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The wish bracelet – Seconda parte

Lo sentivo, era ancora sul mio viso, il tepore del sorriso del sole, ed intanto, per i miei occhi scorreva una pellicola di un film già visto, un pezzo di una mia vita passata.. quel film andava goduto fino alla fine….mi lasciai coccolare da quel sorriso…e da quel tepore e intanto le immagini andavano….spedite.

Una circolare scolastica stabilì che da quel giorno in poi gli alunni di tutte le classi, avrebbero dovuto attendere nell’atrio la campanella della prima ora, affinché non si entrasse in classe prima delle maestre e rimanere quindi senza sorveglianza a bighellonare fra i banchi. Dalle 8.00 alle 8.30 tutte le mattine eravamo tutti nell’atrio, sapevo che avrei potuto sfruttare quella occasione….certo, attesi il giusto momento, ed il coraggio che si impossessasse di me…

Quel momento arrivo’.

Una mattina, l’orologio sulla parete della postazione del bidello Ciro, segnava le ore 8.23. Quelle lancette giganti erano ipnotizzanti.Qualcuno dal fondo gridò: “Forza bimbi in fila per due”. 

Una massa di ragazzini , come ogni mattina iniziò a muoversi come da indicazioni. Quella mattina qualcosa mi suggerì che era il momento giusto. Anto ed io ci muovemmo per metterci in fila e con la coda dell’occhio vidi un’ombra che da dietro, con uno scatto raggiunse la nostra postazione.

Uh porca vacca, pensai.

In men che non si dica Lui era dietro di noi: “Ciao”, mi disse “Ciao” risposi e continuai presa da un folle attimo di coraggio: “Ma tu ne hai di questi? “ e gli mostrai il polso con i braccialetti che avevo fatto e lui con sguardo curioso ed interessato mi disse:

“No perché?”

era la mia occasione, frugai nelle tasche del grembiule dove da giorni erano custoditi i braccialetti che avevo assemblato con il supporto della nonna e ne presi un paio, gli diedi la possibilità di scegliere il colore preferito e poi dissi : “Aspetta te lo lego io, devi esprimere 3 desideri che si realizzeranno quando il braccialetto si romperà o se te lo farai strappare dalla persona che ti piace”. L’ho detto , pensai, l’ho detto… e tutto in un fiato, ero fiera di me ed intanto ero intenta a fare il nodo a quel braccialetto di cotone che avrebbe dovuto realizzare anche i miei di desideri. Suonò la campanella, lui mi sorrise ed in fila per due percorremmo le due rampe di scale più lunghe di sempre. Lui era sempre dietro di me, ridevamo ci punzecchiavamo, Anto ed io …i nostri sguardi erano chiacchieroni…

Tutti in classe, Anto ed io non smettevamo di distrarci fino a quando, finalmente, la campanella dell’intervallo suonò. La solita passerella per andare al bagno, ed eccolo con il suo sorriso meraviglioso che mi fa un cenno alzando il polso per mostrare il braccialetto…come per dire…” Eccolo sta qui”..woow il mio cuore pompava che pensavo si sentisse anche fuori di me, che sciocca.

Dopo quel giorno iniziarono ad accadere delle cose strane…non proprio strane, insomma piacevoli ma strane.

Iniziarono ad arrivarmi in classe dei bigliettini. Il primo mi fu consegnato da Antonella che le era stato dato da una bambina della seconda A, alla quale era stato dato da un bambino della seconda B, ma non ne riuscimmo a capire l’origine.

“Sei bellissima”.

 Arrossì nel leggerlo. Iniziò la caccia all’uomo. Inutile dire che speravo tanto fosse Lui. Quando chiedevo in giro per tentare di capire chi fosse l’autore di quei bigliettini, mi accorsi che c’era un’omertà da fare invidia ai protagonisti dei film del Padrino parte uno due e tre. Ma questo non mi scoraggiò. Intanto approfondivo la mia amicizia con Lui che mi sorrideva tutte le mattine e correva per salire le scale dietro di me, ma non riuscì a capire se fosse l’autore di quei bigliettini. 

Trascorsero un paio di settimane, Lui ed io eravamo ormai amici. Ci aspettavamo la mattina per entrare insieme, ci vedevamo durante l’intervallo, ci aspettavamo all’uscita dove ci intrattenevamo qualche minuto prima di tornare a casa. Mi piaceva, mi piaceva proprio.

Una sera prima di addormentarmi, una fuga di pensieri incasinava il mio cervello. Cosa avrei potuto fare per farglielo capire, quale stratagemma avrei potuto organizzare, cosa avrei potuto dirgli,  Forse posso scrivergli un bigliettino e metterglielo nella tasca del grembiule, forse posso prendergli il diario e scrivere qualcosa di carino…. 

Mi arrovellai in una notte di pensieri assurdi, e strategie inutili, e poi c’erano i bigliettini.

“Mi fai vedere il tuo braccialetto” gli chiesi mentre si parlava di qualche cavolata e lui sollevo’ il polso:

“Un po’ sfilacciato, te lo strappo?” lui mi sorrise, sapeva bene che se avesse acconsentito avrebbe confermato che gli piacevo, in qualche modo si sarebbe “compromesso”, mi disse: “Vai”.

Gli sorrisi e senza esitare con uno strappo deciso staccai il bracciale dal polso e dissi: “Ora i tuoi desideri si realizzeranno”, feci per restituirgli il bracciale e lui mi chiese di custodirlo che un giorno me l’avrebbe chiesto.

Ero felice, quel braccialetto, in quel momento per me, era il dono più prezioso che avessi mai potuto ricevere, insieme ad un altro bigliettino tutto colorato con i pastelli a cera con su scritto:

“Ti voglio bene”

 

To be continued

Raf

Don’t forget to Smile

 

 

 

 

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The wish bracelet – Ultima parte

“Ti voglio bene”.

Le tre parole piu’ dolci di sempre, ma chi era l’autore. Ero anche in imbarazzo perché Lui non sapeva di questi bigliettini furtivi che mi arrivavano di tanto intanto, e mi sentivo come se in qualche modo lo stessi tradendo, anche se non era così. In fondo noi eravamo solo amici.

Quel giorno le maestre ci congedarono augurandoci Buona Pasqua, ed io Lui e Anto ci trattenemmo un po’ di più all’uscita di scuola. La giornata era meravigliosa, il tepore primaverile ci permise di stare senza giacche. Dopo qualche chiacchiera veloce, Anto ci salutò lasciandoci soli.

 

Un pallone raggiunse la mia schiena, dandomi uno scossone, mi voltai restituì il pallone, mi appoggiai nuovamente sul lato sinistro, poggiando la mano sotto la guancia a mo’ di cuscino…ed il mio film riprese….

 

Non era mai capitato che fossimo rimasti proprio soli soli, o c’era Antonella, o altri bambini intorno a fare confusione. Ma quella volta eravamo proprio soli soli, forse erano passate le 13.3o. Eravamo noi due ed il sole e di salutarci proprio non ne avevamo voglia. Stavamo lì sul muretto dell’ingresso della scuola a chiacchierare e a fermare il tempo, fino a quando Lui mise una mano in tasca e di getto mi diede una busta contenente una lettera ed un oggetto. Arrosiì e chiesi cosa fosse, ma non mi rispose, mi diede un bacio sulla guancia e mi disse:

“Apri”.

Porca miseria era emozionatissima. Una lettera…riconoscevo quella scrittura…lo sapevo me lo sentivo che lo sconosciuto dei bigliettini era proprio lui….Insieme alla lettera c’era un oggetto. Era una spilla con la forma di un cuore con le ali dei colori dell’arcobaleno. Gli sorrisi e lessi la lettera:

“Mi piaci tanto, ti voglio bene, scusa se mi sono sempre nascosto, questo cuore con le ali è quello che sento  per te”

Lessi non una volta quelle parole scritte con la penna blu, fuori dalle righe del foglio strappato di un quadernone.

Allora lo feci, indossai quella spilla sul grembiule dalla parte del cuore e conservai la lettera mettendola nel diario. Gli chiesi di strappare il braccialetto che avevo sul polso, che di rompersi non ne aveva intenzione, ma con uno strappo netto venne via. “Tienilo tu” gli dissi. Lui sorrise e con lo sguardo basso, e intimidito mi disse:

“Ma quindi ora stiamo insieme? senza pensarci risposi : “Che ne so, bho tu che dici?” e presi totalmente dall’imbarazzo iniziammo a ridere, felici.

“Bimbi che fate ancora qui, forza andate a casa che si è fatto tardi”, la voce del bidello Ciro interruppe il nostro idillio.

Allora Luigi mi disse: “Dai ti accompagno fino alle strisce pedonali”  e mi prese la mano. Ero felice, il braccialetto aveva funzionato, e lungo il tragitto Lui mi disse: “Grazie per il braccialetto, devi farmene un altro ho altri desideri da esprimere”. 

“Quindi qualcuno lo hai realizzato? Chiesi incuriosita.

“Si uno lo tengo per mano” ero la bambina più felice del mondo…attraversai la strada ci salutammo, e lungo il marciapiede mi voltai per guardarlo e mi accorsi che Lui mi guardava…sollevai la mano per salutarlo ancora e gli urlai:

“Ci vediamo domani ai giardini della chiesa” e lui urlando allo stesso modo mi rispose di si.

Ero felicemente, incondizionatamente persa per quel bambino dal sorriso meraviglioso….

Il sole aveva cambiato colore, il suoi raggi avevano iniziato a raffreddarsi, l’aria diventava frizzantina. Aperti gli occhi, sollevai la schiena, restando seduta, ripensai a quel periodo e a cosa stesse facendo Luigi in quel momento…e come si fosse evoluta la sua vita…pensai a quel sorriso….

Lasciato il parco con una breve passeggiata mi diressi a casa di Simona per una cena con gli amici del gruppo “No +1″…Dopo sorrisi e svariate chiacchiere ed i commenti sul fantastico cibo preparato da Simo, successe qualcosa che mi lasciò senza parole.

Alessandra con il suo sorriso contagioso mi disse:

“Raffa finalmente ho ripreso a leggerti e questo è per te”,

mi legò al polso il braccialetto dell’amicizia, non era quello di cotone, ma fatto con le perline… anche lei sapeva del braccialetto, anche lei come me probabilmente aveva una storia da raccontare grazie a quell’oggetto, chissà da chi lo aveva ricevuto, o se lo aveva comprato, o se l’aveva trovato in qualche scatola  dei ricordi…. sarebbe stato interessante scoprirlo,

 

ad ogni modo quel gesto mi riempì il cuore di gioia e mi catapultò nuovamente in quella vita passata e a quel sorriso del mio Lui, che mi aveva messo le ali al cuore.

 

Don’t forget to smile 

Raf