Un giorno mio zio venne a chiamarmi cinque minuti prima della chiusura e mi trovò sdraiato sul pavimento intento a leggere non so quale numero di Topolino.

“Giovanotto ti vuoi ammalare? Forza su alzati che dobbiamo chiudere”. Mi alzai, memorizzai la pagina a cui ero arrivato nella lettura e sistemai il fumetto al suo posto. Ricordo che mio zio mi chiese anche se avessi voluto portarlo a casa, ma io risposi di no, il retrobottega era il mio posto magico, ma questo non glielo dissi mai.

Le notti trascorrevano sempre molto lente… il giorno tardava ad arrivare, o almeno questa era la sensazione che vivevo. A parte una notte, una in particolare…

Come ti ho detto dormivo con le mie cugine, gli zii avevano aggiunto un letto nella stanza. Io ero sotto le coperte, e ricordo che mia cugina più grande iniziò a spogliarsi per indossare il pigiama….forse credeva che io stessi dormendo, e non la feci mai dubitare del contrario. Devo ammettere che non fui carino, ma da ragazzino curioso, sbirciai.. 

Dalla finestra entrava la luce fioca della luna, e nel vetro si rifletteva l’ immagine di mia cugina. Sbottonò la camicia sul petto, poi i polsi, la fece scivolare sulle spalle e poi con cura la sistemò sullo schienale della sedia vicino al letto. Per la gonna invece fece un movimento strano, ritirò la pancia e fece ruotare il dietro della gonna davanti per poterla slacciare, lasciandola cosi’ cadere sul pavimento. Io osservai quasi trattenendo il respiro, a parte mia madre non avevo visto altre donne in intimo. Sistemata la gonna anch’ essa sulla sedia, slacciò il reggiseno, in quel momento probabilmente arrossì e chiusi gli occhi per un attimo e quando li riaprì, vidi quella morbida immagine riflessa nel vetro della finestra. Oggi rivivo quelle emozioni e credo di poter dire che forse in quel momento ho imparato ad amare la bellezza delle donne…. Mia cugina poi indossò la sua camicia da notte, con entrambe le mani tiro’ via i capelli, li portò su di un lato, sollevò le lenzuola e si coricò.

Un grosso respiro e l’ultimo sorso di birra…

” Scusa mi sono perso, ma ci sono delle cose che rivivo con piacere”.

” Non ti preoccupare sono dei ricordi bellissimi ed è bello che tu li abbia così vividi nella tua memoria”

“Dopo quella notte, quasi insonne fui il primo a svegliarmi in casa, apparecchiai la tavola per la colazione aspettando che zia si alzasse. Ovviamente fu sorpresa di vedermi già pronto in cucina, mi diede un bacio sulla fronte iniziò a preparare. Questa volta alle 6.20 ero io che aspettavo zio sulla porta.

” Giovanotto allora vuoi rubarmi il mestiere e andiamo va”.

Quel giorno zio  mi raccontò di quando anche lui era bambino come erano diversi i tempi…e anche lui andava sempre a lavorare con il papà e l’edicola infatti era una di quelle eredità di famiglia tramandate di padre in figlio.

I miei ricordi viaggiavano instancabili…

Mentre l’uomo senza volto parlava le mie mani presero dalla borsa situata alla mia destra, un pezzo di carta ed una penna.

“Dopo aver effettuato tutto l’iter dell’apertura mi rinchiusi nel retrobottega, ero un ragazzino davvero felice, sai perchè? Lo zio per evitare che mi raffreddassi aveva appoggiato sulla scala/sgabello un plaid e a terra aveva messo un tappeto enorme con un’abat jour da scrivania,  mi chiesi quando aveva avuto il tempo di farlo senza che me ne accorgessi, era tutto perfetto… corsi fuori lo abbracciai e ritornai a leggere.

Purtroppo le vacanze stavano volgendo al termine, un po’ di malinconia iniziava ad appesantire il mio cuore. Erano trascorsi tre mesi, ma per me era trascorso un giorno. 

Senza dar tanto peso al gesto, come se fosse automatico rimisi il pezzo di carta in borsa.

I saluti nella mia famiglia erano come quelli dell’arrivo, tutti a casa, ognuno mi lasciò del cibo che a loro dire non avrei ma trovato a Roma, baci, abbracci e i soliti pizzicotti sulle guancia che mi avrebbero lasciato il segno per qualche giorno”.

La macchina era pronta.

Erano tutti in fila sull’uscio per salutarmi, anche mia cugina quella grande, che ormai non riuscivo più a vedere vestita… “

Sorrise…

“Mio zio era commosso, mi abbracciò forte e mi diede uno zainetto, e mi disse di aprirlo solo in macchina e che era un nostro segreto. Lo abbracciai e lo ringraziai.

Intanto l’uomo chiese il conto….

Il viaggio di ritorno fu veramente lungo, ma poi ricordai dello zaino che avevo posto nel sedile accanto e lo aprì.”

Ecco il conto, ringraziammo il ragazzo che si allontanò.

“Sai cosa c’era nello zaino?”

“Posso immaginare” dissi.

“Esatto, lo zaino era pieno di fumetti e almanacchi e zio mi aveva lasciato anche un biglietto in cui scriveva di fargli sapere quando avessi finito così mi avrebbe mandato altri volumi. Ero un bambino fortunato e felice.”

L’uomo pagò il conto. Lo ringraziai.

Sai forse quelle vacanze hanno un pò cambiato il corso della mia vita… il tempo mi ha aiutato a capire  molto…”

Ti capisco e concordo il tempo passa, non gli si dà mai la giusta importanza, siamo legati ai nostri ricordi, quelli che ci hanno fatto diventare come siamo… proprio per questo poi io ho deciso di scrivere dei racconti, per tenerlo sempre presente… sai che ti dico, potrei scrivere un racconto anche su questa storia…

” Ne sarei felice”.

“Bene intanto ho preso appunti”.

 Finalmente i miei ricordi mi diedero nuovi occhi…

Vidi il suo sorriso per la prima volta. Lo vidi e con esso i suoi occhi…

 

Il vinile terminò i suoi giri, il bicchiere di vino ormai era vuoto, la luna sorvegliava le stelle.

Spalancai gli occhi e sorrisi… 

Tra le mie mani ancora quel foglio sul quale avevo preso appunti delle tre parole che potessero indicarmi la strada da seguire…

bambino

retrobottega

fumetti

Adesso so chi sei!!

 

The End

 

The Sun’s Smile

 

 

IL TEMPO – PARTE 6

Se penso a come tutto questo è iniziato…

Un banale foglio nel mio diario capitato per caso tra le mie mani…

Le  tre piccole parole che hanno guidato la mia ricerca…

Rilassata in balcone mi accorsi che il sorriso del sole non accarezzava più la mia pelle, e la luce brillante stava cedendo pian piano il posto al tenero sguardo della luna.

Non volevo perdere quei ricordi che affioravano lenti, e allora lasciai che la notte calasse e continuai a respirare…

“Attraversai nuovamente la porticina che dava sul retrobottega, riaccesi la luce con un click ed un mondo nuovo mi si presentò.

Pile e pile di giornali, organizzati in maniera impeccabile, di solito si pensa che un retrobottega sia un po’ lo sgabuzzino delle rimanenze dei giornali e delle riviste, invece era tutto perfettamente in ordine, pulito e quell’odore di carta stampata mi inebriava. Zio aveva organizzato tutto in un ordine preciso. Iniziai a curiosare e mi accorsi che tutto era sistemato per data e per tipologia. Ad esempio nell’angolo subito dietro alla porta c’erano delle riviste d’epoca, imbustate e sullo scaffale c’era un cartellino “riviste a partire da 1920″… pazzesco, pensai….con estrema cautela iniziai a sfogliarne qualcuna…

Sai, credo che fu allora che iniziai ad amare la carta stampata… i libri. Fu per me un’emozione sfogliare giornali di 10, 20, 30 anni prima. Nello scaffale posto nel mezzo del retrobottega c’erano tutte le riviste periodiche, settimanali e mensili, che zio non vendeva, ma che conservava forse pensando che qualcuno avrebbe potuto sempre richiedere. Ma ricordo come se fosse ora, mi voltai e nell’angolo cieco della stanza, illuminato appena dalla luce artificiale, c’era un cartello che zio aveva posizionato per sua comodità : “Fumetti topolino da 1 – 60 ” “Fumetti topolino da 60 – 120” etc. Ne avevo sempre sentito parlare ma i miei genitori non avevano ritenuto opportuno che io mi dedicassi a quel tipo di letture.

L’uomo senza volto aveva un’abilità nel trasmettermi tutto il suo entusiasmo in quelle parole ed i suoi respiri erano più concitati…. ma cazzo non riuscivo proprio a vedere e a ricordare i suoi occhi..ma sentivo, sapevo che brillavano.

 

“Lentamente mi avvicinai, come se avessi timore, ecco non so dirti, ma fui sommerso da varie sensazioni, quell’emozione la sento ancora oggi”.

… La sentivo anche io…

“Mi avvicinai, tesi la mano verso lo scaffale ed improvvisamente una voce, ritirai la mano furtivamente”.

” Giovanotto tutt a post li dietro?”

” Si zio tutto bene qui dietro è fantastico”

” E vabbè non fare guai poi mi dici”.

“Non ero più nella pelle, con cautela decisi di porre il mio dito indice sul primo volumetto, facendo pressione alla base ed inclinando l’angolo superiore per poi estrarlo.

 

Era nelle mie mani… ero felicissimo, era una reliquia. Mi guardai intorno e cercai un luogo idoneo dove accomodarmi. Una scala/sgabello appoggiata ad un pilastro faceva al caso mio. Mi adagiai sulla parta più ampia, piedi sui gradini e mi immersi nel meraviglioso mondo dei fumetti di Topolino. Era tutto nuovo, i disegni, le vignette, i personaggi, non trascurai nella  lettura nessun particolare, e poi la carta un pò ruvida tra le mie mani. Iniziai a leggere il tempo si fermò!

Un brivido corse sulla mia pelle e mi accorsi che era ormai notte fonda. Ero immersa nei ricordi, come in una vita parallela vissuta chissà quando e chissà dove…

Rientrai in casa, mi versai del vino rosso, scelsi un vinile, Amy Winehouse at the BBC,  cercai  qualcosa per coprirmi,  e mi avvolsi in una morbida coperta di pile. Mi appoggiai alla colonna vicino al giradischi e dondolandomi tenevo il tempo della musica, scivolai poi accovacciandomi a terra, testa indietro e la mia mente riprese a ricordare…

 

To be continued

The Sun’s Smile

 

 

IL TEMPO – PARTE 5

I miei respiri lenti, il battito del mio cuore scandiva ogni singolo secondo…

” Un nuovo giorno ebbe inizio, a casa dei miei zii aveva inizio molto presto, la sveglia era posizionata alle 5.30 del mattino. Il risveglio non fu difficile nonostante l’ora … L’aroma del caffè preparato da zia si era diffuso per tutta la casa, e mentre le mie cugine sognavano principi azzurri e principesse, io sgattagliolai dal letto e mi diressi verso la cucina…

Mi apparve di schiena subito zia, che aveva il suo bel da fare, nel preparare la colazione…uova fresche sbattute con lo zucchero e qualche fetta di pane tostato con fichi. Quando si accorse della mia presenza sobbalzò e disse :” Giovanotto buongiorno, avanti fai colazione che oggi ti aspetta una lunga giornata a lavoro con lo zio”. Le sorrisi ed iniziai ad assaporare le uova, che bontà… ” Aspett, a zi ti fa assaggiare una cosa buona, ma non dirlo a mamma tua”..e nel mentre mi versava qualche goccia di caffè nella ciotola con le uova…  Ricordo ancora il sapore delicato delle uova mescolate allo zucchero con il sapore del caffè”.

“Anche mia nonna aveva l’abitudine di preparare quella crema buonissima con le uova…” dissi ” abbiamo un ricordo in comune”.

Le sue mani erano appoggiate al bicchiere della Guinness ed il suo racconto continuò.

“In poco tempo ero lavato e vestito. Quel giorno avrei accompagnato mio zio a lavoro. Alle 6. 20 era davanti all’ingresso che mi aspettava, mi diede uno scappellotto dietro alla nuca, mi sorrise e mi disse: ” Allora sei pronto?” Con un cenno della testa risposi di si. Mio zio era buffo, lo ricordo sempre con gioia, il viso segnato dal tempo e dalla vita, i baffi da sparviero. Vestiva sempre con dei pantaloni con le pences, una camicia perfettamente stirata ed un gilet. Da quando lo conosco non ricordo di averlo mai visto senza…. forse la notte… (sorrise) mah comunque…stavamo dicendo?

Ah si, usciti di casa, percorremmo una strada lineare, ad un certo punto in piazza girammo a destra, e all’angolo, l’edicola. Mio zio era un giornalaio. Ricordo perfettamente il rumore stridulo della saracinesca che veniva sollevata, e come una eco si diffondeva in tutto il quartiere, squarciando il silenzio mattutino. Ogni suo gesto era attento e accurato, come un rituale giornaliero,  lasciava la saracinesca, metteva da parte il lucchetto ed iniziava ad organizzare il suo “ufficio”.

Riuscivo a percepire i ricordi dell’uomo senza volto, percepivo i suoi respiri ed il cuore era più presente che mai, ed anche il mio.

“Mentre zio sistemava le riviste sul banco, erano forse le 6.50, arrivò un furgoncino, che parcheggiò proprio davanti all’edicola- ” Capo!” il ragazzo che guidava quel furgoncino, tentava di attirare l’attenzione di mio zio, il quale accortosi del ragazzo, gli si avvicinò ritirò un pacco di quotidiani, che mi chiese di tenere, mentre lui firmava un documento. I due si salutarono con un cenno del capo ed il furgoncino si allontanò. Rimasi in attesa di ricevere indicazioni, rimasi fermo sostenendo il pacco di quotidiani, mio zio mi vide e scoppiò in una grossa risata…. “e bravo il mio nipotino” mi disse.

Il sole ormai era alto, i primi clienti iniziavano ad arrivare già alle 8.00, prima di dirigersi a lavoro. C’era un bel movimento, mio zio aveva sempre un sorriso per tutti, e spesso salutava i clienti per nome: ” Arrivederci signora Maria,, buona giornata – Dottore che il signore guidi la sua mano oggi – Don Peppino mi raccomando oggi le campane puntuali… e così via..

Mi divertivo tantissimo a contare le monete da dare ai clienti, dietro la guida di zio ovviamente, ed arrossivo quando zio riceveva i complimenti per avere un bel giovanotto come apprendista. Il tempo scorreva veloce. Ero molto attento e tanto curioso. Intorno alle 12.00 arrivò la signora Viviana, una donna per bene, corporatura robusta, accompagnata da un barboncino bianco di nome Nina, lo zio prima ancora che la signora si avvicinasse al banco, mi chiese di prendere un libro chiamato ” Eschilo – volume 3 i grandi classici”,

“lo trovi nel retrobottega sul primo scaffale sulla destra è verde non puoi sbagliare”. Feci come mi disse. Mi infilai nella porticina che andava nel retrobottega, tirai una cordicella che mi permise di accendere una lampadina basculante al centro dello spazio e restai senza fiato.

Intanto sentivo chiacchierare mio zio con la signora Viviana, la quale chiese se il volume 3 Eschilo fosse arrivato, non persi altro tempo ritornai al banco e consegnai il volume richiesto. Mio zio mi accarezzò la testa e dopo aver effettuato lo scontrino congedò la signora Viviana e Nina  con un ” Buona lettura”.

” Zio posso restare un po’ nel retrobottega, ho visto delle cose che mi piacciono”, mio zio non esitò a rispondermi positivamente e allora alla velocità della luce attraversai nuovamente la porticina e mi immersi in un mondo tutto da scoprire.”

Vedo quei ricordi come se fossero i miei, un film proiettato nei miei occhi, nella mia mente…a questo punto non posso che continuare a viaggiare con l’uomo senza volto.

To be continued

The Sun’s Smile

 

IL TEMPO – PARTE 4

Il sole filtra le tende e raggiunge le mie palpebre socchiuse, raggiunge la pupilla e proprio come la fibra ottica imprigiona i fasci di luce e trasporta informazioni, così il sorriso del sole mi porta a ritroso nel tempo..ed ecco i ricordi riaffiorare e la voce dell’uomo senza volto riprendere il suo racconto, voce calma e pacata..

Arrivati ad Atripalda (questo il nome del paesino dove vivevano i miei zii) ad Avellino, svuotata l’auto da valigie e leccornie romane,  dopo qualche ora di assestamento e assegnazione delle camere ( io avrei dormito con le mie cugine), arrivano parenti per i saluti di rito.. Tu poi sei napoletana sai come vanno queste cose.

” Annuisco e sorrido “

Zio Pinuccio, nome di battesimo Giuseppe, era il primo sempre, ogni anno, lavorava la terra e aveva del bestiame a cui badava, e le uova fresche al mio arrivo erano un “must”:” T’agg purtat l’ovett fresco fresco cosi’ domani la zia te lo fa sbattuto, eh  quann to mang a Rom accussi’ eh giovanotto?”, poi si rivolgeva a zia “Ma raccumann miettc nu cucchiar e zuccr, ven na crem”. ( Ti ho portato l’ovetto fresco fresco così domani zia  telo prepara sbattuto eh quando lo mangi un uovo così – mi raccomando metti un bel cucchiaio di zucchero vine una crema).

La zia era una vera esperta quindi era abbastanza infastidita dalle raccomandazioni di zio Pinuccio.

 Devi sapere che in questi paesini le distanze erano veramente brevi, diciamo che la famiglia era tutta dislocata nei dintorni, quindi se zia Annuccia aveva preparato la parmigiana per cena, la ritrovavi davanti alla porta con le ciabatte, il grembiule e la riconoscevi subito dal modo in cui suonava il campanello: ” Ue’ eccomi, agg fatt a parmigian po uaglion, e chill quann sa mang a Rom na cosa accussì”.

Ad Atripalda non si aveva una buona considerazione di Roma, almeno non si credeva che era possibile acquistare anche lì del cibo, ma non mi importava ero in vacanza e adoravo tutte quelle attenzioni, tranne i pizzicotti vigorosi sulle guance da parte di zia Rita, era un dolore pazzesco e la guancia rimaneva rossa per ore.

Il giorno dell’arrivo terminava poi così, tra il viavai di zii, cugini e pietanze, chiacchiere e ricordi, ed i gossip di quartiere, che adoravo in particolar modo, anche se non sapevo di chi si parlasse esattamente. Zia Rita era sempre quella più informata, e quando doveva comunicare una notizia, saputa per caso, aveva sempre lo stesso iter, si sedeva con le gambe un po’ aperte, forse quella posizione era dovuta alla sua stazza che non era proprio longilinea, si piegava in avanti e con un filo di fiato:” Comunque ca o’munn gir tutt o’ cuntrarj” In questo modo riusciva ad attirare l’attenzione di tutti  e continuava “A’ Signora Ninuccia, quella del palazzo di fronte, me ritt che la figlia della signora Tonia, chell ca tien a’ salumeria, ha fatto la fuitina… eh mo’ sta incinta, tu hai capit un poco” e le rispondevano ” Uh mamma mia ma quella è una ragazzina, chella povera signora Tonia, sta figlia quanto dispiacere le ha dato”.. Le chiacchiere gossip continuavano, con interrogativi sul sesso del nascituro, quanto tempo mancasse al parto, dove avrebbero vissuto i due giovani innamorati e sopratutto chi avrebbe dato loro sostegno. A quei tempi erano veramente “gossipponi”. 

Un sorso di Guinness  interruppe il racconto dell’uomo senza volto e ricordo di aver detto qualcosa del tipo: ” Anche a C. Mare un tempo queste notizie facevano scalpore, altri tempi, per fortuna oggi non esistono più, o almeno non come prima, o almeno non che io sappia” ed una fragorosa risata si estese sul mio volto… ” Dimmi poi hai saputo come è andata a finire questa storia?”

“Nei giorni avvenire, si susseguirono varie voci di corridoio, che la figlia di Tonia avrebbe avuto due gemelli, che il compagno era scappato in America con dei soldi che aveva risparmiato facendo il macellaio, e che la povera giovane avrebbe vissuto con la madre”.

Ed é stato così? chiesi incuriosita.

No, i due poi si sposarono, lui continuò a lavorare come macellaio, presero una piccola casetta accanto alla signora Tonia, ed ebbero una figlia che chiamarono Tonia.

Insomma il mio arrivo era sempre una festa per tutti e anche per me… Andai a coricarmi, stanco con una guancia violacea, ma felice perché la settimana seguente avrei accompagnato zio a lavoro…

Il tono della sua voce era ricco di entusiasmo, ma quanto avrei voluto vedere i suoi occhi o qualche espressione del suo viso… continuavo a mantenere la concentrazione ed essere focalizzata su quei ricordi.

To be continued

The Sun’s Smile

 

 

 

IL TEMPO

IL TEMPO – PARTE 2

IL TEMPO – PARTE 3

IL TEMPO – PARTE 3

Il racconto continua fluido, in quel locale una musica accompagna le parole di quel racconto minuzioso e appassionato…

Il mio cervello si mette in moto, come un motore di ricerca… ecco trovato ” Love of my life” i miei adorati Queen.

I miei ricordi ora si focalizzano nuovamente sull’uomo senza volto.

Tutte le volte che si affrontava un viaggio cosi’ lungo, era veramente uno spasso, sai non c’erano telefonini, non c’erano videogame tascabili, per cui o dormivi e rinvenivi alla prima sosta all’autogrill per andare alla toilette, oppure rilassato sullo schienale dell’auto ammiravi fuori dal finestrino le nuvole. Ma come non lo hai mai fatto? Allora era il mio passatempo preferito, a dire il vero anche l’unico interessante. Ti spiego.

Da bambini si ha tanta fantasia, non come adesso che per qualsiasi ricerca o ispirazione si chiede a google, per cui quando la noia del viaggio si faceva sentire, puntavo gli occhi al cielo alla ricerca di una nuvola che potesse interessarmi, allora, dopo averla  individuata, appoggiavo la bocca sul finestrino, alitavo per creare una sorta di brina, con il dito indice iniziavo a designarne i contorni.  Ripetevo l’operazione più volte, ed ogni volta veniva fuori un disegno diverso, da un maialino con la pancia ondulata, ad una farfalla con le ali drappeggiate. Dovevo essere rapido nel disegnare, più ci allontanavamo dal punto in cui avevo visto la nuvola, più diventava difficile disegnarne i contorni, fino a quando usciva  dal mio campo visivo e puntavo ad un’altra nuvola. Il viaggio in questo modo era piu’ divertente come se viaggiassi in compagnia di tanti amici ed il tempo scorreva rapido, almeno fino all’autogrill.

Un sorso di birra ed un sospiro.

Lascio per un attimo la penna sulla scrivania, le mani nei capelli per allontanarli dal viso, qualche  movimento per rilassare il collo, che ovviamente emette scrocchi strani, le mani, palmo contro palmo, tornano davanti alla bocca, è faticoso molto…

Decido di prendere una pausa da quella ricerca, è tempo di cambiare aria, e postazione.

Mi dirigo verso la poltrona che ho sistemato sul balcone. E’ accogliente, non lo ricordavo, (la quarantena mi ha fatto riscoprire cose che non pensavo) Resto lì immobile con gli occhi fissi nel vuoto.

Bambino

retrobottega

Fumetti 

Le tre paroline magiche che avevano smosso il ricordo…continuavo a ripeterle e ancora e ancora…

Silenzio. 

Respiro.

Il battito del mio cuore.

Gli occhi socchiusi accarezzati dal sorriso del sole…e riprende il viaggio.

 

to be continued

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio

 

 

IL TEMPO – PARTE 2

La penna scivola veloce sulla carta, come per paura di perdere qualche dettaglio prezioso, un fiume che scorre verso il mare e porta con se ogni cosa…

Mi immergo totalmente in quel ricordo…

  • retrobottega
  • bambino
  • fumetti

Le immagini sono sfocate all’inizio, gli occhi della memoria viaggiano all’interno della mente, scrutando gli angoli reconditi della mia vita passata, per scovare ciò che mi serve, ma la ricerca sembra non condurre ad un mio ricordo ma a quello di qualcun altro…

I miei occhi puntano la birra fredda sul tavolo, a giudicare dal colore scuro e dalla schiuma spumosa si direbbe essere una Guinness, seguo con lo sguardo una gocciolina di quella schiuma che scivola lenta, percorrendo tutto il bicchiere fino ad approdare sul tavolo… ” Ecco le patatine”  la voce di un gentile ragazzo interrompe quel trip.

Alzo lo sguardo, ringrazio con un sorriso, e poi un’altra voce attira la mia attenzione, mi giro.

Proprio come succede nei film, in cui la telecamera indugia prima sui particolari, così i miei occhi indugiano prima sulle mani che tentano di prendere le patatine dal cestino, mani grandi, pulite, al polso sinistro un orologio importante, polsini della camicia ben stirati,  braccia lunghe, al collo una collanina d’oro, c’ è un ciondolo ma non riesco a vederne la forma coperta dalla camicia, poi il suo viso.

La memoria mi fa scherzi è sicuramente un uomo, non ne distinguo l’età, i contorni del suo viso sono offuscati.

Riprendo il viaggio nella memoria i miei occhi continuano a fissare l’uomo senza volto. 

Possibile che possa succedere? Mi chiedo, mentre i miei ricordi continuano ad affiorare, come sia possibile che io possa al momento ricordare tutti quei particolari e non vedo il volto del mio interlocutore. Se succede, mi dico, è possible.

I miei occhi ritornano sull’uomo senza volto, e mi parla, mi parla di qualcosa…

Nella mia mente gli occhi guardano in ogni angolo, in ogni cassettino dei ricordi, in ogni archivio, ricordo il suono di quella voce… 

“Adoro le patatine tagliate in questo modo è come se mantenessero ancora di più il  loro sapore”  

Annuisco,

Allora dicevamo, che quando ero piccolo, i miei genitori mi facevano trascorrere le vacanze dagli zii, in un paesino di campagna ad Avellino, le vacanze estive erano lunghe, mio padre aveva una bottega come barbiere, mia madre doveva stare dietro agli altri due fratelli, per cui io ero quello piccolo e sacrificabile. Ti devo confessare che inizialmente mi sentivo sempre escluso dalle cose di famiglia, un po’ Kalimero, piccolo e nero, invece ho tratto i miei vantaggi da quelle vacanze, e ho dei ricordi meravigliosi che ancora custodisco,

I miei occhi fissano l’uomo senza volto, il tono della voce è gentile, e capisco che ha piacere nell’esporre quei ricordi, ha piacere nel condividerli. Il suo racconto è calmo, pacato, accompagna le parole a qualche sorso di birra, e a qualche respiro nostalgico di un tempo che è stato…

 

 

To be continued

The Sun’s Smile

Raffaela Anastasio