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Regina – Revolutions

Regina rientra a Napoli, con una valigia ricca di esperienza e di sogni ed un portafoglio un po’ piu’ gonfio. I giorni passano.  

Regina riprende a lavorare in libreria ma è concentrata su una sola cosa… Il festival della canzone italiana tenuto a Sanremo. Non vede l’ora.

Il suo giorno libero decide di andare a fare shopping, doveva andare al festival non poteva presentarsi con uno straccetto qualunque ne occorreva qualcuno nuovo.

Nonostante avesse una disponibilità economica piu’ importante Regina non è abituata a spendere molti soldi per il suo abbigliamento, quindi accompagnata da sua madre e dalla sorellina, entrano ed escono dai negozietti dove puoi acquistare vestiti carini senza dover fare un mutuo.

Regina acquista 5 abiti spesa totale 138 euro. Felicissima rientrata a casa inizia a preparare gli abbinamenti con le scarpe anche queste acquistate in un negozio chiamato “Schizzetto”,( negozio in cui si trovano scarpe di tutti i tipi, per tutte le tasche, a volte scarpe bizzarre).

Ogni gesto è curato nel riporre nella valigia le sue cose. 

La notte è lunghissima, poi finalmente si parte. Ed ecco Regina nuovamente a Sanremo per la seconda volta in un mese.

L’Hotel Europa l’accoglie sempre in modo affettuoso e le ha riservato la stessa camera dell’ultima volta, quella con la vista sul mare.

Alberto si è già fatto sentire per organizzare le cose al meglio.

Regina trascorre l’intero pomeriggio a prepararsi all’evento. Cura tutti i particolari estetici, partendo dai capelli fino ai piedi. Indossa i vari vestiti facendo le prove per sedersi, per presentarsi a colui o colei  che le sarebbe stato seduto accanto durante lo show.

Un trillo di telefono l’avvisa che all’ingresso c’è una macchina ad attenderla.

“Wow una macchina per me”, non riesce a crederci.

Prende la sua borsetta, il suo scialle di pizzo nero e si precipita in ascensore.

Ad attenderla Alberto in smoking.

“Regina stai benissimo” si complimenta Alberto, la sua espressione è più chiara delle parole appena pronunciata.

“Anche tu, grazie per essere passato a prendermi, non me lo avevi detto”.

“Sorpresa!” risponde.

Entrambi sorridono.

Regina rimane estasiata alla vista dell’auto nel quale sarebbe salita. Una limousine degna di un film Holliwoodiano. Non crede di riuscire a gestire tutte quelle emozioni tutte insieme, tiene stretto il ciondolo, come alla ricerca di sostegno e respira.

All’interno della grande auto ci sono altre persone che Alberto presenta come colleghi e rispettive consorti. Regina con fare elegante (o almeno ci prova) tende la mano per la presentazione e sorride dicendo: “Molto lieta” (proprio come aveva provato qualche ora prima nella sua camera in Hotel)

Cerca di mantenere la calma, di respirare a fondo e di guardare fuori dal finestrino. Quello che vede la terrorizza piacevolmente.

Una folla immensa accalcata davanti alle transenne che delimitano il tappeto rosso che arriva all’ingresso del Teatro Ariston.

L’auto si ferma ed il conducente apre la portiera dell’auto. Regina è l’ultima ad uscire per la posizione in cui è seduta, e questo le permette di osservare il comportamento delle persone che la precedono, in modo da poterlo imitare.

Il cuore in gola, fa fatica a muoversi. Alberto le porge la mano per aiutarla a scendere. Il vestino nero lungo di pizzo si impiglia nei tacchi, lo scialle le scivola dalle spalle… un grosso respiro e finalmente Regina prende possesso del tappeto rosso accompagnata da Alberto.

Le luci sono abbaglianti, l’ingresso del Teatro Ariston le sembra l’ingresso del suo paradiso.

“Vuoi vedere come funziona questa enorme macchina?” le chiede Alberto.

“Scusa?” 

“Ti va di venire dietro le quinte, a sbirciare, poi ti accompagno al tuo posto”.

“Ma dai sul serio, certo che voglio venire, quando mi ricapita.” Regina non aspettava altro che curiosare.

Il dietro le quinte è un viavai di gente, che corre a destra e a manca. Tecnici con le cuffie che indicano l’orario di inzio del telegiornale, prova microfoni, sarte che vanno in giro con abiti e pezzi di stoffa sulle spalle, cavi elettrici sparsi ovunque. Una sala grande è attrezzata con del cibo e delle bevande, Aberto invita Regina a prendere qualcosa ma non le va, quelle emozioni la saziano.

“Alberto ma dimmi una cosa i presentatori da dove escono” chiede Regina.

” Vieni ti faccio vedere”, e Alberto conduce Regina ad una scalinata.

“Wow” esclama Regina, “Eccola la famosa scalinata che spaventa tutte le presentatrici e le modelle, hanno proprio ragione”.

Intanto qualcuno chiama Alberto urgentemente, Regina intuisce che sta succedendo qualcosa perché sente parlare ad alta voce, probabilmente tutto normale visto che c’è una diretta televisiva da fare.

Regina ripensa a quante volte con la nonna ha fantasticato su quel festival ed ora è li, proprio li.

Regina prende il ciondolo, lo avvicina alla bocca e sussurando dice: “Nonna hai visto dove ti ho portato, le promesse sono promesse, finalmente siamo qua al festival di Sanremo…. Signori e Signore ecco a voi Regina Esposito” poi sorride e riprende a guardarsi intorno, attendendo che Alberto le dica qualcosa.

Alberto ritorna e affannato le dice che ci sono dei problemi con la presentatrice, qualche ora prima durante le prove ha discusso sia con il regista che con il presentatore a causa dei suoi continui ritardi e per il fatto che non aveva studiato la scaletta, ed ora era andata via, facendo comunicare dal suo agente che non era intenzionata a tornare, annullando il contratto.

“O porca vacca, e lo può fare?”

“Certo, pagherà una penale ma evedentemente non è un problema”. risponde Alberto preoccupato.

“Il pane a chi nun ten e rient”.

“Scusa??” Alberto non ha capito quella espressione in dialetto napoletano.

Dicevo il pane a chi no ha i denti, ma come si fa a rinunciare ad un’occasione del genere, io farei carte false per scendere da quella scalinata correndo il rischio di ammazzarmi, ma lo farei, e queste tipe rinunciano..ma pensa un po’..”

“Quindi tu lo faresti?”.

” E certo” risponde Regina senza esitazione.

“Ok vieni con me”.

Alberto trascina Regina nella sala trucco: “Per favore trucco e parrucco  per Regina, dove sta la costumista, la voglio qui ora”.

Si mette in moto una macchina strana, Regina non riesce a capire cosa sta succedendo, arriva la costumista, le prova delle scarpe, la truccatrice le dice di tenere su la testa… in men che non si dica è truccata, pettinata e vestita con un abito di Armani che le sta un po’ stretto sui fianchi ma non importa..

Un attimo solo per guardarsi allo specchio, sembra una principessa…

“Sei pronta a portare la nonna al Festival?” il tono di Alberto è strano e termina la domanda con l’occhiolino.

“Certo lo sai sono qui per questo, grazie mille”. Regina inizia a pensare che il suo abito non era adatto all’evento, e che magari essendo ospite di uno degli autori avrebbe dovuto indossare qualcosa di più “importante”, ma è felice per la prima volta indossa Armani.

“Regina, ho bisogno di te, il Festival non lo guarderai in poltrona”, il tono di Alberto è serio e sostenuto.

“Alberto che cosa intendi dire?”

“Affiancherai il presentatore in questa prima puntata, non devi preoccuparti avrai il gobbo e potrai leggere, e comunque il presentatore farà tutto per darti una mano, e poi è tutta la vita che ti prepari a questo evento.”

“Ahhhhhhhhh tu nun stai buon ca cap…va ben il sogno, realizziamo, vediamo il festival, a nonn… stai nu poc esaggerannn”, tuuta la napoletanità di regina vien fuori in quel momento, per una richiesta che ritiene assurda.

Un silenzio terribile trai due. Regina capisce che la richiesta di presentare il festival di Sanremo è reale, un grosso respiro anticipa la domanda:

“Alberto che cosa dovrei fare?”

“Entrare, salutare, leggere il gobbo che sarebbe quel tabellone in alto che ti suggerisce cosa dire, salutare, uscire e respirare”

Il panico la fa da padrone Regina non sa più a cosa pensare, intanto il tipo con le cuffie chiama il tempo “10 minuti alla diretta”.

Regina si siede sull’ultimo gradino di quella famosa scalinata, intanto un tizio le mette un microfono, lei tiene stretto tra le mani il suo ciondolo.

Una donna le chiede come si chiama quanti anni ha, e da dove viene, segna tutto su una cartellina.

” 5 minuti alla diretta”.

Alberto prende la mano di regina e le dice: ” Ti prego puoi farcela, tua nonna sarà fiera di te”.

” Eh tu cu stu fatt e mia nonn, me fatt fess” (con questa storia di mia nonna mi hai fregato) scherza.

“Bene rieci ancora a scherzare è buon segno”, Alberto le sorride.

“In onda” grida il tizio con le cuffie.

Il panico.

“Alberto scusa ma chi è che presenta, non mi hai detto nulla”.

Una voce dal palco “Per me è un onore presentarvi una napoletana doc, per la prima volta calca questo palco Signori e Signore Regina Esposito”

Una musica dolce parte…..

“Regina tocca a te, forza”, sollecita Alberto.

Regina inizia a salire i gradini uno per volta reggendo con la mano destra il meraviglioso vestito, è in apnea, le manca il respiro, ma sa che ormai non puo’ tirarsi più indietro.

Mentre sale quegli scalini, nel suo cuore una miriade di emozioni, e tutte le immagini di ragazzina, con la scopa e il mantello, sognava quel festival.

Non se ne rende conto…. Regina è in scena sulla piattaforma prima delle scale che la conducono al palco….

Le luci sono abbaglianti, riesce a vedere a mala pena l’orchestra. Un grosso respiro ed inizia a salutare, a guardare a destra e a sinistra come aveva visto fare in passato…

Fin a quel momento non è riuscita a vedere il pubblico, che si apre davanti a lei come il mare dietro una collina….applausi, sorrisi sui volti della prima fila.

Ad attenderla all’ultimo gradino c’ è lui Pippo Baudo, l’unico che avrebbe voluto accanto a lei in quel momento, che le porge la mano, Regina si affida a lui e respira.

Nell’ altra mano il ciondolo con la regina di cuori disegnata sul retro.

Uno sguardo oltre e applausi.

The End

Don’t forget to Smile

Raf

 

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Regina – On the road

Quel giorno di febbraio, Regina è avvolta nel bianco caldo piumone di una stanza dell’ Hotel Europa, una raggio di sole fa capolino, infiltrandosi attraverso le serrande, Regina apre gli occhi a fatica, guarda il soffitto, respira e sorride. Vuole ancora godersi quel momento della giornata, in cui tutto tace, il mondo sembra ancora dormire, quella città ancora non è in piena attività..tutto scorre lento…

Ripensa a tutto quello che è successo il giorno prima, ancora fa fatica a credere.. sembra come in un film con il lieto fine…felice che quel film sia il suo.

Continua a sorridere. Presa da una sprizzata di energia tira via le coperte, accende la tv su un canale musicale e inizia a ballare sul letto, scatenata come morsa da una tarantola, emettendo suoni come ” Yuppy Yhea” a squarciagola, e poi si rituffa sul letto affannata.  Si rigira nel letto, si allunga fino al comodino posto di fianco, apre il cassetto e prende l’assegno che aveva riposto li la sera prima…. Sorride e decide di riporlo nella cassetta di sicurezza.

Doccia, vestiti e via..pronta in orario per il giro turistico.

Alle 10 puntuale Alberto è all’ingresso che l’attende. Questa volta è vestito in maniera informale Jeans maglioncino azzurro e un cappottino grigio, occhiali da sole rayban. Sembra quasi carino, pensa Regina.

“Buongiorno campionessa, pronta per lanciarti alla scoperta di questa città sconosciuta”, dice Alberto con fare solenne.

Regina risponde: “Sono nata pronta!”.

Il sole accompagna i due giovani lungo le strade di questa accogliente città. Entrano in vicoletti, acquistano gadgets, mangiano dolci caratteristici, chiacchierano, ridono. Una sosta è obbligatoria su lungo mare, dove Regina sembra quasi incantata.

“Ti piace proprio il mare vero?” Chiede Alberto.

“Eh Già!”.

Camminando, camminando arrivano in una piccola piazzetta..e Regina non crede ai suoi occhi ed esclama: “Non ci posso credere finalmente ci sono!”

Alberto osserva Regina senza capire bene cosa stia succedendo. Lui aveva visto tante volte quella piazzetta e quello che vi era nei dintorni, per cui proprio non capiva.

“Regina ti piace?”

Alberto non può capire, Regina si trova davanti ad uno spettacolo che fino a quel momento aveva solo sognato con sua nonna, che aveva solo visto in tv, ed ora le riempiva gli occhi.

Regina si trova nel luogo in cui ha sognato di essere, il luogo che è stato protagonista delle sue messe in scena teatrali durante il Festival, con scopa plaid a mò di mantello, i sorrisi della nonna e la promessa: “Però quando vai a nonna voglio venire pure io”..

Regina stringe forte il suo ciondolo come se volesse chiamare sua nonna ed estasiata corre a vedere il teatro piu’ da vicino. Alberto la segue. Davanti al Teatro Ariston, Regina prova a spiegare ad Alberto quanta emozione prova a stare li, e della promessa  fatta a sua nonna, i giochi che facevano insieme durante il Festival….Alberto sorride.

Purtroppo il Teatro Ariston è chiuso al pubblico in quei giorni perché è iniziata la preparazione del nuovo Festival della canzone italiana. Regina è come una ragazzina che scarta i regali a Natale, non le importa se il teatro è chiuso, lei è li in quel momento e proprio mentre si prepara il Festival non puo’ chiedere di meglio.

Un altro sguardo, un altro respiro e si riprende a girovagare.

“Regina ma dimmi una cosa, quindi non hai mai visto il Festival dal vivo, solo in tv giusto?”

“Giusto Alberto, io e mia nonna siamo appassionate del festival, non abbiamo mai perso un’edizione, e guai a chi interrompe il rito. Ora mia nonna guarda il Festival da un’altra parte dell’universo, e vedere il Teatro Ariston, wow…nonna ne sarebbe felicissima”.

“Regina ti devo dire una cosa importante”, Alberto si fa serio, il suo tono di voce è cambiato e Regina è quasi impaurita da quella espressione.

“Senti Alberto, non mi dire che sei un pazzo maniaco schizzato, guarda che mi metto ad urlare qua in mezzo e chiamo i carabinieri”, Regina ha un tono concitato e respiro teso.

Uno sguardo di Alberto e Regina fa un passo indietro.

Una risata fragorosa rompe il silenzio.

“Me che dici ahahahah, ma no, ti voglio solo dire che posso realizzare in parte il tuo sogno e quello di tua nonna….”

Regina riprende a respirare ma è incuriosita da ciò che sta per dirle Alberto, quindi gli presta molta attenzione. 

Vedi regina oltre ad essere un giocatore di poker, ho un lavoro molto interessante, sono autore Rai”.

“Scusa non capisco cosa vuol dire?”, chiede Regina incuriosita.

Vuol dire che conosco bene questa città non solo per i tornei organizzati al casinò, ma anche perché lavoro al Festival della canzone italiana”.

Regina ancora non riesce a comprendere cosa sta succedendo, e dal suo viso traspaiono le sue perplessità.

“Oh insomma, ti posso portare a vedere il Festival, sono uno degli autori, come te lo devo dire in napoletano?”

Regina rimane interdetta, non comprende o forse si, ma no riesce a realizzare, guarda Alberto e guarda il teatro in maniera cosi’ veloce che sembra presa da un raptus di follia e respira veloce e vuole dire qualcosa ma balbetta.

“Insomma ti va di andarci o no a questo Festival?” 

“Non mi prendi in giro vero?, non è che pensi che sono napoletana ingenua e quindi hai altri scopi e premi sul mio punto debole?

“Accipicchia Regina quanti pregiudizi, non voglio nulla da te e non voglio raggirarti, solo fare un gesto carino non mi costa nulla, ma devi dirmelo, perché i posti degli invitati rai finiscono presto per cui devo farti mettere il lista il prima possibile, mancano 20 giorni”..

Il film di Regina continua e non sa rispondere in altri modi che con un semplice:“Siiiiiiiiiiiiiiiii per favore”.

Alberto sorride con soddisfazione e fa subito una telefonata. Regina è in estasi, un sogno che si realizza, stringe forte tra le sue mani il suo prezioso ciondolo:

“Nonna hai visto ti porto al Festival”.

to be continued

Raf

Don’t Forget To Smile

 

 

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Regina di cuori – Reloaded

Regina era li’, ferma immobile, con il sorriso stampato sul viso era radiosa, incredula e stringeva tra le mani ancora il suo orologio da taschino. 

Intorno a lei ancora tanta gente che commentava l’accaduto. Un uomo le si avvicina, le poggia una mano sulla spalla destra per attirare la sua attenzione, era uno dei giocatori che aveva appena battuto, il giovane timorato di Dio, dal viso pulito e dice:

Complimenti Regina, giusto?, una bella partita degna di una finale…io sono Alberto de Santis, lieto di fare la tua conoscenza” e avanza la mano destra per stringerla. Regina vede il gesto, e ancora frastornata, come in automatico stringe la mano dell’uomo :”Piacere Regina, ma questo lo sai già”.

risponde lui: “Ormai qui conoscono tutti il tuo nome” lei sorride, e i segni del suo imbarazzo si fanno vivi sulle gote rosse. 

“Posso avere l’onore di offrire un caffè alla vincitrice del campionato nazionale di PlayPoker?”

Mentre la sala si svuota, e gli addetti ai lavori raccolgono le ultime fiche sul tavolo, Regina risponde: “Perché no”, anche se sa che i no sarebbero potuti essere tanti, un uomo che non conosceva, in una città che non conosceva, una ragazza che ha appena vinto una cospicua somma di denaro…ma qualcosa l’ha spinta ad accettare quel caffè e la compagnia di quell’uomo sconosciuto.

I due si dirigono verso l’uscita, ed un altro uomo blocca Regina dicendole: “Signora si ricordi di ritirare la sua vincita, nella Hall dell’albergo

Si grazie mille“, risponde Regina con fare gentile. 

Una sala piena di lampadari composti da tanti piccoli cristalli, che illuminati dal sole, che penetra attraverso le finestre, crea dei giochi di luce sulle pareti, e sui tavoli del bar. 

“Allora dove ti vuoi accomodare?” chiede Alberto, e Regina prima si guarda intorno e poi decide : “Li’ vicino alla finestra una bella posizione si vede il mare”.

I due si accomodano ed ordinano il caffè.

Regina è affascinata da quello che vede fuori da quella finestra, il mare i gabbiani, si rilassa,  respira finalmente e grazie a quel mare un po’ si sente a casa.

“Ti piace?” chiede Alberto.

“Si, sai io sono napoletana il mare è il mio elemento naturale” dice Regina arrossendo.

“Devo dire che hai anche il fuoco del Vesuvio che ti scorre nelle vene visto la partita appena vinta”.. i due sorridono e arrivano i due caffè.

Regina inizia  a rilassarsi e a chiacchierare di Napoli del suo lavoro e di come è finita ai campionati nazionali di PlayPoker.

“Quindi mi stai dicendo che per te è la prima volta, accipicchia la classica fortuna del principiante, che brava”.

“Tu invece, cosa mi racconti”, chiede Regina.

“Io ho questa passione da tanto e non è il primo campionato a cui partecipo, qualcuno l’ho vinto altri no, ma oggi è stato davvero emozionante, vedere la faccia di quell’omone quando hai scoperto la Regina di cuori, credevo che stesse per morire”.

I due ridono insieme.

Il sole non tarda a calare e quello che vede Regina, le riempie il cuore di gioia. Il sole rosso fuoco che bacia il mare. Il cielo limpido, le nuvole sono rosa come dipinte nell’aria. 

“Pazzesco”! esclama Regina sospirando. 

“Regina, tu conosci la città?, Perché pensavo, visto che tu sei da sola ed io pure potrei farti da Cicerone e mostrarti un po’ di luoghi, conosco questa città come le mie tasche ormai, se ti va ne sarei lieto”.

Dapprima Regina rimane interdetta per una proposta del genere, pensa che gli uomini in fondo sono tutti uguali non perdono mai l’occasione di fare i cascamorti, ma poi riflettendo pensa che in fondo un giro per la città sarebbe carino, e poi ha un posto in cui desidera tanto andare…

“Ok , per me va bene”, dice soddisfatta.

“Perfetto, allora dove vuoi che ci incontriamo?”

“Io sono all’Hotel Europa, praticamente a due passi da qui”.

” Bene, allora il nostro tour inizierà domani alle 10 per te va bene? dice Alberto.

” Direi che è perfetto”.

I due si salutano, Alberto paga i due caffè e si allontana. Regina resta. Incantata da quel panorama. Ora il sole è scomparso, ma ha lasciato i suoi colori sparsi quà e là nel cielo e sul mare.

Il ciondolo risbuca dalla camicia come per farsi vedere, lo stringe tra le mani e sorride, la sua mente piena di pensieri. Con gli occhi puntati ancora fuori dalla finestra si alza e si dirige verso la hall dell’albergo, chiede dove poter riscuotere la sua vincita e una donna molto carina e gentile l’accompagna nell’ufficio preposto. Li presenta il suo documento di riconoscimento, firma una documento per ricevuta e ritira un assegno…

Sapeva l’importo della vincita, ma ora avere tra le mani quell’assegno rendeva la cosa reale, e quegli zeri non riusciva nemmeno a contarli.

Ringrazia, esce dalla stanza, da buona napoletana ripiega l’assegno in piccole parti e lo ficca nel reggiseno dalla parte del cuore. Un sospiro e si dirige verso il suo hotel.

Arriva in camera e si lancia sul letto. Fin a quel momento non si è accorta di quanto potesse essere stanca. La morbidezza e il profumo di pulito dei cuscini la coccolano, e mentre ha il viso immerso tra i due guanciali : ” Cacchio il telefono”…esclama come presa dal panico. Cerca il telefono nella borsa, controlla che sia ancora carico e poi compone un numero di telefono.

“Regina sei tu e allora a mamma che hai fatto racconta non ci fa stare in pensiero, stiamo tutti quanti qua aspettando la tua telefonata, c’è pure Don Gennarino, che sta fumando come un pazzo per il nervoso, allora dicci tutt a mamma ja”.

“Ho vinto”.

“Scus a mamma n’agg capit buon, che cosa hai detto, qua la linea è disturbata, ti devi comprare un telefonino nuovo a mamma quando ti pagano gli straordinari”.

“Mamma ho vinto, sono campionessa nazionale”, ripete Regina ad alta voce e con tutto il suo entusiasmo.

 Un tonfo e poi silenzio.

Regina è curiosa di sapere cosa è successo, inizia a preoccuparsi, chiama la madre, ma nessuno risponde, cerca di concentrarsi per cercare di carpire qualcosa , ma solo frusciiii dallìaltra parte del ricevitore.

“Pronto, pronto Regina, ahahaha mamma è caduta ( ride) ha buttato il telefono a terra, ora sta piangendo non riesce a parlare” risponde la sorellina più piccola.

“Tesoro passami Don Gennarino o è infartato anche lui? dice Regina sorridendo.

“Uè piccire’ che gioia, che gioia mi stai dando, ma allora è vero, hai vinto? Eh ma io me lo sentivo, me lo sentivo, quella è la buon anima di tua nonna”.

Regina tiene stretto il suo  orologio e dice : “Don Gennari se non era per Voi io non stavo qua, grazie abbiamo vinto, dovevate vedere la faccia dei giocatori, quando mi è salita la regina di cuori, io stavo morendo non riuscivo piu’ a respirare, il cuore voleva esplodere…mamma mia…”

Don Gennarino difficilmente trattiene le lacrime e con voce rotta dall’emozione dice:

“Piccirè te lo meriti, mo basta perché devo salvare la vita ai tuoi genitori che piangono e ridono nello stesso tempo e mi sto un po’ preoccupando “ e ride. Regina saluta Don Gennarino, dice: “Grazie ancora, dite a mamma e a papà che ora mi riposo li chiamo domani con calma vabbuo'”.

Click.

To Be continued…

Don’t forget to smile

Raf

 

 

 

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Regina di cuori – Il poker Ultima parte

La sera del giorno seguente Regina è puntuale con la pizza margherita bollente, bussa alla porta di Don Gennarino, che apre con la solita sigaretta tra le labbra. “Uè tras” (entra).

Dopo aver mangiato un pezzo di pizza e aver ricordato insieme la nonna di Regina, Don Gennaro si dirige nel saloncino e fa cenno a Regina di seguirlo.

Don Gennaro si china, apre degli scaffali sotto la cristalliera, prende una scatola marrone con sopra i simboli delle carte, cuori quadri fiori picche, poggiandola poi sul tavolo. Solleva i ganci che tengono la scatola chiusa e scopre il contenuto. Regina rimane estasiata. La scatola contiene non solo le carte ma anche delle fiches colorate lucide…Regina è totalmente in trance.

Don Gennaro: “Reginella mia chiudi la bocca che entrano le mosche” e sorride.

Prima cosa devi imparare tutte le carte, i simboli, i valori, poi piano piano con l’esercizio ti insegno i vari punteggi… colore, tris, scala, scala bilaterale, reale, insomma…tutt sta robb…sei pronta?

“Si si” risponde lei timidamente.

Don Gennaro:”Lo faccio per tua nonna, promettimi una cosa che questo gioco per te resterà sempre e solo un gioco, non mi far pentire…. e poi mi devi dire perché e pijat sta capat?” (perché ti sei incaponita per questo gioco?).

Reginella lo guarda negli occhi spiegandogli dell’orologio della nonna e del disegno inciso sul retro : “Vedete ho una sensazione, non vi so spiegare, come se questo fosse il mio cammino, una strada tracciata per me da qualcuno”.

Don Gennaro: “Piccirè dimmi una cosa, ma tu ti droghi, ti pigli quelle pasticche che vendono questi scimmanati qui fuori, ti fumi qualcosa, no perché sta robb t fa mal…se ne parte il cervello”.

Regina: “Don Gennarì ma che dite, sono strana ma non sono scema!”.

Don Gennaro: “Meglio cosi’ cominciamo”.

I due iniziano la lezione, Don Gennaro non sa che Regina ha studiato tanto su quel gioco, quindi apprende subito le figure, i colori , i punteggi. i giorni passano, cartoni di pizza si accumulano, posacenere pieni di sigarette, e Regina acquisisce tutte le informazioni di cui ha bisogno per iniziare finalmente a giocare.

Trascorrono settimane.

Regina:Don Gennarino stasera vi ho portato la pizza fritta con salsiccia e friarielli per cambiare”.

Don Gennaro:”Bella Reginella mia, e oggi ti faccio giocare sei contenta?”.

L’anziano signore ha organizzato una partita di poker con altri 3 anziani amici, conosciuti anche da Regina, che la salutano dal tavolo.

Per l’occasione Don Gennaro ha tirato fuori il vecchio copritavolo verde.

 Sul tavolo le carte, i posacenere, ma niente soldi, solo lenticchie fagioli e ceci, ad ognuno un valore economico differente.

Regina è emozionata, non vede l’ora di iniziare. Don Gennaro le fa da tutor.

Regina non riesce a piazzare un punto, i suoi avversari sono dei vecchi astuti. Perde per tre mani consecutive, ma impara….impara…, a ricordare le carte, e osserva, i gesti, i tic, ascolta i respiri, i silenzi… 

Don Gennaro chiama l’ultima mano è ormai passata mezzanotte… le carte scivolano sul tappeto verde… il primo “cip” segue un “vedo” il piatto si riempie di legumi…due passano, rimangono in gara Regina e Pasqualino (uno dei tre amici anziani)

“Ja piccire shij sti cart” (dai piccola scopri queste carte) dice Pasqualino con aria beffarda. Don Gennaro intano rientra dal bagno, e assiste alla scena senza proferire parola.

“Scala” dice fiera Regina. Pasqualino rimane a bocca aperta il suo punto anche se buono è nullo a confronto.

“Don Gennaro, è salita la Regina di cuori…”

Lui sorride compiaciuto.

Seguono altre gare, altri tornei amichevoli, passano notti, e feste natalizie, regina seduta a quel tavolo verde. Regina vuole allenarsi, il gioco è diventato la sua passione più grande… Durante il lavoro tra una lettura e l’altra, gioca e si tiene in allenamento con un’applicazione scaricata sul telefonino.

E’ di nuovo febbraio, il Festival di Sanremo la distoglie dalle sue carte. Si siede sul divano in compagnia della famiglia, un nuovo presentatore due nuove vallette scendono quelle scale di plexiglass, trasparenti, con abiti da principesse. Sono eleganti, delicate, di classe. Allora Regina come era solita fare con la nonna si alza prende la scopa, sulle spalle il plaid blu di pail..

Imita la voce del presentatore: “Per questa nuova edizione del festival mi affiancherà una dolce presenza napoletana, ecco a voi Regina Esposito”….

 Sottovoce… applausi applausi pubblico in delirio..

Regina con fare maestoso muove il plaid e finge di scendere le scale, volgendo lo sguardo a destra e a sinistra come aveva visto fare da altre, poi finge di dare la mano al presentatore e dice:”Buonasera, grazie a tutti per l’accoglienza per me è un onore essere qui su questo palco al tuo fianco, quest’anno avete scelto un’altra straniera”.

imita di nuovo la voce del presentatore: “Ma no Regina, tu non sei straniera cosa dici!”.

“Caro, come no, sono di Napoli, qui in Italia come va tutto bene?”.

La famiglia ride a crepapelle e la sorellina più piccola applaude… e poi silenzio per l’inizio della canzone e l’avvio della consueta registrazione.Tutto scorre… qualcuno ha detto:

“La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.

To Be continued

Don’t forget to smile

Raf

 

 

 

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Regina di cuori – Il poker parte seconda

Napoli è la città dai mille colori, dalle mille sfaccettature e ti concede tante possibilità. I quartieri sono pieni di vita, di gente che si arrangia ..chi tir a campa’… e di chi si reinventa ogni giorno.

La gente di Napoli è disponibile, è buona, ci si aiuta sempre, e Regina sa che può contare sulla sua città. Nei vicoli di Napoli spesso trovi dei simpatici vecchietti che con le loro seggiole di legno e i loro tavolini, trascorrono il tempo fumando una sigaretta, discutendo del Napoli Calcio o giocando a carte.

Regina conosce bene quei vicoli e quei vecchietti, diciamo anche che sono i suoi angeli custodi.

“Uè buongiorno Don Gennarino come andiamo? Mannaggia a voi ma quante sigarette avete fumato, il posacenere è pieno”.

Don Gennaro: “Eh Reginè, quello è il Napoli, me fa asci pazz…je m n cazz e fumm” (Reginella il Napoli mi fa arrabbiare e io fumo)

Regina:”E ma tanto voi vi incazzate e quelli guadagnano i milioni e che ci volete fare..Don Gennarino sentite io vi debbo chiedere un favore enorme”.

Don Gennaro:”Dimmi Reginè che è successo? Che è, mamma non sta bene? Eh dici ja non mi far preoccupare, non mi chiedi mai niente, stu fatt è stran.”

Regina:”Eh lo so, perché non ho mai avuto bisogno di niente, ringraziando il cielo, pero’ mo mi dovete aiutare, mi dovete insegnare a giocare a carte.”

L’espressione di Don Gennaro è tutto un programma, prima pensieroso, poi sollevato e poi : “Uh mamma mia e questo è m è fatt pija na paur! Ma come tu pazziav semp cu tua nonn o ver?”( mi hai fatto prendere uno spavento, ma tu giocavi sempre con tua nonna è vero).

Regina: “Si Don Gennarino la nonna mi ha insegnato con le carte napoletane, io voglio imparare le francesi, voglio imparare il poker”.!

Don Gennaro è sbigottito, il suoi occhi persi nel vuoto, il suo sguardo fisso su immagini che Regina non può vedere, immagini del passato. (Don Gennaro è stato un giocatore di poker accanito, nella Napoli dei quartieri lo conoscevano tutti come il più bravo in assoluto, lo chiamavano a “Cap e quadr” ( la testa di quadri simbolo delle carte francesi) ma i suoi successi diventarono azzardo e malattia, e perdita di averi. Ora un simpatico vecchietto dei vicoli.).

Gli occhi di Don Gennaro riprendono vita, quando Regina :”Don Genna’ allora, solo Voi mi potete aiutare”.

Prendendo un lungo respiro Don Gennaro: “Va bene Reginella mia, lo faccio solo per il rispetto per tua nonna e perché sei cresciuta cu me…io ti insegno…ma senza sord…vabbuo?

“Eh certo Don Gennarino, grazie assaje”, e Regina butta le braccia attorno al collo di Don Gennaro abbracciandolo con affetto, lui timidamente ricambia.

“Ne piccirè ma dimmi una cosa, ma come mai vuoi imparare il poker? E’ un gioco da maschi…?, Regina risponde sorridendo..

Mi Piace la Regina di cuori, ci vediamo domani sera quando stacco Vi porto un bella pizza Margherita.”

Regina si dirige verso casa, e Don Gennaro la segue con uno sguardo..

” Sta waglincell che ci tiene….una forza della  natura”,  spegne l’ultima sigaretta della giornata, ritira la sua sedia di legno, rientra in casa chiudendo il portone alle sua spalle.

To Be Contniued

Don’t forget To Smile

 

 

 

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Regina di cuori – Chi é Regina? – Seconda parte

In attesa che la trasmissione televisiva inizi, Regina e sua nonna si intrattengono giocando a carte. La nonna è veramente brava, Regina riesce a batterla solo se la nonna glielo permette. “Scopa, rubamazzetto, asso piglia tutto e briscola” i giochi preferiti.

“Signori e Signori benvenuti, diamo inizio alla nuova edizione del Festival di Sanremo”.

Regina e sua nonna sono in prima fila davanti alla tv, in attesa della presentazione delle nuove canzoni, che avrebbero invaso le radio nei giorni successivi. Regina è addetta alla registrazione furtiva. Il mangianastri con cassetta vergine inserita e “Rec”. Non potevano comprare le cassette originali, e quindi da buone napoletane tentano di arrangiarsi.

La nonna adora Pippo Baudo, Regina è  affascinata dai vestiti e dalle vallette di turno che affiancano il presentatore.

“Nonna, guarda che bei vestiti, un giorno anche io andrò a Sanremo, scenderò quelle scale, Pippo mi attenderà alla fine porgendomi la mano per aiutarmi, ed io indosserò splendidi abiti di Valentino e di Armani, sarò bellissima.. ( imitando i personaggi in Tv, con una scopa come microfono e il plaid messo sulle spalle)..Presentano il brano “Felicità” Albano e Romina”…applausi applausi…poi guarda la nonna ed entrambe ridono..

Nonna:“Piccire non si sa mai tutto può succedere, ma voglio venire anche io”.

“E certo nonna, treno prima classe e albergo con camera gigante”.

Gli anni sono passati, i cantanti, i presentatori, ma Regina e la nonna sempre in prima fila aspettano Sanremo e le novità musicali. 

La nonna ormai anziana , si ammala per un problema al cuore e prima di lasciare la vita terrena: “Quando vai a Sanremo portami con te”, e consegna a Regina, raccontandole la storia, il suo prezioso orologio da taschino.

Regina è una donna ormai e non ha mai dimenticato la nonna e il suo desiderio. Ha sempre con se l’orologio da taschino.

To be continued

Don’t forget to smile

Raf

 

 

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Regina di cuori – Chi è Regina? – Parte prima

“Era un giorno di febbraio del 1945. L’inverno era freddo, il vento spaccava la faccia. Giuseppe indossava la sua divisa. La corriera sarebbe partita di li a poco. Altri erano li, l’Italia chiedeva il supporto dei propri ragazzi per riappropriarsi della libertà perduta. Regina arrivò con il fiatone, ed un fagotto di stoffa pieno di cose buone da mangiare ed un paio di camice confezionate da lei stessa, Regina era una brava sarta aveva imparato il mestiere per necessità.

Il tempo di qualche sorriso, di qualche sguardo, poi il comandante esortò tutti a salire, bisognava partire per il fronte.

Mi raccomando stai attento a piccirell ten bisogn e te“, Regina disse preoccupata.

“Stai serena, tieni, prendi questo, così saprai sempre quanto tempo passa per il mio ritorno a casa”, Giuseppe poggiò sul palmo della mano di Regina un orologio da taschino dorato.

“Tu sei la mia Regina, il mio cuore è tuo, da te devo tornare”.

Mentre Giuseppe si allontanava, le lacrime di Regina iniziarono a solcare il suo viso. Teneva stretto tra le mani quell’orologio il cui ticchettio scandiva il tempo e il battito agitato del suo cuore, nel retro di quell’orologio era incisa una figura di donna, una Regina di cuori”.

“Ma poi è tornato a casa Giuseppe?”, grida un bambino.

“Ma Giuseppe è morto?” chiede un altro.

“L’Italia era stata liberata dai cattivi, e Regina era orgogliosa di suo marito, sapeva che anche Giuseppe aveva contribuito alla grande vittoria. Purtroppo Giuseppe non tornò mai più da quel lungo viaggio, la guerra lo aveva allontanato per sempre dalla sua famiglia. Regina non lo dimenticò mai e quando qualche volta si sentiva sola, prendeva l’orologio, lo avvicinava all’ orecchio e il ticchiettio le riempiva il cuore di amore.”

“Che bella storia però è triste!”, esclamò una bimba.

“Bambini guardate qua”, e Regina mostrò loro l’orologio con l’incisione della Regina di Cuori sul retro.

“Ma è una storia vera?”.

Regina risponde con un sorriso: “Giuseppe era mio nonno e regina di cui porto il nome era la mia adorata nonna, mi ha lasciato il suo orologio e mi ha chiesto di custodirlo per sempre.”

I volti dei bambini hanno una capacità di espressione che un bravo attore avrebbe difficoltà ad imitare. Tutti sorpresi ed incuriositi dall’orologio. Una bambina lo avvicina all’orecchio per sentirne il rumore e poi con gli occhi sgranati e l’entusiasmo che solo i bambini hanno dice: “E’ vero c’è il ticchettio!”

I bambini ritornano a casa entusiasti, salutano Regina e non vedono l’ora di ritornare la settimana successiva per ascoltare una nuova storia.

Regina è una giovane donna napoletana, non ha mai finito gli studi, il sostentamento della famiglia ha sempre avuto la priorità, e fin da giovanissima ha sempre trovato lavoretti, qua e la che le facessero guadagnare qualche soldino; l’hostess per i convegni, pulizie delle scale di qualche condominio, di tanto intanto parcheggiatrice, carico e scarico merci in un grosso supermercato, fino a quando ha trovato un lavoro fisso: la commessa in un negozio di libri. Il negozio ha uno spazio dedicato ai libri per bambini, ed il sabato e la domenica 1 ora al mattino ed 1 ora il pomeriggio regina intrattiene i bimbi leggendo o raccontando storie. E’ una persona solare, gioiosa, con tante passioni e tanti sogni nel cuore da realizzare.

Da piccola condivideva la gran parte del suo tempo con la nonna. Nonna Regina era una brava sarta, che spesso tentava di insegnarle qualche trucco del mestiere, ma invano. Invece altre passioni nonna Regina le lasciò in eredità: la passione per la lettura, per le carte da gioco e per il Festival di Sanremo.

To Be continued

Don’t forget to Smile

Raf

 

 

 

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Regina di cuori

L’atmosfera è quella di un thriller…Il lampadario penzola al centro del tavolo, la luce fioca, illumina a mala pena la stanza, troppo grande.

Si gioca l’ultima mano, mentre il mazziere mescola continuamente le carte, i respiri si fanno più intensi, i battiti del cuore scandiscono il tempo. I piedi nascosti sotto il tavolo si muovono come se seguissero una musica.

Le carte intanto scivolano sul tappeto verde, prima una, poi l’altra e ancora e ancora e l’ultima.

La finale di un importante torneo di poker sta per avere inizio.

Quattro i giocatori. Il primo molto robusto, diciamo che non gli è mai mancato da mangiare, una giacca grigia una camicia azzurra, cravatta blu che nasconde i bottoni nella parte dello sterno, bottoni, che non sostengono il respiro dell’uomo, lasciando intravedere piccole parti di pelle. Nella mano destra una sigaretta spenta, Marlboro rossa, la sinistra appoggiata sul pacchetto riposto sul tavolo, un Rolex in evidenza sul polso.

Davanti a lui tante fiches. Continua a leggere

SPRING DREAMS – THE END

Facendo capolino da un albero, un uomo forse quarantenne, scuro, occhi meravigliosamente luminosi, mi fa cenno di seguirlo.

Senza esitare lo seguo. Mi sono detta “Raffa tu sei matta, ma ti pare normale che un tizio qualsiasi, in un posto qualsiasi, in mezzo al niente ti fa un cenno e tu gli vai dietro? Ti rendi conto che non va bene?”.

Ma in fondo cosa c’era di normale?

Mentre l’uomo mi guida chissà dove, lo studio attentamente.

E’ alto, ha delle spalle vigorose, indossa dei pantaloni scuri, una camicia bianca che gli copre i fianchi, non indossa scarpe. Mi soffermo sulle sue mani, affusolate, come di un pianista. Sono curiosa di vedere il suo volto ma non si volta.

Camminiamo a lungo.

Quel posto sembrava il paradiso.

Magari sono morta con infarto sul divano di Anto ed ora questo tizio mi condurrà da qualche parte per espiare i miei peccati, potrebbe un tizio tipo Caronte o essere un angelo”.

Nel mentre un ramo mi si conficca nel piede, un urlo di dolore inevitabile.

Quel grido di dolore distrae l’uomo che si ferma senza voltarsi per qualche secondo,  poi corre verso di me.

Il suo sguardo accigliato, è bellissimo, ma sono spaventata.

Si avvicina, mi indica con dei cenni di togliere le mani dal piede, non emette un fiato. Scruta con occhio attento la pianta del mio piede, estrae la scheggia e poi porta il piede alla bocca aspirando con le labbra e poi voltandosi sputa le schegge più piccole.

Il mio viso in fiamme, ma non mi oppongo a nulla, non ne ho la forza. Riesco solo a stare immobile e ad osservare i gesti di quell’uomo sconosciuto, che con un sorriso, che mi arriva nello stomaco, mi fa cenno di proseguire tendendomi la mano.

Inebetita, il mio cuore a mille.

“Allora sono morta, forse questo è il mio paradiso e lui è il mio premio per aver saputo attendere”..

Penso a tante stupidaggini che inevitabilmente, nasce un sorriso.

L’uomo continua a tenermi la mano. Ora sembra di conoscerlo da sempre.

Lì intorno la vegetazione è straordinaria, gli alberi sono così imponenti, la natura dimostra in pieno la sua maestosità. Tutto questo è appagante. Un percorso fatto da una piccola stradina in salita conduce ad un altare fatto di legno.

“Che cos’ è questo posto?”, ma nessuna risposta solo uno sguardo come se io potessi leggergli nel pensiero.

“Ma chi sei? Continuo a domandargli. Non mi ha mai più lasciato la mano, e la stretta è forte, sicura. Mi sento protetta.

Mi sento una stupida. Sono presa inevitabilmente, irreparabilmente da questo sconosciuto.

Tutto così assurdo. Ma mi piace.

Non so per quanto tempo ancora camminiamo, senza mai dirci una parola…

Usciamo dal bosco per ritrovarci in una cittadina, antica, non ho la più pallida idea di dove sia collocato questo posto. Attraversiamo una lunga strada fatta di mattoncini, imbocchiamo stradine, saliamo e scendiamo gradini.

Questo posto è adorabile, ma ho sete e sono stanca. Poi arriviamo in una piazza con una chiesa.

Tutto questo non ha senso, ma mi sento a casa.

L’uomo si volta verso di me, i suoi occhi sembrano vedere oltre, e questo mi imbarazza, poi con un gesto della mano mi mostra dove guardare.

E i miei occhi vedono l’infinito.

Mi soffermo per qualche istante, l’uomo allenta la presa della mia mano, ma non lo lascio andare, stringo più forte e lui desiste.

Gli dico: “Grazie”. Lui mi risponde con uno dei suoi sorrisi diretti allo stomaco.

Il mio viso si ritrova tra le sue mani. Con una carezza sposta i miei capelli dal viso.

Il mio cuore sta per uscire dal petto. E’ assurdo lo so, ma meraviglioso. Sento anche il suo cuore attraverso le sue mani sulle mie guancia.

Una voce in lontananza…. “Raffa, il bagno è libero”!

Non capisco.

“Raffa dai altrimenti facciamo tardi per la cena”!

Il mio principe si dissolve nel sole, il suo sorriso è l’ultimo ad andare via..

“Allora ci sei?”

Apro gli occhi e Anto è lì, ad attendere il mio risveglio.

“Ohi ma che hai nei capelli? Sei stata in giardino?

Metto la mano nei capelli e ritrovo qualche ciuffo di erba, allora il mio sguardo va sui piedi, non indosso le scarpe.

Anto mi guarda incuriosita: “Sembra che hai visto un fantasma?”

No, solo lui”.

“Eh?”

“Nulla”!

Iniziamo a ridere come sempre e mi distrae la mia valigia aperta…..il vestito di cenerentola è lì.

Raf

Don’t forget to smile

 

 

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SPRING DREAMS

Quando il sole inizia a prendere prepotentemente possesso del cielo azzurro, quando l’aria diventa frizzante ed i profumi della natura ti penetrano nel sangue, ti prende la voglia di liberarti dai vestiti ingombranti che non permettono al tuo corpo di “respirare”, vuol dire che la primavera è arrivata.

Almeno per me è così.

Via i maglioni, via scafandri imbottiti, sciarpe, guanti, via gli stivali, via colori scuri che rendono l’inverno ancora più pesante: via! E’ il momento di partire.

La primavera ha degli effetti pazzeschi. Il mio corpo si risveglia da un lungo letargo e avverto costantemente il desiderio di uscire, esplorare, vedere. Allora perché non accontentare e seguire il mio istinto.

È ora di partire.

Meta prescelta Umbria. Dopo 1 anno rivedo Anto.

Sabato mattina, valigia pronta, si parte.

Decido di prendere un autobus che arriva direttamente a Perugia, voglio godermi ogni istante e vedere tutto.

Tiburtina – Perugia circa due ore.

Il viaggio è piacevole, il sorriso del sole attraversa il vetro del finestrino dell’autobus e bacia il mio volto. La musica anni 80’, che mi ha caricato gentilmente il mio capo nell’ipod, accompagna il susseguirsi dei paesaggi durante il percorso.

I miei occhi sono incantati dalla bellezza di quelle immagini che scorrono come diapositive, una dietro l’altra.

Arrivata a Perugia mi accoglie l’abbraccio sincero di Anto che mi conduce alla sua macchina.

Abbiamo tante cose da raccontarci.

Un anno, ma sembra ieri.

Esperta di quei luoghi, mi illustra il programma della visita. Ha organizzato tutto nei minimi particolari.

Perugia è incantevole. Adoro i vicoletti in cui perdermi. Quel profumo profondo di antico, di storia, che si respira in ogni dove, lo si percepisce nell’aria e lo si vede su ogni portone di legno massiccio, su ogni mattone incastonato nel muro, ad ogni passo sulla strada. La cattedrale maestosa governa la piazza e guida sul viale centrale.

Mentre Anto mi racconta qualche aneddoto, arriviamo in una stradina.

“Questa è la strada degli artisti, via della viola”.

Adoro questo posto, a destra e a sinistra piccole botteghe di artigiani, che lavorano la ceramica, le stoffe, la cartapesta. Tutta la stradina è decorata con pezzi d’arte. Dipinti e quadri sui muri, o piccoli pupazzi sospesi nell’aria. Cerco di immagazzinare il più possibile.

Il sole inizia a raffreddarsi, sta per lasciare il posto alla luna, per noi è l’ora di una tisana con biscotti.

Anto ha sempre uno splendido sorriso, ha un’energia pazzesca come quando eravamo a scuola.

“Allora come va? Come procede la vita a Roma?”

In breve le faccio una sintesi delle mie giornate, dei miei amici, dei miei progetti.

Inevitabilmente si finisce a parlare di uomini.

Scoppiamo entrambe in una risata liberatoria. Ci raccontiamo le nostre esperienze, sappiamo esattamente cosa vogliamo e l’idea di accontentarsi non ci appartiene.

“e come dice mia madre…resterai zitella ti devi trovare uno che ti fa compagnia”.

Una enorme risata rimbomba in casa.

“Io vado a farmi una doccia, tu fai quello che ti pare sei a casa tua”.

In attesa di uscire per la cena, decido di mettermi sul divano, non riesco a togliere neanche le scarpe che, i miei occhi si chiudono, come se colpiti dalla pesantezza e bellezza delle emozioni vissute fino a quel momento.

“Il mio respiro è lento, delicato, scandito dal battito del cuore… lo sento.

Nelle mie narici un profumo di terra, di erba fresca tagliata. Un leggero solletico sull’occhio destro, mi stuzzica. Porto la mano al viso per strofinarmi e mi ritrovo tra le dita una coccinella che mi guarda intimorita. Cerco di non farle del male appoggiandola su un rametto.

Un rametto?

Mi guardo intorno. Alberi maestosi, che intrecciano i loro rami, il sole fa capolino tra le fitte foglie.

Sono sdraiata. In un parco? In un bosco?

Non lo so. Ho un vestito che sembra quello delle principesse delle favole. Il mio cuore inizia a farsi sentire in maniera più insistente. Credo che sia spaventato.

Non ho le scarpe.

Cerco di respirare a pieni polmoni alzandomi da quel letto di foglie ed Humus ed inizio a camminare.

Nonostante non riesca a capire cosa stia succedendo non ho paura. Mi guardo intorno cercando Anto, o qualcosa di familiare ma nulla, la natura mi circonda.

Inizio a muovermi.

Il mio sguardo si perde nei riflessi del sole tra le foglie, il mio udito volto ad ascoltare il canto degli uccelli, i miei occhi piacevolmente impressionati dai giochi di luce creati dal sole su alcune pietre.

Poi qualcosa mi distrae. Un’ ombra.

Si nasconde dietro un albero, riesco a vedere soltanto una spalla, quella destra, mi sembra un uomo.

Hey ciao!” ma nessuna risposta al mio saluto.

Si sposta dietro un altro albero

Mi sento una stupida ma gli parlo:” Ciao io sono Raffaela, per favore mi sai dire dove siamo”.

Come se fosse una cosa normale, ritrovarsi in mezzo alla natura con indosso il vestito di cenerentola, invece che sul divano della tua amica.

La mia domanda non riceve risposta.

Provo ad avvicinarmi e allora si palesa.

Raf

Don’t forget to smile

 

TO BE CONTINUED…